06/07/2026, 08.41
ASIA CENTRALE
Invia ad un amico

La crisi della benzina russa e l'Asia Centrale

di Vladimir Rozanskij

Gli attacchi dei droni ucraini contro gli impianti petroliferi russi stanno avendo ripercussioni anche in Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan con aumento dei prezzi, carenza di carburante per aerei e crescente incertezza sulla sicurezza energetica. Mentre Mosca cerca rifornimenti dal Kazakistan che ha limitato le esportazioni per proteggere il mercato interno.

Dushanbe (AsiaNews) - Gli attacchi dei droni ucraini contro gli impianti petroliferi russi stanno esercitando una pressione crescente sul sistema di approvvigionamento di carburante della Russia; Mosca ha inasprito le restrizioni alle esportazioni, provocando ripercussioni nei Paesi limitrofi dipendenti dalle forniture di carburante, dalle raffinerie e dalle infrastrutture di transito russe. Le conseguenze sono già evidenti in tutta l'Asia centrale: aumento dei prezzi del carburante, carenza di carburante per aerei e crescente incertezza sulla sicurezza energetica.

Le interruzioni nel sistema energetico russo stanno iniziando a destabilizzare i mercati dell'Asia centrale, mandando in crisi gli automobilisti in Kirghizistan. Azat, un tassista intervistato da Radio Azattyk, ha affermato che l'aumento dei costi del carburante sta riducendo significativamente i suoi guadagni giornalieri: “Onestamente, la situazione sta diventando davvero difficile, riusciamo a malapena ad arrivare a fine mese. Il prezzo del Gpl è salito a 45 som (circa 73 centesimi di dollaro) al litro. Un viaggio prima costava circa 1.200 som, ora ne costa 1.700. La città è costantemente intasata dal traffico. A volte non riusciamo nemmeno a coprire le spese e finiamo per indebitarci”.

Il vice-premier del Kirghizistan, Danijar Amangeldiev, ha dichiarato ai giornalisti che l'aumento dei prezzi del carburante era inevitabile, a causa dell'instabilità geopolitica globale: “C'è la possibilità di aumentare i prezzi gradualmente, di un som ogni due settimane, piuttosto che drasticamente, e se i prezzi globali diminuiranno, l'Agenzia per la regolamentazione dei monopoli collaborerà con gli importatori di carburante, e cercherà di abbassarli”.

Il Tagikistan è forse il Paese più vulnerabile: secondo il Servizio anti-monopolio, l'84% dei prodotti petroliferi importati nel Paese proviene dalla Russia, e i consumatori ne stanno già risentendo gli effetti, con grandi aumenti dei prezzi della benzina e del gasolio. Abdudžabbor, un tassista di Khudžand, ha raccontato che “il gasolio costava 9 somoni e 60 diram (circa 1,50 dollari) al litro, e ora viene venduto a 13 somoni e 50 diram”. Le autorità tagike hanno ripetutamente attribuito l'aumento dei prezzi dei carburanti a “fattori esterni”, senza nominare direttamente la Russia. Anche la politica interna ha contribuito alla pressione: il governo tagico ha introdotto una nuova tassa ambientale di 30 euro per tonnellata di benzina e gasolio importati, aumentando ulteriormente i costi in un mercato già sotto pressione.

Le interruzioni hanno colpito anche l'Uzbekistan, dove la carenza di carburante ha già iniziato a influenzare gli orari dei voli. Uzbekistan Airways ha recentemente annunciato la cancellazione di diversi voli per la Russia, a dimostrazione di come i problemi del sistema di approvvigionamento di carburante russo si stiano diffondendo in tutta la regione. L'economista uzbeko Otabek Bakirov ha collegato direttamente la pressione alla crescente dipendenza dalle importazioni energetiche russe, come ha scritto in un post su Telegram: “In Uzbekistan, che è diventato dipendente dalle importazioni dalla Russia e dove i prezzi stanno aumentando rapidamente, è urgente concentrarsi sulla garanzia di fonti alternative e stabili di benzina e altri carburanti (propano e diesel) attraverso i Paesi vicini e fratelli e passare all'azione concreta su questo tema”.

A differenza del Kirghizistan, del Tagikistan e dell'Uzbekistan, il Kazakistan ha finora evitato una grave crisi energetica: le sue raffinerie e le sue riserve di carburante consentono alle stazioni di servizio di continuare a operare normalmente, nonostante le carenze in Russia. Ciò nonostante, il Kazakistan ha anche limitato l'esportazione di prodotti petroliferi, per proteggere il proprio mercato interno, e si è venuta a creare una situazione insolita: la Russia, tradizionalmente il principale fornitore di carburante per l'Asia centrale, potrebbe ora aver bisogno a sua volta dell'assistenza del Kazakistan.

Mentre Mosca lotta per far fronte alla propria carenza di carburante e allo stesso tempo cerca rifornimenti dal Kazakistan, la dipendenza di Astana dalle infrastrutture russe potrebbe diventare una vulnerabilità sempre più grave. Il Kazakistan potrebbe essere costretto a rivolgersi sempre più al suo altro grande vicino, la Cina, sostituendo una dipendenza con un'altra.

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
A Biskek la prima tappa all'estero di Putin dopo il mandato dell'Aja
16/10/2023 08:58
Uzbekistan e Turkmenistan innalzano il prezzo del gas in pieno inverno
16/01/2008
Paesi ex sovietici di nuovo uniti da trattato di libero scambio
20/10/2011
Preoccupazione e proteste in Asia centrale per il rapido aumento del costo del pane
18/09/2007
Mosca ha difficoltà a mantenere un ruolo “egemone” nell’Asia Centrale
09/02/2009


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”