28/04/2018, 09.41
RUSSIA
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La difficile riapertura delle chiese cattoliche in Russia

di Vladimir Rozanskij

La restituzione di edifici religiosi cattolici continua a incontrare resistenze delle autorità. Lo “sfondamento” del muro della cattedrale dell’Immacolata Concezione. La riconsacrazione di una chiesa a Rjazan e I pretesti per non riconsegnare quella di Kirov.

Mosca (AsiaNews) - Per una chiesa restituita in Russia ai cattolici di Rjazan, altre chiese continuano a essere negate come quella di Kirov, dove il parroco ha perfino iniziato uno sciopero della fame. In effetti si compiono in questo 2018 gli anniversari di un quarto di secolo da quando, nel 1993, la Chiesa cattolica in Russia riuscì ad ottenere la restituzione formale delle prime chiese da parte delle autorità competenti. In quell’anno venne approvato lo statuto delle parrocchie di Santa Caterina a San Pietroburgo, la più importante e prestigiosa, quella del S. Rosario a Vladimir, centro dell’“Anello d’oro” delle antiche città russe, e quella di S. Luigi dei francesi a Mosca, l’unica rimasta aperta tutto il tempo sotto il comunismo insieme alla chiesa gemella della Madonna di Lourdes a Leningrado. Queste ultime erano le due chiese “diplomatiche” francesi, e la loro attività serviva a dimostrare la libertà di culto in URSS, anche se erano strettamente controllate dal KGB.

La chiesa di S. Luigi fu restituita al governo francese (non all’arcivescovo cattolico, mons. Kondrusiewicz), e in essa oggi sono ospitate le comunità cattoliche di varia espressione linguistica (oltre ai francesi, ci sono funzioni in inglese, italiano, ispano-portoghese, coreano, filippino). Una delle Messe domenicali, peraltro, è affidata al parroco della chiesa russa dei Ss. Pietro e Paolo, la principale chiesa cattolica di Mosca che si erge a 200 metri da S. Luigi, ma che non è ancora stata restituita. Di recente pare che si aprano degli spiragli per la restituzione parziale, se non dell’edificio ecclesiastico vero e proprio, almeno di uno degli edifici sussidiari. Presso la chiesa vi erano infatti scuole e opere caritative molto importanti, come quelle animate dal medico tedesco J.F. Haass, il “santo dottore” di inizio ‘800 la cui causa di beatificazione, seguita dalle curie di Mosca e di Colonia, sembra stia arrivando a buon fine.

Le altre chiese cattoliche russe furono “riconquistate” negli anni ‘90 dai fedeli insieme ai missionari che giungevano da diversi Paesi, in alcuni casi con azioni anche eclatanti come nel 1994, quando i seminaristi e i fedeli guidati dal rettore mons. Bernardo Antonini “sfondarono” il muro della cattedrale dell’Immacolata Concezione a Mosca, ottenendone infine la restituzione. Oggi è la più solenne delle chiese latine russe, e sede dell’arcivescovo “della Madre di Dio” a Mosca, mons. Paolo Pezzi.

Proprio mons. Pezzi ha avuto la gioia di riconsacrare una chiesa lo scorso 16 aprile a Rjazan (nelle foto), una città a poco più di 200 km da Mosca, la cui restituzione è stata inseguita con grande tenacia dal parroco slovacco p. Josif Gunchaga, giunto in Russia nel 1991. La chiesa è dedicata all’Immacolata Concezione ed era stata chiusa nel 1935, ospitando poi un liceo artistico; ora dovrà essere interamente ricostruita, ma il piccolo gruppo dei fedeli (poco più di un centinaio) potrà finalmente radunarsi per la preghiera, senza cercare sistemazioni di fortuna.

Non altrettanto fortunato, finora, è il parroco della comunità cattolica di Kirov, una città del nord della Russia europea che ha preso il nome del famoso rivoluzionario ucciso da Stalin (prima si chiamava Vjatka), quando iniziò il periodo del “grande terrore”. Da 17 anni p. Grigorij Zvolinskij (foto 3)cerca in ogni modo di ottenere la restituzione dell’edificio dedicato al Sacro Cuore, costruito nel 1903 dai polacchi esiliati sotto Alessandro III. Dopo l’ennesimo rifiuto, p. Grigorij ha deciso di iniziare un periodo di digiuno e preghiera continua di 30 giorni per la restituzione della chiesa.

La chiusura avvenne proprio durante le purghe staliniane, e i cattolici furono accusati di spionaggio e tradimento, ancora oggi non si sa dove furono sepolti dopo la fucilazione. La chiesa fu usata direttamente dal KGB come stazione di disturbo delle radio straniere, con antenne speciali installate al posto delle croci da dove si diffondeva il cosiddetto “rumore bianco”, le trasmissioni anti-trasmissione. Dopo il comunismo in essa è stata aperta una Sala concerti per organo e musica da camera, permettendo ai cattolici di celebrare la Messa pagando un affitto orario, solo nelle grandi feste. Alle ripetute richieste di completa restituzione è sempre stato opposto un netto rifiuto, l’ultima volta lo scorso 5 aprile. La motivazione del rifiuto è paradossale: siccome nell’edificio sono stati costruiti altri locali, la chiesa deve essere custodita dalla Sovrintendenza in quanto bene artistico e non può essere usata dai cattolici, che dovrebbero togliere le aggiunte inutili.

In risposta a questa ennesima presa in giro, il parroco insieme ai fedeli hanno deciso un mese di digiuno a pane e acqua, adorazione e rosario: i 5 rifiuti ufficiali sono considerati dai cattolici di Kirov come 5 piaghe sul corpo martoriato del Cristo sofferente. P. Grigorij ha già subito furti, aggressioni e minacce di morte, tanto da mettere attorno alla sua casa un alto muro con video sorveglianza e tre cani. Nella piccola sala che ora utilizza egli celebra quotidianamente la Messa, col suo piccolo popolo costitutivo da discendenti degli esuli polacchi, dei prigionieri tedeschi e degli africani provenienti da paesi amici dell’Unione Sovietica negli anni della guerra fredda. La forza della preghiera può fare miracoli, anche in tempi di austero controllo del regno di Putin, lo zar ortodosso.

 

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