07/07/2026, 08.40
RUSSIA
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La guerra dei registi russi

di Vladimir Rozanskij

Serebrennikov e Bogomolov erano le figure più acclamate del teatro russo, celebrati ben oltre i confini nazionali. Ma dopo l'inizio della guerra il primo ha lasciato la Russia e ora lavora in Europa, mentre il secondo è rimasto a Mosca, esortando l'intelligentsija a “mettere da parte il disprezzo per il proprio popolo” e a “lavorare, vivere e credere”.

Mosca (AsiaNews) - Per quasi vent’anni, i registi Kirill Serebrennikov e Konstantin Bogomolov sono stati considerati le maggiori figure di spicco del nuovo teatro russo, amati allo stesso modo dagli oppositori e dai funzionari dell'amministrazione presidenziale. La Bbc ha inteso esplorare come sono cambiate le vite e le opere di questi due registi, e perché i loro percorsi si sono separati dopo una lunga esperienza di vicinanza e condivisione.

Alla fine di marzo del 2026, la Deutsche Oper Berlin ha presentato la prima più attesa della stagione: il balletto Nureyev. I biglietti per questa produzione, proibita in Russia, che narra la storia di un ballerino fuggito dall'Urss, sono andati completamente esauriti. Il balletto aveva suscitato grande scandalo in Russia da parte del regime mal disposto verso la libertà sessuale, quando nel 2017 aveva debuttato al teatro Bolšoj di Mosca, ed era stato definitivamente cancellato dal repertorio pochi anni dopo, nel 2023, accusato di “propagandare relazioni non tradizionali”. Il fatto è che per raccontare la vita di Rudolf Nureyev, uno dei più grandi danzatori del secondo ‘900, morto per complicazioni dell’Aids nel 1993 in un ospedale alla periferia di Parigi, non si può ignorare la sua bisessualità.

La televisione tedesca ha trasmesso la prima in diretta. Quando Serebrennikov, il creatore dello spettacolo, è salito sul palco, il pubblico l’ha accolto con un'ovazione assordante. Mentre Nureyev veniva rappresentato a Berlino, il regista Konstantin Bogomolov stava preparando la sua precedente produzione, “Il Nuovo Ottimista”, per un nuovo palcoscenico al Teatro di Mosca della ulitsa Bronnaja. Nella trama di Bogomolov, un diplomato dell'accademia dell'Fsb viene inviato a dirigere un teatro senza nome, dove è morto un direttore liberale. Tutti i ballerini della compagnia sono uomini in abiti femminili. Alcuni critici videro nella produzione un'allusione al Centro Gogol di Serebrennikov, il teatro che era stato chiuso alcuni mesi prima della prima del “Nuovo Ottimista”, che si era tenuta nell'ottobre del 2022 al teatro d'Arte Čechov di Mosca, lo stesso teatro dove Bogomolov e Serebrennikov avevano lavorato per anni fianco a fianco. I due registi erano le figure più acclamate del teatro russo, celebrati ben oltre i confini nazionali, ma da allora le loro strade si sono separate. Serebrennikov ha lasciato la Russia dopo l'inizio della guerra, e ora lavora in Europa, mentre Bogomolov è rimasto, esortando l'intelligentsija a “mettere da parte il disprezzo per il proprio popolo” e a “lavorare, vivere e credere”.

Negli anni 2010, quando il critico teatrale e giornalista di Meduza Anton Khitrov studiava al Gitis, l’Istituto russo di Arte Teatrale, la sua professoressa Natalia Pivovarova introdusse un nuovo termine nel lessico teatrale: “il regista alla moda”. Pivovarova riteneva che Serebrennikov, originario di Rostov sul Don, si adattasse perfettamente a questa definizione: all'epoca, infatti, lavorava sia in teatro che in televisione. In seguito, il moscovita Bogomolov, figlio del rinomato studioso di cinema Jurij Bogomolov e filologo di formazione, divenne un regista altrettanto in voga.

Il teatro a quel tempo “giaceva in rovina”, ricorda una fonte della Bbc del settore teatrale. La tradizione sovietica, secondo la quale tutti dovrebbero “andare a teatro almeno una volta e poi morire”, era ormai superata, e sebbene la gente già “ascoltasse la musica giusta e leggesse i libri tradotti giusti”, dichiarava con orgoglio di non essere mai stata a teatro. In questo contesto, il teatro russo iniziò inaspettatamente a fiorire, afferma Khitrov, in gran parte grazie a Serebrennikov e Bogomolov, che seppero “entrare in sintonia con il loro tempo, il contesto e le nuove generazioni che stavano crescendo”. Ora il teatro in Russia sta nuovamente morendo, e soltanto all’estero si può conservarne la memoria.

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