04/01/2026, 09.48
ECCLESIA IN ASIA
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La conclusione del Giubileo nelle diocesi dell'Asia

In 15mila ad Hanoi al santuario dei martiri vietnamiti al termine di un Anno Santo vissuto con più di mille pellegrinaggi. Celebrazioni anche nelle diocesi della Cina Continentale. Il card. Kikuchi alla Chiesa di Tokyo: "La fiamma della speranza non si spenga"

Milano (AsiaNews) – Anche per le diocesi dell’Asia è tempo di bilanci sul Giubileo, vissuto in comunione con la Chiesa universale. Come previsto dalla bolla di indizione di papa Francesco “Spes non confundit” domenica scorsa, nella festa della Sacra Famiglia, si sono tenute le celebrazioni conclusive nelle singole diocesi.
Degna di rilievo quella che si è tenuta ad Hanoi, la capitale vietnamita, che ha visto riunirsi presso il Centro nazionale di pellegrinaggio dedicato ai Santi Martiri Vietnamiti a Sở Kiện oltre 15mila fedeli, con 200 sacerdoti e circa 600 religiosi e seminaristi provenienti da ogni parte dell’arcidiocesi. Un video intitolato Rivivere l’Anno Santo della Speranza, ha aiutato i presenti a ripercorrere il cammino di grazia che Dio ha riversato sull’arcidiocesi nell’Anno Santo attraverso i pellegrinaggi alle sette chiese designate per il Giubileo dall’arcidiocesi in modo da offrire a ogni fedele l’opportunità di un incontro personale con Dio. In tutta l’arcidiocesi sono stati realizzati 1.062 pellegrinaggi, con circa 415.000 partecipanti complessivi.

Nella sua omelia l’arcivescovo Giuseppe Vu Van Thien ha sottolineato che il mondo di oggi è ferito da molti conflitti, violenze e divisioni, e ciò spinge i cristiani a interrogarsi su dove trovare la speranza. La risposta della Chiesa è Gesù stesso: “Dio viene – ha detto l’arcivescovo di Hanoi - perché l’uomo osi sperare in qualcosa di grande. L’uomo osa sperare perché la Chiesa afferma che Dio è fedele e ama l’umanità, nonostante i suoi peccati. L’uomo osa sperare anche perché il Figlio di Dio ha vinto la morte e ha risposto con l’amore e il perdono. L’uomo spera perché crede che lo Spirito Santo sia sempre presente, illuminando e guidando, rendendo la Chiesa salda e perseverante”.

Anche nelle diocesi della Cina continentale si sono tenute le celebrazioni di chiusura dell’Anno Santo. Il sito cattolico Xinde racconta quella avvenuta nella diocesi di Hangzhou nella provincia dello Zhejiang. A presiedere il rito è stato il vescovo Giuseppe Yang Yongqian, uno dei due presuli che nel 2023 presero parte al Sinodo in Vaticano e che nel 2024 venne poi trasferito con il consenso di papa Francesco in questa sede episcopale storicamente importante per la Chiesa in Cina. Con lui nella cattedrale dell’Immacolata Concezione erano presenti tutti i sacerdoti della diocesi, le religiose e rappresentanze dei fedeli delle varie parrocchie.

Nell’omelia, il vescovo Yang ha richiamato l’origine e il significato del Giubileo, ripercorrendo la crescita della diocesi nel corso dell’anno giubilare nella preghiera, nell’evangelizzazione, nella carità e nella comunione. Ha sottolineato che “come pellegrini di speranza, Dio ci ha concesso molte grazie e benedizioni: abbiamo imparato a fermarci, ad ascoltare i bisogni degli altri e a tendere una mano di aiuto”. Ha poi concluso: “Il vero pellegrinaggio non consiste nella distanza percorsa dai piedi, ma nel fatto che il cuore rimanga sempre rivolto a Dio. Ogni ‘pellegrino di speranza’ che oggi è qui è un testimone di Cristo nel mondo. La Messa di chiusura del Giubileo non è una fine, ma un nuovo punto di partenza nella nostra vita, che ci incoraggia a continuare ad andare avanti”.

Alla celebrazione di chiusura dell’Anno Santo tenuta nella cattedrale di Santa Maria a Tokyo il card. Tarcisio Isao Kikuchi ha fatto seguire il 1 gennaio una lettera indirizzata alla diocesi intitolata significativamente “Perché la fiamma della speranza non si spenga”. “I pellegrini della speranza non cessano di esistere con la chiusura dell’Anno Santo – scrive l’arcivescovo di Tokyo -. Finché la violenza contro la vita continuerà, la comunità ecclesiale dei pellegrini della speranza avrà la missione di testimoniare la speranza in mezzo alle tempeste di questo mondo. Perché la fiamma della speranza non si spenga, continuiamo ciascuno, nel proprio contesto, il nostro impegno”.

“Il cammino sinodale - aggiunge ancora il card. Kikuchi - è una via che testimonia la speranza. Non possiamo sapere in anticipo dove lo Spirito Santo ci condurrà. Camminare insieme come comunità sinodale, sostenendoci a vicenda e pregando insieme, è una via che ci libera dalla disperazione e genera speranza. Come i santi missionari, che con coraggio si affidarono alla guida dello Spirito Santo intraprendendo un viaggio sconosciuto, anche noi desideriamo essere una Chiesa che si affida con coraggio allo Spirito”.

 

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