27/02/2026, 14.31
PAKISTAN-AFGHANISTAN
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Le bombe su Kabul e i proclami dell'esercito pachistano contro i talebani

La reazione afghana ai bombardamenti degli ultimi giorni dell'esercito di Islamabad ha fatto scattare un salto di qualità nel conflitto mai sopito. Il Pakistan promette azioni "risolutive" contro le basi dei "terroristi pachistani" in Afghanistan. La Cina - in mezzo tra i due fuochi - invita alla "moderazione". I 21 milioni di afghani già oggi in situazione di indigenza rischiano di pagare il prezzo di questo scontro senza fine.

Milano (AsiaNews/Agenzie) - Le tensioni tra Pakistan e Afghanistan hanno subito una nuova e grave escalation nelle ultime ore con una serie di attacchi incrociati lungo il confine che separa i due Paesi e bombardamenti aerei che hanno colpito direttamente Kabul e Kandahar, con Islamabad che parla espressamente di “guerra aperta”.

Dopo giorni di raid contro quelle che l’esercito pachistano identifica come le basi dei talebani pachistani in territorio afghano, nella notte il governo talebano di Kabul ha annunciato un’offensiva contro postazioni militari di Islamad nelle aree di frontiera, provocando una rapida e dura risposta da parte di Islamabad.

Secondo le autorità talebane, l’operazione ha interessato diverse province orientali dell’Afghanistan, tra cui Nangarhar, Nuristan, Kunar, Khost, Paktia e Paktika. Il Pakistan ha accusato a sua volta i talebani di aver aperto il fuoco senza provocazione nella provincia pakistana di Khyber Pakhtunkhwa. All’alba sono poi scattati i raid aerei di Islamabad che hanno colpito la capitale Kabul e le province meridionali di Kandahar e Paktika. Scontri sono stati segnalati anche nei pressi del valico di Torkham, punto strategico tra Peshawar e Jalalabad.

Il portavoce talebano Zabihullah Mujahid ha dichiarato che l’offensiva di Kabul avrebbe causato numerose vittime tra i soldati pachistani, affermazione questa smentita da Islamabad. Da parte pachistana, il primo ministro Shehbaz Sharif ha sostenuto che le forze armate sono state in grado di “schiacciare” i nemici, mentre l’esercito ha diffuso un dato impossibile da verificare che parla 274 talebani uccisi in 73 diverse postazioni sul confine tra i due Paesi che si dipana per ben 2600 chilometri.

Le radici dello scontro risalgono a mesi di accuse reciproche. Il Pakistan sostiene che Kabul ospiti e sostenga gruppi armati responsabili di attentati sul proprio territorio, inclusi attacchi suicidi nella capitale Islamabad. I talebani negano, accusando a loro volta il Pakistan di colpire indiscriminatamente anche civili.

La comunità internazionale ha espresso forte preoccupazione per questa nuova fiammata di violenza che arriva a pochi mesi dal fragile cessate il fuoco che era stato raggiunto in ottobre con la mediazione di Qatar e Turchia. L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha chiesto una de-escalation immediata. Anche la Cina – spesso colpita nei suoi interessi in Pakistan dalle azioni dei talebani locali, ma anche legata da relazioni diplomatiche con il governo di Kabul - ha invitato alla calma tramite la portavoce Mao Ning, mentre l’Arabia Saudita ha avviato consultazioni diplomatiche con Islamabad.

L’aspetto più significativo di questa nuova fase è che gli attacchi pachistani avrebbero preso di mira per la prima volta anche strutture governative talebane, e non solo presunti obiettivi terroristici. Ed è questa mossa a rischiare oggi di trasformare una crisi di frontiera in un conflitto più ampio, anche se Kabul sa benissimo di non avere i mezzi per affrontare uno scontro a tutto campo con l’esercito di Islamabad.

Dietro alle posizioni pachistane ci sono però anche dinamiche interne: l’esercito del feldmaresciallo Asim Munir, che è riuscito a riprendere in mano le redini vere del potere dopo la caduta dell’ex primo ministro Imran Khan, arrestato e incarcerato con una serie di procedimenti giudiziari, si trova a fronteggiare la minaccia interna dei talebani, che giocano sul malcontento soprattutto nelle aree periferiche del Paese.

Chi rischi di pagare il prezzo maggiore in questo momento è ancora una volta la popolazione afghana, ancora in ginocchio a quasi cinque anni ormai dal ritorno al potere dei talebani a Kabul. “Questa nuova escalation di violenza rischia di far ripiombare il Paese nell’incubo della guerra - ha commentato in una nota Dejan Panic, direttore del programma dell’ong italiana Emergency, presente in Afghanistan con i suoi centri medici dal 1999-. Anche nel 2026 si prospetta che saranno circa 21 milioni gli afgani in necessità di aiuto umanitario a causa di crisi economica, alimentare e sanitaria: un ennesimo conflitto metterebbe la popolazione in ginocchio. Chiediamo la fine immediata delle ostilità, la protezione dei civili e dialogo per la risoluzione diplomatica di un conflitto che rischia di coinvolgere l’intera regione con conseguenze imprevedibili”.

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