12/02/2026, 09.14
KAZAKISTAN
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L'aiuto alle ragazze madri in Asia Centrale

di Vladimir Rozanskij

Secondo l'ultimo censimenti in Kazakistan si contano quasi 424 mila madri che vivono da sole con figli minorenni. Ad Astana un'imprenditrice ha avviato un'attività di volontariato che aiuta chi si trova a partorire senza nessuno accanto. E la sua idea ora è stata ripresa anche in Uzbekistan.

Astana (AsiaNews) - Un gruppo di donne in Kazakistan ha dato inizio a un grande movimento di sostegno alle ragazze madri, con volontarie che si recano nei reparti di maternità per incontrare le giovani che non hanno nessuno a fianco, né compagni né parenti da cui vengono spesso rifiutate. Comprano per loro i pannolini, i vestiti e tutto il necessario per i neonati e le accompagnano a casa, e se non hanno neppure un tetto sotto cui ripararsi, cercano per loro qualche possibilità di accoglienza presso privati o istituti. L’iniziativa ha avuto un tale successo da essersi subito diffusa anche in Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan, Russia e Bielorussia.

Una delle promotrici dell’attività di volontariato è un’imprenditrice di Astana, Ajgerim Bižigitova, intervistata da una corrispondente di Radio Azattyk mentre sta aiutando in casa sua una giovanissima madre con il bambino appena nato, gli offre una robusta zuppa di carne e insegna alla mammina come fare il bagnetto al figlio. Non è una sua parente, ma non avendo dove andare l’ha portata provvisoriamente nel suo appartamento, dove lei vive con la figlia di sette anni, e insieme hanno scelto il nome del bambino. “Le ho semplicemente detto: tu non sei sola, hai un figlio, e noi ti aiuteremo… il primo aiuto è quello più importante”, racconta Ajgerim.

Il movimento si chiama “Se nessuno ti viene a prendere, io arrivo”, ed è iniziato in Kazakistan nel 2025, organizzando piccole feste per le ragazze madri rimaste da sole, portando dei fiori e dei palloncini, oltre ai materiali necessari per i neonati, facendo fotografie e accompagnandole dove necessario. Ajgerim racconta che lo stimolo le è venuto casualmente, mentre aspettava un’amica la primavera scorsa in macchina fuori da un reparto di ostetricia, e dal finestrino ha visto una ragazza uscire con il bimbo in braccio che si sedeva sul marciapiede mettendosi a piangere. “Aveva messo il bambino per terra accanto a lei, e io ho pensato: ma come, per terra? Sono andata a chiederle se andava tutto bene, e lei mi ha risposto: sì, tutto a posto, scoppiando a piangere come una disperata”, ricorda la Bižigitova, che ha portato la ragazza a bere un tè “ed è diventata la mia prima mammina da proteggere”. L’ha portata a casa sua per un paio di giorni, per poi trovarle un posto della Dom Mamy, un centro privato di aiuto alla maternità finanziato da imprenditori kazachi.

Nello scorso anno Ajgerim ha ospitato altre cinque “mammine”, senza condannare nessuno o svolgere inchieste sui motivi per cui erano state abbandonate, perché il suo scopo è solo quello di fornire il “primo aiuto” senza appesantire ulteriormente il loro stato d’animo. Anche solo vedere i fiori e qualche fuoco d’artificio all’uscita dal reparto è già un grande conforto. Le cose necessarie alle nuove mamme vengono raccolte via social, e tante persone sono felici di condividere quello che possono; rispondono non solo le donne, ma anche uomini che offrono il loro contributo per accompagnare e consegnare pannolini e cibo per bambini.

L’iniziativa è poi stata diffusa con un post sul messenger Threads dalla psicologa Saltanat Muradova di Almaty, che ha scritto “Vivo accanto a una maternità in via Basenova, amiche donne, se nessuno vi viene a prendere scrivetemi, vi porterò all’indirizzo che vi serve”. Il post è diventato virale in poche ore, e da tutto il Paese sono giunte offerte di aiuto, formando subito su WhatsApp la comunità “Aiuto alla maternità”, con centinaia di adesioni. Anche Saltanat era rimasta colpita da una ragazza uscita dal reparto col bimbo appena nato e un borsone, che si era messa alla fermata per aspettare l’autobus, e ha pensato che “il minimo che posso fare è fermarmi e cercare di aiutarla”. Fa impressione il confronto con altre neo-mamme, accolte festosamente da grandi gruppi di parenti e amici, rispetto a quelle che possono contare solo su volontari sconosciuti.

Secondo il censimento del 2022, in Kazakistan si contavano quasi 424 mila madri che vivono da sole con figli minorenni, e nei Paesi vicini la situazione non è migliore. In Uzbekistan un’abitante di Taškent, Džamila Ibragimova, dopo aver visto il post su Threads ha formato a sua volta il gruppo di “Aiuto alle neo-madri dell’Uzbekistan”, cominciando da una giovane moglie che aveva partorito mentre il marito era ricoverato in coma. Muradova ricorda che “nella nostra cultura le donne erano sempre aiutate, e tutto l’aul [il villaggio dei nomadi] si prendeva cura dei neonati, le giovani madri non devono mai rimanere sole”.

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