Lee Cheuk-yan in tribunale: ‘Invocare fine partito unico non è rivolta’
L'attivista ed ex sindacalista è intervenuto nel processo in corso per sovversione per il suo ruolo nella “Alleanza di Hong Kong” che organizzava le veglie in ricordo della vittime del massacro di piazza Tiananmen. Rischia fino a 10 anni di prigione. Nella sua difesa ha citato alcuni passaggi di Mao Zedong e dell’ex premier cinese Zhao Ziyang contrari al "mono-partitismo".
Hong Kong (AsiaNews) - Invocare la fine del dominio del partito unico in Cina sulla vita politica, sociale ed economica del Paese non equivale - e non implica - ad una chiamata alla sollevazione popolare finalizzata al rovesciamento del Partito comunista cinese al potere (Ccp). È quanto - riferisce Hong Kong Free Press (Hkfp) - l’attivista, sindacalista ed ex deputato di Hong Kong Lee Cheuk-yan in carcere ormai da cinque anni, ha detto nell’udienza di ieri del processo in cui è imputato assieme all’avvocatessa Chow Hang-tung e all’ex membro del Consiglio legislativo Albert Ho. Un procedimento avviato di recente dopo diversi rinvii, in cui il leader democratico deve rispondere per il ruolo nella “Alleanza di Hong Kong a sostegno dei movimenti democratici patriottici della Cina”. Si tratta del movimento che, dal 1989 al 2019, ogni anno ha promosso a Victoria Park veglie in memoria delle vittime del massacro degli studenti in piazza Tiananmen a Pechino.
Gli attivisti, insieme alla stessa Alleanza, sono sotto processo con l’accusa di istigazione alla sovversione ai sensi della famigerata legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino. Il reato è punibile con una pena massima di 10 anni di reclusione; Lee e Chow si sono dichiarati non colpevoli, mentre Ho si è dichiarato colpevole. L’attivista ed ex parlamentare è salito ieri sul banco dei testimoni per rendere alcune dichiarazioni: in particolare, Lee Cheuk-yan ha dichiarato di aver semplicemente auspicato che la leadership cinese non ricorresse più alla forma di governo “mono-partitico”.
Proprio attorno allo slogan chiave dell’Alleanza che invoca “la fine del governo monopartitico” in Cina, ruota infatti l'accusa che secondo i pubblici ministeri equivarrebbe a una violazione della costituzione del Paese e a un incitamento alla sovversione. Comparendo davanti a un collegio di tre giudici designati presso il tribunale di West Kowloon, Lee ha spiegato che il movimento sosteneva la fine del governo monopartitico, poiché tale forma è “in opposizione alla democrazia”.
L’ex deputato ha inoltre affermato che i diritti civili fondamentali, tra cui la libertà di parola, di riunione e di stampa, devono essere garantiti affinché la società civile possa organizzarsi e prosperare. Solo allora la società nel suo complesso sarebbe in grado di prendere in considerazione la democratizzazione. “Una volta che si avrà una società civile, che si tratti di intellettuali, studenti, lavoratori, donne, imprenditori o agricoltori, questi potranno discutere quale sistema politico funzioni meglio per la Cina. Deve esserci una base di discussione - ha avvertito rivolgendosi alla Corte - prima che possano entrare nel sistema politico”.
Il giudice Alex Lee ha quindi chiesto all’attivista se intendesse dire che il Pcc non dovesse essere al potere. L’imputato ha risposto di essere contrario al regime “mono-partitico”, non alla leadership del Partito comunista. Lee ha poi aggiunto di ritenere che il Pcc possa guidare la nazione se il popolo lo ritiene opportuno, esprimendo la propria scelta nel novero di un processo democratico, aggiungendo che l’appello dell’Alleanza per la fine “del regime mono-partitico” non implicava l’intenzione di rovesciare il partito “Non vi è assolutamente alcun significato al riguardo” ha detto Lee, spiegando che l’Alleanza non ha mai formulato piani per rimuovere il partito dal potere e il nome del gruppo indicava il “sostegno” alla democratizzazione e ai diritti nella Cina continentale.
Lee ha infine affermato che l’Alleanza ha sempre utilizzato mezzi di protesta non violenti e che tutte le veglie organizzate sono state approvate dalla polizia tranne nel 2020, anno in cui la veglia è stata vietata a causa delle norme di distanziamento sociale per il Covid-19. “La polizia - ha aggiunto - non ha mai comunicato all’Alleanza che le sue richieste avessero violato la legge sulla sicurezza nazionale quando le autorità hanno nuovamente vietato la veglia nel 2021”. Lee Cheuk-yan ha concluso leggendo alcuni scritti di leader comunisti cinesi, tra cui il fondatore del Pcc Mao Zedong e l’ex premier cinese Zhao Ziyang. Egli ha affermato che persino Mao era contrario al governo mono-partitico, mentre Zhao sosteneva una più ampia partecipazione e il coinvolgimento dei sostenitori della democrazia, pur con il Pcc ancora al potere.
06/06/2017 11:31
05/06/2017 08:45





