Lavoro ed AI: l'ingegnere di Baidu che ha progettato il bot che lo sostituirà
Da una delle aziende leader in Cina sull'intelligenza artificiale una storia che parla delle sfide sulla dignità del lavoro poste da Leone XIV in Magnifica Humanitas. In questo caso il "passaggio di consegne" era volontario, ma è sempre più diffusa la tendenza allo zhengliu, la "distillazione" in forma digitale delle capacità dei dipendenti. E ci sono giovani lavoratori del settore tecnologico che cercano di difendersi con strumenti che "nascondono" parti del proprio lavoro.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Tra i temi affrontati da Leone XIV nell’enciclica Magnifica Humanitas un’attenzione molto forte è riservata alle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta portando nel mondo del lavoro. Il quarto capitolo del documento, in particolare, sottolinea la sfida etica di salvaguardare la dignità dell'attività umana nei “nuovi modi di lavorare” che la trasformazione digitale sta introducendo.
Dentro a questo quadro una storia interessante è stata raccontata in questi giorni da SixthTone, un sito cinese molto attento a tutto quanto si muove all’interno della società nelle grandi metropoli come nelle periferie del grande Paese forse oggi più di tutti all’avanguardia nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale anche nella gestione dei sistemi produttivi.
Lo spunto per la riflessione è quanto capitato Wei Ying (nome di fantasia per motivi di privacy), uno degli ingegneri di punta nella progettazione degli algoritmi di Baidu, uno dei colossi dell’industria informatica cinese. Avendo deciso di cambiare posto di lavoro, racconta SixthTone, Wei ha trascorso l’ultima settimana di lavoro nell’azienda dedicandosi a un nuovo tipo di passaggio di consegne: la creazione di una versione AI di sé stesso.
I colleghi hanno fornito al sistema interno di intelligenza artificiale codice, documenti, ricerche e cronologie di chat, addestrandolo a imitare il modo in cui Wei risolveva i problemi e rispondeva ai colleghi. Nel giro di una settimana, secondo Wei il sistema è stato in grado di sostituire il 90% del suo lavoro.
E anche dopo la sua uscita dall’azienda, i colleghi hanno continuato a scrivere al “Wei” digitale per domande tecniche, assegnare compiti, inviare note vocali o caricare immagini. Al bot, chiamato come la sua competenza principale, hanno dato anche un suo avatar che poteva gestire il lavoro replicando parte del suo stile di programmazione e collaborazione. “L’unica cosa che non puoi fare è una videochiamata”, ha detto Wei.
Non si tratta di un caso isolato: con l’adozione crescente di strumenti di intelligenza artificiale nelle aziende cinesi, i lavoratori vengono sempre più spesso invitati a trasformare le proprie conoscenze e flussi di lavoro in sistemi riutilizzabili, destinati a sopravvivere oltre la loro permanenza in azienda. Gli utenti dei social media cinesi hanno iniziato a chiamare questo fenomeno zhengliu, cioè “distillazione”, riutilizzando un termine tecnico dell’AI che indica la compressione della conoscenza di un grande modello in uno più piccolo ed efficiente. In questo caso di una persona si cercano di replicare in maniera artificiale le skill, cioè le capacità,
Questa tendenza ha anche volti surreali: quando il colosso dei videogiochi Tencent ha annunciato che la sua piattaforma AI aperta SkillHub aveva superato 13.000 “skill” tra profili ufficiali e altri creati dagli utenti, a un ingegnere dello Shanghai AI Laboratory, Zhou Tianyi, è venuto in mente di realizzare un progetto parodia chiamato “colleague.skill”. In soli dieci giorni, il progetto ha raccolto un successo inaspettato ottenendo oltre 10.000 “star” su GitHub. Sono poi nati spin-off: “skill” per ex partner, investitori e persino celebrità, progettati per “distillare” le persone in identità AI riutilizzabili.
Sui social network cinesi, molti hanno paragonato il fenomeno alla “raffinazione dell’anima”, un tema tipico della narrativa fantasy cinese, in cui gli spiriti vengono estratti e assorbiti. Anche se Zhou ha ribadito di aver creato il suo progetto per gioco, senza aspettarsi questa viralità.
Molti giovani lavoratori del settore tecnologico, però, sono molto meno entusiasti di queste tendenze. Temendo di contribuire a costruire i propri sostituti, alcuni hanno iniziato a nascondere parti del proprio lavoro, mentre altri sperimentano strumenti di “anti-distillazione” per impedire all’intelligenza artificiale di analizzare i loro metodi.
Da parte sua, Wei ha accettato la costruzione del suo avatar serenamente, dal momento che la sua uscita dall’azienda era volontaria. “È come lasciare una lapide - ha detto -. Vuoi che abbia un buon aspetto per chi verrà dopo”. Ed è un lavoro che è stato reso più facile dal fatto che all’interno di Baidu, l’uso dell’intelligenza artificiale è monitorato in modo molto dettagliato, con dashboard interne che classificano i dipendenti in base all’attività. Wei racconta che il suo dipartimento aveva iniziato a incoraggiare la presentazione settimanale di risultati legati all’AI. “Non è obbligatorio, ma influisce sulle promozioni”, ha spiegato.
SixthTone ha però raccolto anche l’opinione di un professore della Qingdao Huanghai University, Sun Zaifu, che sottolinea come le leggi attuali in Cina non siano affatto adeguate a gestire sistemi addestrati sul comportamento dei dipendenti. In caso di errori o violazioni, sostiene, la responsabilità rischia di diventare “di tutti e di nessuno”.
10/05/2025 08:44





