08/05/2021, 09.47
RUSSIA
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Mosca rivendica la Vittoria sui nazisti. Il patriarca ricorda san Giorgio

di Vladimir Rozanskij

Domani la Russia ricorda la conquista di Berlino, che pose fine alla Seconda guerra mondiale. Kirill: I santi “si opposero misticamente all’invasore”. Presentata alla Duma una legge che proibisce di negare il “ruolo decisivo” dell’Urss nella vittoria sulla Germania nazista. Prevista multa fino a 5 milioni di rubli e condanna ai lavori forzati fino a 5 anni. Lo storico Oleg Budnitskij: “In questo modo le polemiche scientifiche verranno equiparate ai delitti penali”. Un culto pagano per la vittoria.

Mosca (AsiaNews) – Domani 9 maggio, la Russia ricorda la conquista di Berlino, che pose fine alla Seconda guerra mondiale. Alla vigilia dei festeggiamenti, il patriarca di Mosca Kirill (Gundjaev) ha voluto osservare, che la guerra con i nazisti “fu segnata da due date profetiche: il 22 giugno, quando i tedeschi invasero la Russia nel 1941, era la domenica della festa di ‘Tutti i santi che hanno illuminato la terra russa’, che si opposero misticamente all’invasore. E mentre molti festeggiano la fine della guerra l’8 maggio, il giorno della Vittoria per noi è il 9 maggio, memoria di S. Giorgio martire, protettore delle armate russe… Anche il nostro maresciallo Žukov, che entrò a Berlino alla testa dell’esercito sovietico, si chiamava Giorgio”. Il patriarca ha concluso il suo intervento osservando che “dietro le nostre spalle sta una grande storia, grandi prodigi e stupefacenti coincidenze, e solo un cieco potrebbe non vedere in tutto questo un reale sistema nel quale il principio spirituale, indubbiamente, si è manifestato nella nostra vicenda storica”.

Per evitare questa “cecità”, o forse una di tipo politico, il 6 maggio un gruppo di deputati di Russia Unita insieme al senatore Aleksej Puškov, ha presentato alla Duma un progetto di legge che proibisce di negare il “ruolo decisivo” dell’Urss nella vittoria sulla Germania nazista. Una legge già esistente, ha nome Sul riconoscimento perenne della Vittoria del popolo sovietico nella Grande Guerra patriottica degli anni 1941-1945. In essa verrà inserito un nuovo articolo, che vieta “di paragonare pubblicamente gli scopi, le decisioni e le azioni della dirigenza dell’Urss e delle sue forze armate, con gli scopi, le decisioni e le azioni della Germania nazista e dei paesi dell’Asse”.

E’ inoltre “vietato di negare il ruolo decisivo del popolo sovietico nella sconfitta della Germania nazista, e la missione umanitaria dell’Unione Sovietica nella liberazione dei Paesi dell’Europa”. Tali paragoni e negazioni verrebbero continuamente riproposti da varie pubblicazioni in patria e all’estero, e gli iniziatori della proposta spiegano che “la nostra posizione di principio è quella di contrapporre una blindatura [zaslon – termine militare] legislativa alle offese evidenti all’indirizzo dei nostri nonni e bisnonni, alle speculazioni meschine sulla nostra Vittoria, e non permettere di accumulare capitali politici a spese dei nostri avi, conservando in questo uno spazio per le ricerche storiche, per le discussioni scientifiche, comprese le discussioni su determinate azioni e comportamenti di singole persone”. Il divieto si estende alle offese ai veterani della guerra (misura già comminata ad Aleksej Naval’nyj) e alla negazione delle conclusioni del processo di Norimberga, e verrà applicato agli interventi pubblici, alle opere dedicate all’argomento, ai mezzi d’informazione e a ogni piattaforma internet. Chi non lo rispetterà, andrà incontro a pesanti sanzioni, una multa fino a 5 milioni di rubli e perfino la condanna ai lavori forzati fino a 5 anni.

Gli interventi dei deputati a favore di misure sempre più rigorose per difendere la “gloria sovietica” si ripetono ormai da un paio d’anni, con l’esplicito appoggio del presidente Vladimir Putin, che ha sempre raccomandato di operare “con accuratezza” su questi argomenti. Del resto, Putin ha più volte ripetuto nei suoi interventi che non è ammissibile deformare la memoria storica sugli anni della guerra e sul ruolo dell’Urss, vero bastione ideologico della sua stessa azione politica. Egli tende a mostrare la continuità della Russia di oggi con quella sovietica, e con tutte le altre versioni del passato. In particolare Putin ha condannato con parole di fuoco, come “colossale idiozia”, l’associazione di Stalin con Hitler nello svolgimento della guerra mondiale.

Come esempio di “giudizio storico offensivo”, la deputata Elena Jampolskaja, una degli iniziatori della legge, ha citato una frase di un recente libro, senza citarne l’autore, secondo cui “ai polacchi sono toccate diverse disgrazie: violenze e uccisioni, prima da parte dei nazisti, e poi dai soldati sovietici”. La frase appartiene all’irriverente libro del blogger americano Mark Manson, dal titolo La sottile arte di fare quel c***o che ti pare, pubblicato nel 2016 e diffuso in tutto il mondo, Russia compresa, come “manuale di auto-soddisfazione”. Non pare in realtà un’opera storica degna di critiche e revisioni, e i deputati non hanno portato esempi di livello accademico, né a favore né contro, sul periodo “sacro” che intendono difendere.

Uno dei più eminenti storici russi, Oleg Budnitskij, ha commentato le misure proposte dicendo che “in questo modo le polemiche scientifiche verranno equiparate ai delitti penali; al di là dell’ovvia condanna dei crimini nazisti, gli storici non sono d’accordo su molti argomenti riguardo al periodo bellico e ai suoi protagonisti”.

Un’altra storica, Tamara Eidelman, ha ribadito: “Ho sempre detto che il patto Molotov-Ribbentrop fu una criminale vergogna della diplomazia sovietica, e così continuerò a ripetere”.  Altri autorevoli commentatori vedono nella fissazione di Putin e dei suoi deputati l’espressione di un “culto pagano della Vittoria”, un concetto fondamentale dell’ideologia putiniana.

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