21/03/2022, 14.00
CINA-VATICANO
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La riforma di papa Francesco vista da un prete in Cina

di Luo Wen

Il commento alla Costituzione apostolica "Praedicare evangelium" pubblicato da un sacerdote della diocesi di Mindong sul suo blog: "Il nuovo Dicastero per l'evangelizzazione presieduto personalmente dal papa aiuterà anche la Chiesa in Cina. Riconoscenza a Benedetto XVI senza la cui umiltà non sarebbero stati possibili questi cambiamenti". 

La riforma della Curia romana contenuta nella Costituzione apostolica "Praedicare evangelium" - promulgata sabato 19 marzo da papa Francesco - è guardata con grande attenzione in queste ore anche dai cattolica in Cina. Lo testimonia questo commento pubblicato sul suo blog da p. Luo Wen, un sacerdote della diocesi di Mindong nella provincia del Fujian. Un testo in cui questo prete cinese elogia il coraggio dei cambiamenti introdotti dal papa, sostenendo che potranno aiutare anche la Chiesa in Cina. Lo pubblichiamo qui sotto in una nostra traduzione. 

Ho appena letto l’articolo di padre Han Qingping, intitolato “Papa Francesco annuncia l'ultima Costituzione Apostolica, rinnovando vigorosamente l’intera struttura della Santa Sede”, in cui si afferma che il 19 marzo (giorno di San Giuseppe) il Papa ha promulgato la nuova Costituzione apostolica "Praedicate Evangelium”, e il testo sarà presentato ufficialmente dalla sala stampa vaticana il 21 marzo. Il padre Han ha riportato solo cinque punti salienti che sono stati riportati già da diversi media. Tra questi cinque punti, ritengo che il primo, il secondo, il terzo e il quinto abbiano un valore importante ed attuale.

Il primo punto è l'unificazione della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (l’ex Propaganda fide) con il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione che diventa il Dicastero per l’Evangelizzazione. Sarà il Romano Pontefice a presiederlo direttamente. Da questa decisione, si vede l’idea della “semplificazione” della Sede Apostolica. Da un lato, essa sottolinea l’importanza della missione di “evangelizzazione” come sempre, e dall’altro, rende il potere più centralizzato e la distribuzione più coerente. Il prefetto della Propaganda Fide è stato a lungo soprannominato addirittura “Papa Rosso” o “Mezzo Papa” perché è responsabile di tutta l’area di missione fuori dall’Europa, spesso anche più grande dell’Europa. Quindi, Propaganda Fide viene considerata spesso come una “brigata indipendente”. L’eccessivo potere porta inevitabilmente all’incoerenza tra le politiche della Santa Sede e quelle della Propaganda Fide nelle zone di missione, questo è evidente nella nostra diocesi di Mindong che sta soffrendo. Con l’unificazione del dicastero annunciata oggi, credo tale problema possa essere evitato.

Il secondo punto è quello di istituire il “dicastero per il Servizio della Carità”. Si tratta di una promozione di fatto della Elemosineria Apostolica che mette il servizio caritatevole allo stesso livello dell’attività missionaria. Quando Gesù forma gli apostoli, sottolinea l’importanza dell’opera di carità: egli manda gli apostoli a predicare il vangelo, dà loro la capacità di guarire gli infermi, risuscitare i morti e cacciare i demoni (cfr Mt 10 ,8). L’apostolo Giacomo enfatizza anche lui questo punto: "fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: 'Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi', ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?" (Giacomo 2:14-16). Sebbene in duemila anni la Chiesa non abbia mai trascurato le opere caritatevoli, l’istituzione del “dicastero per il Servizio della Carità” significa indubbiamente l’accresciuta enfasi della Chiesa di oggi sul questo punto.

Il terzo punto, i laici possono dirigere un ufficio o un dicastero della Santa Sede. Questa mossa include due importanti scoperte e progressi. Tradizionalmente, il capo di un ufficio o dicastero deve essere un vescovo, di solito un arcivescovo o un cardinale. Il fatto di associare la leadership e il servizio alla posizione di un alto prelato, vincola i talenti dei laici della Chiesa, questo è proprio un limite del “clericalismo” del passato. Ora anche i fedeli laici potranno servire come dirigenti degli uffici o dicasteri: in primo luogo, rompe i limiti del “clericalismo”, favorisce i talenti di mettersi al servizio alla Chiesa; secondo, tra i fedeli laici, ci sono anche donne. Al livello teologico, la Chiesa rifiuta che le donne vengano consacrate, ma a volte tolgono loro anche il diritto amministrativo, questo è poco ragionevole. La nuova decisione rompe il “clericalismo” e la dominazione maschile, penso che sia un’occasione per la Chiesa di aprirsi a tutti. È davvero una grazia!

Quarto punto. I preti e religiosi che prestano servizio presso la Santa Sede normalmente hanno un mandato di cinque anni, rinnovabile una volta. Dopodiché devono tornare alla propria diocesi o comunità religiosa. Il sistema di nomina per un massimo di due mandati rende i dicasteri della Santa Sede estremamente dinamici e flessibili. Secondo la precedente usanza, gli impiegati della Santa Sede appena entrano, diventano un “romano” o un “curiale” a vita. Lo svantaggio è evidente. Il territorio del Vaticano è piccolo, gli uffici sono limitati, immaginiamo: che cosa si dovrebbe fare con persone poco competenti? Nonostante un dirigente possa lasciare la sua posizione, di fatto poi occupa comunque un posto là. Finché non muore o non si ritira, occuperà sempre il posto. Se arriva un nuovo incaricato, inevitabilmente si gonfierà l’intera struttura. Così, quelli precedenti rimangono nella mediocrità.

Pur compiacendomi della saggezza e dell’audacia di Francesco, non posso fare a meno in questo momento di sentire la nostalgia di Benedetto XVI. Sinceramente, amo i suoi scritti. È un grande teologo contemporaneo, ma durante il suo ministero, non ero tanto convinto di lui. Pensavo a lui come a un bravo studioso invece che un capo che guida la Chiesa. Ora penso che il più grande dono che ci ha lascito sia il suo esempio di umiltà. Se non si fosse ritirato qualche anno fa, non ci sarebbero mai state riforme come queste che oggi papa Francesco sta portando avanti.

Uno è un tedesco molto serio, l’altro è un gesuita del Sudamerica. Un sudamericano è noto per la sua apertura, mentre i gesuiti sono famosi per essere audaci. Il carattere di questi due papi è molto diverso. Certo, ci sono tante persone che hanno una grande nostalgia di Benedetto XVI, molti suppongono che lui critichi a volte le decisioni di Francesco. Questi commenti del predecessore vengono utilizzati da alcuni per creare ostacoli a papa Francesco. Nel corso degli anni, però, abbiamo notato che Benedetto XVI ha pienamente rispettato la sua dichiarazione di abdicazione volontaria, si è dedicato alla vita di preghiera monastica e non è mai intervenuto. Quando si è ritirato, sicuramente si aspettava che le idee del suo successore potevano essere diverse, ma poiché ha lasciato, lo ha fatto completamente e totalmente. Per questo non chiede mai al suo successore di seguire le sue stesse idee: “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. (Luca 2:19)

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