Leone XIV, Messa Crismale: 'Diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte'
Il pontefice ha presieduto per la prima volta con vescovi e sacerdoti di Roma il rio con la benedizione degli oli sacri. La riflessione sulla "missione cristiana", la "stessa di Gesù", caratterizzata da: distacco, incontro e prova. Ai presbiteri l'invito a sentrsi "ospiti", come i "grandi missionari capaci di avvicinarsi agli altri "in punta di piedi". Il ricordo di sant'Óscar Arnulfo Romero, assassinato nel 1980 mentre celebrava l'Eucaristia.
Città del Vaticano (AsiaNews) - “È piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte”, ha detto Leone XIV alla Messa del Crisma delle 9:30 nella Basilica di San Pietro. Con patriarchi, cardinali, vescovi e presbiteri, alle soglie del Triduo Pasquale, il Vescovo di Roma ha condiviso una riflessione profonda e pregna di spunti sulla “missione cristiana”, che è “la stessa di Gesù, non un’altra”, a servizio di un “popolo missionario”, e “mai […] senza gli altri, mai trascurando o rompendo la comunione!”, ha affermato il papa.
È la prima Messa Crismale presieduta da Leone XIV, come ha ricordato lui stesso. Nel giorno in cui si fa memoria della Passione, si consacrano gli oli per i Sacramenti e si rinnovano le promesse presbiterali. Sono tre i segreti della missione cristiana approfonditi dal pontefice: distacco, incontro e prova - nella “drammatica possibilità dell’incomprensione e del rifiuto”. “Rinnoviamo il nostro ‘sì’ a questa missione che ci chiede unità e che porta la pace”, ha detto il Vescovo di Roma al Clero presente.
Il primo “segreto” emerge con chiarezza nella Pasqua: “Dio consacra per inviare”. Infatti, Gesù dice: “Mi ha mandato” (Lc 4,18): Evidenziando “il movimento che lega il suo Corpo ai poveri, ai prigionieri, a chi brancola nel buio e a chi si trova oppresso”. Così, anche la Chiesa - con le sue “membra” - è “sospinta oltre sé stessa”. Ed “essere mandati comporta, per prima cosa, un distacco, ovvero il rischio di lasciare ciò che è familiare e certo, per inoltrarsi nel nuovo”, ha osservato il Vescovo di Roma.
Cristo invita a “partire”, che significa inevitabilmente “rischiare, perché nessun luogo diventi un recinto, nessuna identità una tana”. Il papa ha ricordato che “ogni missione comincia da quel tipo di svuotamento in cui tutto rinasce”. “Non c’è missione senza riconciliazione con le nostre origini”, ha detto Leone XIV. “Non c’è pace senza partenze, non c’è consapevolezza senza distacco, non c’è gioia senza rischio”. La “disponibilità a perdere” è così “una condizione di incontro e di intimità”. L’amore vero è “disarmato”: così, la missione cristiana - una missione “esposta” - non può avere “segni del potere” e “possesso”, ha detto Prevost.
Il secondo “segreto” è l’incontro. Nella Storia è accaduto che la missione cristiana fosse “stravolta da logiche di dominio”. Così, è “prioritario”, ha aggiunto il papa, che “in ambito pastorale, così come “in ambito sociale e politico” il bene non venga “dalla prevaricazione”. Di ciò sono testimoni “i grandi missionari”, capaci di avvicinarsi “in punta di piedi”. “Hanno per metodo la condivisione della vita, il servizio disinteressato, la rinuncia a qualunque strategia di calcolo, il dialogo, il rispetto”, ha aggiunto.
E ancora: “La missione non è avventura eroica di qualcuno, ma testimonianza viva di un Corpo dalle molte membra”. La “sorpresa di Pentecoste” - l’udire parlare nella propria lingua (cfr. At 2,8) - “si ripete quando non pretendiamo di dominare noi i tempi di Dio, ma abbiamo fiducia nello Spirito Santo”. Così, è importante stabilire una “sintonia con l’invisibile”, onorando “il mistero che ogni persona e ogni comunità porta con sé”. “Siamo ospiti: lo siamo come vescovi, come preti, come religiose e religiosi, come cristiani. Per ospitare, in effetti, dobbiamo imparare a farci ospitare”, ha detto il papa nella Messa del Crisma.
Infine, la terza dimensione è “la più radicale” della missione cristiana. “La croce è parte della missione: l’invio si fa più amaro e spaventoso, ma anche più gratuito e dirompente”. Capace di interrompere l’“occupazione imperialista” del mondo e smascherare la “violenza” che si fa “legge”: il Messia “porta alla luce una creazione nuova”. “Quante risurrezioni anche a noi è dato sperimentare, quando, liberi da un atteggiamento difensivo, discendiamo nel servizio come un seme nella terra!”, ha detto il papa.
Vi sono “molti testimoni” che son stati capaci di attraversare “fallimenti”, e “situazioni in cui tutto pare finito”. Leone XIV ha ricordato santo Óscar Arnulfo Romero (1917-1980), arcivescovo di San Salvador, vittima della violenza contro la Chiesa, canonizzato nel 2018 da papa Francesco. Egli scriveva, un mese prima del suo martirio: “Le circostanze impreviste si affronteranno con la grazia di Dio. Gesù Cristo aiutò i martiri e, se ce ne sarà bisogno, lo sentirò molto vicino quando gli affiderò il mio ultimo respiro”.





