15/11/2006, 00.00
INDIA - CINA - TIBET
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L'India aspetta Hu Jintao, bloccati gli attivisti tibetani

di Prakash Dubey

Per evitare agitazioni durante la  visita del presidente cinese la prossima settimana, New Delhi ordina agli attivisti tibetani sul suo territorio di non muoversi da Dharamsala. Protesta del governo in esilio: provvedimento anti-democratico e contro la libertà d'espressione.

Dharamsala (AsiaNews) – Pechino e Delhi fanno affari comuni a spese dei tibetani. Dopo l'accordo fra i 2 governi sui confini contesi sin dai tempi della guerra del '62 – che prevede la "cessione" del Sikkim all'India in cambio del silenzio di quest'ultima sulle violazioni dei diritti umani in Tibet – si apre di nuovo la questione del Dalai Lama e del suo governo in esilio in territorio indiano.

In previsione della visita del presidente cinese Hu Jintao - in India dal 20 al 23 novembre - New Delhi ha "avvertito" i tibetani di non uscire da Dharamsala, la città sede della comunità in esilio, situata nello Stato settentrionale di Himachal Pradesh.

L'attivista tibetano Tenzin Tsundue riferisce di aver ricevuto il 13 novembre una lettera dal locale Ufficio di registrazione per gli stranieri con "l'ordine esplicito" di rimanere a Dharamsala fino al 25 novembre. La missiva, che intima procedimenti giudiziari, non contiene però le motivazioni di tali direttive. Secondo l'attivista, è chiaro che con questa iniziativa si vuole evitare la sua partecipazioni a possibili "agitazioni" durante la permanenza di Hu. Tsunde è nato e cresciuto in India e ricopre la carica di Segretario generale della Friends of Tibet India; in passato ha partecipato ad iniziative di protesta in occasione di alcune visite di delegazioni cinesi.

L'attivista si chiede perché una grande democrazia come l'India utilizzi questi metodi di censura verso di lui, che ha sempre "percorso la strada della protesta pacifica contro l'oppressione cinese". Lo stesso governo tibetano in esilio definisce il provvedimento contro Tsunde "non democratico". Il suo portavoce, Thupten Samphel, sottolinea che "frenare una persona, solo perché qualcosa potrebbe andare storto durante la visita di Hu Jintao potrebbe non essere una misura corretta e razionale". Egli ricorda poi alle autorità indiane che oltre a dimostrare "ospitalità e amicizia alla Cina, devono anche tenere presente il dovere di onorare la libertà d'espressione".  
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