17/05/2023, 08.50
TURKMENISTAN
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La musica turkmena della Vittoria

di Vladimir Rozanskij

Se il presidente Serdar Berdymuhamedov si è aggiunto all’ultimo momento agli altri leader centrasiatici sulla piazza Rossa di Mosca, per non lasciare solo il grande fratello russo, in patria fin dall’inizio di maggio si susseguono parate e concerti musicali.

Ashgabat (AsiaNews) - Anche il Turkmenistan si è unita alle celebrazioni della Vittoria sul nazismo, perno dell’identità post-sovietica, ma come sempre assume delle note molto folcloristiche, per esaltare la propria diversità. Se il presidente Serdar Berdymuhamedov si è aggiunto all’ultimo momento agli altri leader centrasiatici sulla piazza Rossa di Mosca, per non lasciare solo il grande fratello russo, in patria fin dall’inizio di maggio si susseguono parate e concerti musicali particolarmente intensi e solenni.

La manifestazione principale è stata appunto quella della “Musica della Vittoria”, tenuta al Conservatorio nazionale “Maja Kulevaja”, dove non soltanto si sono tenute esibizioni accompagnate da danze e figure in costumi nazionali, ma è stata esaltata la partecipazione di studenti, insegnanti e “musicisti popolari”, compreso un coro di bambini, figli dei collaboratori del Conservatorio. Il pubblico numerosissimo allineava i pochi veterani di guerra con frotte di bambini esultanti, e lo spettacolo viene replicato in diverse sale e teatri del Paese.

Il concerto era guidato dal più famoso aksakal del Paese, il compositore e maestro Atageld Garjagdiev, accompagnato dalla soprano Sukhana Tujlieva, che con grande drammaticità ha eseguito la canzone Uruzdan gelmedik adam, “Fratello che non sei tornato dalla guerra”. Il baritono Nury Khalmamedov ha poi proposto il “Ricordo del soldato”, unendosi poi al tenore Mejlis Muratgeldiev nel Mirazdar, “L’Erede”. Insieme agli studenti è stata poi realizzata la leggendaria “Danza delle Cicogne”, con tanto di uccelli svolazzanti sopra la sala.

Sullo sfondo un video mostra gli episodi salienti della cronaca bellica della Grande Guerra patriottica, e ai caduti vengono riservati alcuni minuti di silenzio. Un altro concerto propone il “Valzer prima della guerra” di Pavel Aedonitskij, grande compositore scomparso nel 2013, che aveva messo in musica solenne una canzone del 1840 del suo bisnonno Fedor, un cantore della Chiesa ortodossa che voleva ricordare la vittoria su Napoleone. Lo stesso Aedonitskij era stato giovanissimo medico di guerra, salvando in Russia molte persone sulla clinica navale “Karl Libknecht” lungo il Volga: non volle attribuirsi meriti eroici, ma chiese di essere ammesso al Conservatorio.

In altre sale risuona l’Inno della Difesa della Patria, insieme alla canzone “Guerra Santa” del compositore Aleksandr Aleksandrov, sulle parole del poeta Vasilij Lebedev, accompagnato dall’orchestra di fiati “Brass Star” guidata da Kakadzhan Khudajberdyev. Viene poi eseguito sul dutar, il liuto a due corde tipico dell’Asia centrale, il pezzo sul “Tragico destino”, in cui Lacin Khudajberdyeva, moglie del direttore, è vestita nell’immagine tradizionale della “Madre-Patria”, costume nazionale con decorazioni argentee, per ricordare “il dono generoso delle madri turkmene” che si sacrificano durante le guerre, donando anche tutti i propri gioielli. Durante la Seconda guerra mondiale, dalle madri si sono raccolte 7 tonnellate e mezzo di oro e argento, l’80% di tutti i metalli preziosi del Paese.

Alla fine dei concerti sfilano i bambini in uniforme militare, che formano il gruppo chiamato “Il Piccolo Paese” e cantano la canzone di pace “La vacanza del soldato” passeggiando e correndo lungo il palco, salutando il pubblico e invocando un mondo di pace e di gioia, così necessario ai tempi che stiamo vivendo, e che il Turkmenistan cerca sempre di mettere in scena.

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