18/02/2009, 00.00
SRI LANKA
Invia ad un amico

Le Tigri tamil usano bambini soldato: in cinque anni 6mila casi

di Melani Manel Perera
I ribelli riprendono il reclutamento di civili e adolescenti. Anche i militari sospettati di usare minorenni nel conflitto. Appelli dei leader cristiani: risparmiate la popolazione civile.
Colombo (AsiaNews) - Seimila bambini soldato costretti dalle Tigri tamil a combattere. La cifra riguarda gli ultimi cinque anni di conflitto e conferma l’allarme lanciato da tempo dalla Chiesa cattolica e da organismi della società civile del Paese. Di essi il 60% circa sono maschi e l’età media è di 16 anni. La cifra riguarda però solo casi accertati, ma il numero reale potrebbe essere più alto.
 
Il fenomeno degli adolescenti costretti ad imbracciare le armi è una costante nella guerra che vede contrapposti da oltre 20 anni l’esercito regolare di Colombo e il Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte). Già nel 2002, in occasione dei colloqui di pace poi falliti, le due parti in conflitto si erano scambiate reciproche accuse sull’uso dei bambini soldato. Il loro reclutamento forzato non è mai cessato e nell’aprile 2007 il ministro per i Servizi sociali, Douglas Devanada, leader tamil dell’Eelam People’s Democratic Party (Epdp) aveva denunciato una nuova e massiccia campagna dei ribelli per portare tra le sue fila circa 60mila bambini, prelevandone uno da ogni abitazione del nord della penisola di Jaffna. Ora Philippe Duamelle, rappresentante dell’Unicef nello Sri Lanka, afferma: “Abbiamo chiari segnali che l’Ltte ha intensificato il reclutamento forzato di civili e che ora sta puntando a ragazzini di età sino ai 14 anni”.  Ed è l’Unicef che in questi giorni afferma che dal 2003 al 2008 vi sono stati almeno 6mila casi di bambini soldato.
 
Entrambe gli schieramenti coinvolti nella guerra sono accusati periodicamente di non risparmiare la popolazione negli attacchi e di far uso di minorenni nelle azioni militari. Anche il governo di Colombo infatti è sospettato per lo sfruttamento dei bambini soldato. La denuncia ai militari, mossa nel più recente passato da organizzazioni della società civile srilankese, è avvalorata anche dal ritrovamento dei corpi di minorenni armati tra le vittime degli scontri con le Tigri. Fonti di AsiaNews affermano che i bambini soldato non vengono per lo più reclutati tra le file dell’esercito, ma piuttosto in corpi paramilitari che affiancano lo Sri Lanka Army.
 
Nel tentativo di convincere i ribelli tamil a risparmiare i civili dal conflitto e permettere loro di abbandonare la zona teatro degli scontri nel nord, la conferenza episcopale dello Sri Lanka (Cbcsl), i vescovi anglicani e il National Peace Council (Npc) hanno inviato messaggi separati ai capi dell’Ltte.
 
I vescovi Fernando Vianney e Norbert M. Andradi, presidente e segretario della Cbcsl, protestano per la “triste condizione di civili innocenti vittime della violenza dominante”, chiedono ai ribelli tamil di “non avere come obiettivo la popolazione”e di “rispettare la vita dei civili ad ogni costo”.
 
I vescovi anglicani intimano all’Ltte di “fermare immediatamente la soppressione crudele dei civili tamil” mentre l’Ncp chiede alle Tigri di permettere alla popolazione di raggiungere le zone di sicurezza. Il National Peace Council condanna inoltre i recenti attentati dei ribelli che, mischiandosi alla folla dei civili in fuga, si sono fatti saltare in aria causando decine di morti e feriti nei pressi dei centri d’accoglienza per i profughi.
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Bambini soldato in Sri Lanka: 400 minori in riabilitazione
29/05/2009
Chiesa dello Sri Lanka: continua l'arruolamento di bambini soldato
07/05/2008
Le 61 ragazze uccise a Mullativu non erano "ribelli", ma solo scolarette
16/08/2006
Bomba contro bus militare a Colombo: due morti
24/05/2007
Kamikaze delle Tigri contro base militare: 8 morti
27/03/2007


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”