L'Uzbekistan e i corridoi commerciali regionali da riallacciare
Intervenendo a un seminario promosso a Samarcanda dalla Banca asiatica di sviluppo il vice-ministro dei trasporti di Tashkent ha ricordato come ai tempi dell'Unione Sovietica l'Asia Centrale fosse parte di un solo Paese dove le catene logistiche funzionavano. La sfida di superare le frontiere di oggi attraverso nuove infrastrutture digitali.
Samarcanda (AsiaNews) - Il vice-ministro dei trasporti dell’Uzbekistan, Žasurbek Čoriev, ha affermato in questi giorni che “l’Asia centrale deve tornare ad utilizzare i suoi storici corridoi commerciali. Vanno risolti i problemi dei ritardi per le lunghe procedure burocratiche alle frontiere, una conseguenza del fatto che dopo la caduta dell’Urss queste strutture di transito hanno smesso di funzionare come un sistema unico, e solo ora si sta ricostruendo l’intera rete di relazioni e itinerari”.
L’Uzbekistan sta approntando soluzioni digitali nell’ambito dei trasporti per ridurre le lungaggini ai confini, accelerare il passaggio dei mezzi pesanti, e rendere tutta la logistica più efficace e sostenibile. Nei giorni scorsi si è tenuta una sessione della Banca asiatica per lo sviluppo a Samarcanda, dove il ministro Čoriev ha risposto alle domande dei moderatori e dei partecipanti sulle modalità di applicazione delle nuove misure, e su come attirare in questa direzione i nuovi investimenti.
Egli ha dunque ricordato come ai tempi dell’Unione Sovietica “eravamo un solo Paese e ci coordinavamo su ogni cosa”, e una zona industriale poteva tranquillamente lavorare a stretto contatto e con buoni risultati insieme ad aziende lontane anche 5mila chilometri. Esistevano catene di consegna e di funzionamento dell’economia, con molti corridoi geografici e strutturali a disposizione, per cui “non esistevano problemi alle frontiere, o altre barriere fisiche”.
Dall’ottenimento dell’indipendenza i cinque Paesi dell’Asia centrale hanno insistito sulla definizione e difesa dei propri confini e dei sistemi di sicurezza, rendendo molto difficoltose le relazioni commerciali. "Tutti dicevano: ora dobbiamo pensare alla sicurezza, all'indipendenza, a come rendere l'economia il più possibile autonoma rispetto agli altri, e questo ha creato un grande disagio", ha affermato Čoriev. Molte delle radici storiche delle relazioni sono state distrutte, comprese le ferrovie e i valichi di frontiera, che in precedenza erano efficienti. Ora su entrambi i lati dei confini si stanno costruendo nuove infrastrutture, in modo che ogni Paese abbia pari opportunità per ricevere e inviare merci e persone.
Parlando di digitalizzazione, Čoriev ha sottolineato che “l'attraversamento delle frontiere, sia via terra che attraverso un aeroporto, dovrebbe essere comodo e prevedibile”. Per raggiungere questo obiettivo è necessaria la condivisione di informazioni tra i servizi di frontiera, quelli doganali e altri servizi. "Se la condivisione delle informazioni esiste, se i servizi di frontiera, la dogana e tutti gli altri sanno in anticipo che cosa sta arrivando, quando arriverà, con quale rapidità il carico dovrà essere sdoganato e quali obblighi si sono assunti le parti, allora tutto dovrebbe funzionare come un ecosistema unificato", ha dichiarato il vice-ministro. "In altre parole, qualsiasi carico in arrivo in Uzbekistan dovrebbe essere più veloce. Se prima il transito richiedeva quattro giorni, ora dovrebbe richiederne due. È come in un videogioco, quando si attiva la modalità accelerata".
Alcune iniziative sono già pienamente operative, mentre altre sono in fase di implementazione. Čoriev ha anche affermato che i Paesi della regione dovrebbero condividere più attivamente tecnologie moderne ed esperienze, citando come esempi Singapore nel settore marittimo e il Giappone nelle tecnologie digitali. In un'intervista a Gazeta, il viceministro uzbeko ad interim per gli investimenti Šokhrukh Gulamov ha osservato che il conflitto in Medio Oriente sta influenzando i costi del trasporto delle merci per l'Uzbekistan, aggiungendo che il governo di Taškent sta lavorando per reindirizzarle attraverso rotte alternative, tra cui il Corridoio di Mezzo e i porti cinesi.
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