03/04/2026, 23.39
VATICANO
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Leone XIV con la croce al Colosseo: 'Seguiamo le orme di Gesù'

Il papa ha presieduto il tradizionale rito del Venerdì Santo portando personalmente il crocifisso per tutte e 14 le stazioni. Al termine ha pronunciato solo le parole di una preghiera di san Francesco, di cui quest'anno ricorrono gli 800 anni dalla morte. L'ex Custode di Terra Santa padre Patton nelle meditazioni ha ricordato che "anche chi avvia una guerra dovrà risponderne davanti a Dio". 

Roma (AsiaNews) - “Concedi a noi miseri di fare, per tuo amore, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che a te piace, affinché, interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, e per tua sola grazia, giungere a te, o Altissimo”. È con le sole parole di questa preghiera di san Francesco - che “ci invita a vivere la nostra vita come un cammino di progressivo coinvolgimento nella relazione di amore che unisce il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo” - che papa Leone XIV ha concluso questa sera la tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo, la prima del suo pontificato.

Davanti a circa 30mila fedeli riuniti nel cuore di Roma, papa Prevost ha rinnovato l’appuntamento reintrodotto da Paolo VI nel 1964 riprendendo un’antica tradizione romana. Con un gesto significativo - come faceva anche Giovanni Paolo II nei primi anni del suo pontificato - è stato personalmente Leone XIV a portare la croce durante tutte le 14 stazioni della Via Crucis nel percorso che dall’antico anfiteatro sale sul colle Palatino.

“Penso che sia un segno importante per quello che rappresenta il Papa, un leader spirituale oggi nel mondo, e per dire che Cristo ancora soffre”, aveva detto Leone XIV qualche sera fa, rispondendo a una domanda dei cronisti a Castelgandolfo sul significato di questo suo gesto. “Io porto tutte queste sofferenze nelle mie preghiere - aveva aggiunto -. E vorrei invitare tutte le persone di buona volontà, persone di fede, tutti i cristiani, a camminare insieme, a camminare con Cristo che ha sofferto per noi, per darci la salvezza, e cercare anche noi di essere portatori di pace”.

In questo anno in cui la Chiesa celebra gli 800 anni dalla sua morte le parole di san Francesco hanno scandito tutte le meditazioni della Via Crucis, preparate da padre Francesco Patton, frate francescano, fino all’anno scorso Custode di Terra Santa, che oggi svolge il suo ministero in Giordania presso il santuario del monte Nebo, dove si fa memoria dello sguardo di Mosè sulla Terra promessa. Facendo dialogare i Vangeli della Passione e alcuni scritti di san Francesco, le meditazioni di padre Patton hanno portato i fedeli a guardare con gli occhi della fede anche i drammi di oggi. Di fronte a Gesù condannato a morte da Pilato ha ricordato che “ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla”.

Nell’incontro di Gesù con sua Madre ha invitato a guardare alle “troppe madri che ancora oggi vedono i propri figli arrestati, torturati, condannati, uccisi”, ma anche a quelle “svegliate nel cuore della notte da una notizia straziante e quelle che vegliano in ospedale un figlio che si sta spegnendo”. Con Veronica a riconoscere Gesù anche nella “bellezza sfigurata” del “povero privato della sua dignità” o “delle donne vittime di tratta ridotte in schiavitù”. O a piangere come le donne di Gerusalemme “sui massacri e i genocidi”.

In Gesù spogliato delle vesti il francescano che è stato Custode di Terra Santa ha chiamato a scorgere i tentativi di togliere dignità in ogni situazione della vita: dai prigionieri lasciati seminudi nelle loro celle, alle vittime di stupri e abusi; dallo sfruttamento della nudità nell’industria dello spettacolo alla gogne del mondo dell’informazione. Davanti a Gesù deposto dalla croce ha invitato a ricordare che persino il corpo di un criminale, non può essere vilipeso, o occultato, o distrutto: “Fa’ che il nostro tempo, che ha perso il rispetto per i vivi, mantenga almeno quello per i morti”, ha chiesto a Dio nella preghiera.

Fino all’ultima tappa della Via Crucis, la tomba dove Gesù è sepolto in un giardino come quello dell’Eden, da cui tutto è iniziato. “Luogo in cui la vecchia creazione fragile e mortale si trasforma in nuova creazione, che partecipa alla vita stessa di Dio”, “fondamento certo alla nostra speranza di vita eterna”.

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