Leone XIV: lo sport sia davvero 'vita in abbondanza'
In una lettera pubblicata nel giorno dell'apertura delle Olimpiadi invernali una riflessione sul valore dello sport scritta da un pontefice che ama e pratica i campi da gioco. Lo scambio prolungato del tennis come esempio della capacità di migliorarsi recprocamente attraverso i gesti atletici. Le insidie di una competizione che smarrisce la cultura dell'incontro, ma anche del doping e di un uso della tecnologia che guarda a migliorare solo la prestazione perdendo di vista la persona.
Città del Vaticano (AsiaNews) - Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 non siano solo un grande evento fatto di gare, dirette tv medaglie. Ma stimolino una riflessione più generale per riconoscere i valori più autentici dello sport. E interrogarsi su come difenderli in un contesto dove troppi interessi economici oggi alimentano visioni sbagliate come la corsa alla vittoria a ogni costo, anche attraverso il doping. È quanto chiede papa Leone XIV che proprio oggi - nel giorno in cui si aprono in Italia le Olimpiadi invernali - ha pubblicato una sua lunga lettera intitolata “La vita in abbondanza” dedicata appunto al “valore dello sport”. Una riflessione che trae l'ispirazione per il titolo da un versetto del Vangelo di Giovanni ("Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza" Gv. 10,10), firmata da un pontefice che sappiamo amare e praticare anche personalmente i campi da gioco.
Nel testo Leone XIV rilancia l’appello alla tregua olimpica, invitando a coglierne anche il senso più profondo. Ricorda che già nell’antica Gracia “ l’istituzione della tregua scaturisce dalla convinzione che la partecipazione a competizioni regolamentate (agones) costituisce un cammino individuale e collettivo verso la virtù e l’eccellenza (aretē). Quando lo sport è praticato in questo spirito e con queste condizioni, esso promuove la maturazione della coesione comunitaria e del bene comune”. Al contrario - osserva - “la guerra nasce da una radicalizzazione del disaccordo e dal rifiuto di cooperare gli uni con gli altri. L’avversario è allora considerato un nemico mortale, da isolare e possibilmente da eliminare”.
La lettera “La vita in abbondanza”, però, va ben oltre l’evento olimpico, offrendo una riflessione a 360 gradi sullo sport, in tutte le sue espressioni. Ripercorre gli sguardi con cui la Chiesa fin dalle sue origini ha guardato al valore formativo dell’esperienza sportiva. Dalle parole di san Paolo, che conosceva bene le tradizioni atletiche dei greci e le cita nelle sue Lettere, fino a san Bernardo di Chiaravalle che reinterpretava in chiave cristiani i tornei cavallereschi o al grande filosofo san Tommaso d’Aquino che rifletteva anche sul significato etico del gioco. Ricorda le pagine più recenti del magistero da san Pio X fino ai due Giubileo dello sport celebrati da san Giovanni Paolo II. Ma Leone XIV invita a guardare anche a quanto lo sport sia significativo anche per le altre tradizioni ed esperienze religiose. Perché anche questo può diventare un terreno stimolante per il dialogo e c’è “molto da apprendere dalle tradizioni sportive delle culture indigene, dei Paesi africani e asiatici, delle Americhe e di altre regioni del mondo”.
Riflettendo sul contributo dello sport allo sviluppo della persona Prevost propone significativamente un esempio tratto dal tennis, lo sport che lui stesso ama praticare. Esalta l’esperienza dello “scambio prolungato” tra due giocatori: “Il motivo per cui questa è una delle parti più divertenti di una partita – spiega - è che ogni giocatore spinge l’altro al limite del proprio livello di abilità. I due giocatori si spingono reciprocamente a migliorarsi; e questo vale tanto per due bambini di dieci anni quanto per due campioni professionisti”.
Più in generale nei gesti atletici la persona tende a “concentrare completamente la propria attenzione su ciò che sta facendo”, interrompendo “la tendenza all’egocentrismo”. Proprio quest’idea di uscire da sé per entrare attraverso il gioco in una dimensione intrinsecamente relazionale è uno dei messaggi centrali sullo sport proposti dalla lettera di Leone XIV. Il cuore delle “formidabili opportunità educative” che la pratica di qualsiasi disciplina offre. Un aspetto che diventa ancora più evidente negli sport di squadra. “Non è sempre facile riconoscere le proprie capacità o comprendere come esse possano essere utili alla squadra - osserva il papa -. Inoltre, lavorare insieme ai coetanei comporta talvolta la necessità di affrontare conflitti, gestire frustrazioni e fallimenti. Occorre persino imparare a perdonare. Prendono forma così fondamentali virtù personali, cristiane e civili”.
Proprio queste grandi potenzialità ci chiedono però oggi anche di riflettere sui rischi che mettono in pericolo i valori sportivi. E anche su questo la lettera di Leone XIV affronta una serie di temi estremamente attuali nel mondo dello sport. Il primo che cita è l’affermarsi in alcune società del “principio del ‘pagare per giocare’”, che finisce per escludere “i bambini provenienti da famiglie e comunità più povere”. Ma in altri contesti sono diffidenze e timori religiosi a impedire alle ragazze e alle donne di praticare sport. Occorre invece impegnarsi “affinché lo sport sia reso accessibile a tutti”.
Il papa mette poi in guardia da uno sport ridotto a mero business. “È evidente che il denaro è necessario per sostenere le attività sportive”, osserva, ma quando la mentalità che massimizza il profitto invade lo sport “l’attenzione si concentra ossessivamente sui risultati raggiunti e sulle somme di denaro che si possono ricavare dalla vittoria. In molti casi, persino a livello dilettantistico, gli imperativi e i valori di mercato sono arrivati a oscurare altri valori umani dello sport, che meritano invece di essere custoditi”.
Non si può infatti separare la sana competizione dalla cultura dell’incontro. “Vincere – ammonisce Leone XIV - non è semplicemente primeggiare, ma riconoscere il valore del percorso compiuto, della disciplina, dell’impegno condiviso. Perdere, a sua volta, non coincide con il fallimento della persona, ma può diventare una scuola di verità e di umiltà. Lo sport educa così a una comprensione più profonda della vita, nella quale il successo non è mai definitivo e la caduta non è mai l’ultima parola”.
Nella lettera il papa affronta anche il tema della “funzioni quasi religiosa” che oggi lo sport assume nella vita di molte persone. “Gli stadi sono percepiti come cattedrali laiche, le partite come liturgie collettive, gli atleti come figure salvifiche - riflette Prevost -. Questa sacralizzazione rivela un bisogno autentico di senso e di comunione, ma rischia di svuotare sia lo sport sia la dimensione spirituale dell’esistenza. Quando lo sport pretende di sostituirsi alla religione, perde il suo carattere di gioco e di servizio alla vita, diventando assoluto, totalizzante, incapace di relativizzare sé stesso”.
Vale per il sacro ma anche per altri sguardi distorti che strumentalizzano lo sport. “Quando viene piegato a logiche di potere, di propaganda o di supremazia nazionale – continua Leone XIV - è tradita la sua vocazione universale. Le grandi manifestazioni sportive dovrebbero essere luoghi di incontro e di ammirazione reciproca, non palcoscenici per l’affermazione di interessi politici o ideologici”.
Ci sono infine i rischi legati alle nuove frontiere tecnologiche che stanno cambiando oggi anche il modo di vivere lo sport. Anche in questa dimensione, infatti, un uso dell’intelligenza artificiale schiacciato sul solo miglioramento della prestazione “rischia di introdurre una separazione artificiale tra corpo e mente, trasformando l’atleta in un prodotto ottimizzato, controllato, potenziato oltre i limiti naturali”. Si rischia di fare dello sport “un laboratorio di sperimentazione disincarnata”, perdendo l’idea di un’attività a “persone di ogni età, condizione sociale e abilità, che diventa strumento di integrazione e di dignità”.
Lo stesso discorso vale per la crescente assimilazione dello sport alla logica dei videogame, con la “riduzione dell’esperienza a punteggi, livelli e performance replicabili”, “Il gioco, che è sempre rischio, imprevisto e presenza – osserva il papa - viene sostituito da una simulazione che promette controllo totale e gratificazione immediata. Recuperare il valore autentico dello sport significa allora restituirgli la sua dimensione incarnata, educativa e relazionale, affinché rimanga una scuola di umanità e non un semplice dispositivo di consumo”.
Per tutto queste ragioni la lettera “La vita in abbondanza” rilancia l’impegno della Chiesa a tutti i livelli nella pastorale dello sport. “È uno dei luoghi in cui si formano immaginari, si plasmano stili di vita e si educano le giovani generazioni – scrive il papa -. Per questo è necessario che le Chiese particolari riconoscano lo sport come spazio di discernimento e accompagnamento, che merita un impegno di orientamento umano e spirituale”.
La Chiesa - raccomanda Leone XIV - è chiamata a farsi vicina là dove lo sport è vissuto come professione, come competizione ad alto livello, come occasione di successo o di esposizione mediatica, avendo però particolarmente a cuore lo sport di base, spesso segnato da scarsità di risorse ma ricchissimo di relazioni”. Una presenza che miri ad “accompagnare, discernere e generare speranza. Così lo sport - conclude - può diventare davvero una scuola di vita, in cui si impara che l’abbondanza non nasce dalla vittoria ad ogni costo, ma dalla condivisione, dal rispetto e dalla gioia di camminare insieme”.
10/05/2025 08:44




