09/08/2008, 00.00
MYANMAR - ASIA
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L’Asia ricorda la repressione dell’8.8.1988 in Myanmar

di Melani Manel Perera
In Myanmar migliaia di soldati per le strade e davanti ai monasteri buddisti, per timore di una popolazione pur fiaccata da decenni di repressione e di fame. Proteste a Bangkok e Manila. La solidarietà di Colombo.

Colombo (AsiaNews) – Calma tesa nelle principali città del Myanmar ieri, anniversario del massacro compiuto dalla giunta militare l’8 agosto 1988. Ma grandi manifestazioni di solidarietà per le vittime e la popolazione birmana sono avvenute in vari altri Paesi.

A Yangoon centinaia di soldati hanno pattugliato le strade per l’intero giorno, mentre altri aspettano su furgoni pronti a intervenire ovunque. Sotto stretto controllo anche i monasteri buddisti, cardine delle proteste pro-democrazia esplose nel 2007. Fuori dell’abitazione di Aung San Suu Kiy, da anni sotto arresti domiciliari, stazionano più uomini e mezzi del solito.

La massiccia presenza militare è l’unico segno dell’anniversario della dura repressione contro le proteste di piazza innescate dagli studenti, che ha ucciso oltre 3mila persone e segnato l’inizio di una dittatura ancora più opprimente. Non ci sono commemorazioni, sia per timore di violenza dei militari, sia perché quasi tutti i leader democratici sono detenuti o in esilio, sia perché il Paese ancora si dibatte per sopravvivere dopo che il ciclone Nargis ha ucciso almeno 130mila persone a maggio e distrutto l’economia di intere zone.

Ma le proteste sono state numerose in altri Paesi. A Bangkok attivisti hanno dimostrato davanti all’ambasciata della Cina, accusandola di sostenere il regime militare. Si sono poi uniti a un centinaio di dimostranti davanti all’ambasciata birmana, gridando “libertà per la Birmania, libertà per Aung San Suu Kyi” e lanciando aeroplanini di carta rossa  con scritto “Non dimenticheremo mai. Non rinunceremo. 1988”.

A Manila in circa 50 hanno dimostrato davanti al consolato cinese.

A Colombo il gruppo “Amici del terzo mondo” ha organizzato una protesta silenziosa: oltre 50 persone, tra cui molti monaci buddisti sono stati per oltre un’ora davanti l’ambasciata birmana in silenzio, mostrando cartelli per chiedere la democrazia e la liberazione di Suu Kyi e con la scritta: “Non dimentichiamo, non rinunciamo”.

Il monaco buddista birmano Sobhan Thero ha ringraziato per la manifestazione di solidarietà, cui hanno partecipato molti cattolici cingalesi, che “ci dà forza per la lotta per la democrazia del nostro Paese”.

Jehan Perera, direttore esecutivo del gruppo pro-diritti National Peace Council of Sri Lanka, ha commentato ad AsiaNews che “la lotta del popolo birmano è anche la nostra lotta”. “Vogliamo esprimere loro piena solidarietà”.

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