29/02/2016, 11.26
SIRIA
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L'esile tregua in Siria favorisce la distribuzione degli aiuti alle città assediate

Scambio di accuse fra i vari fronti per presunte “violazioni” alla cessazione delle ostilità. L’obiettivo delle Nazioni Unite è portare aiuti a 1,7 milioni di persone entro la fine di marzo. Vicario di Aleppo: “Maggiore calma, ma resta l’assedio. Acqua e gasolio le urgenze”. Fonti nella capitale: “Continuare le trattative di pace”.  

Damasco (AsiaNews) - Resiste, per ora, la fragile tregua in Siria, Paese martoriato da cinque anni di conflitto che ha causato centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati. Nel fine settimana i fronti in lotta hanno denunciato isolate “violazioni”, che non hanno però compromesso il “fragile” tentativo di silenziare le armi. Approfittando della cessazione delle ostilità voluta da Russia e Stati Uniti, l’Onu ha avviato le procedure per la distribuzione di aiuti alle popolazioni in difficoltà e nelle aree sotto assedio di esercito governativo o milizie ribelli. Fonti di AsiaNews a Damasco e Aleppo confermano che “la tregua sembra tenere” ed è diminuita “la frequenza dei bombardamenti”, tuttavia bisogna aspettare “i prossimi giorni, se non settimane, per capire l’efficacia del piano”. 

In queste ore i fronti opposti si scambiano reciproche accuse di violazioni al cessate il fuoco. Le potenze occidentali (e l’Arabia Saudita) puntano il dito contro la Russia, che avrebbe attaccato gruppi ribelli impegnati nella lotta contro il presidente Assad. Immediata la replica di Mosca, che dice di aver preso di mira solo gruppi terroristi indicati dall’Onu (Stato islamico e al Nusra). 

Di contro, il ministero russo della Difesa riferisce di nove violazioni alla cessazione delle ostilità registrate ieri, alcune delle quali commesse dalla Turchia. A sua volta,  Ankara dice di non essere vincolata dall’accordo per il cessate il fuoco nel caso in cui sia “minacciata” la sicurezza nazionale. Per i turchi è la presenza curda a costituire minaccia. Con questa giustificazione nelle ultime settimane la Turchia ha lanciato attacchi in territorio siriano contro postazioni curde, ed è sospettata di consentire il passaggio di combattenti - anche miliziani estremisti - attraverso i propri confini. 

Anche se permane scetticismo sulla tenuta della tregua, i vertici delle Nazioni Unite sono impegnati nella distribuzione di cibo, acqua, medicinali e generi di prima necessità. I primi carichi dovrebbero partire già nella giornata di oggi e raggiungere, nei prossimi cinque giorni, almeno 150mila persone nelle zone di guerra. L’obiettivo Onu è di aiutare fino a 1,7 milioni di cittadini entro la fine di marzo, sempre che regga la fragile tregua fra le parti. Secondo Yacoub el-Hillo, capo del coordinamento umanitario Onu per la Siria, giudica la tregua come la “migliore opportunità avuta dal popolo siriano negli ultimi cinque anni, per una pace stabile e duratura”. 

Interpellato da AsiaNews il vicario apostolico di Aleppo dei Latini, mons. Georges Abou Khazen, conferma che “per adesso la situazione è più calma, anche se permane una situazione di assedio”. I collegamenti alla città, in particolare la strada principale “è ancora bloccata e quindi i viveri e il carburante sono tagliati. Speriamo - aggiunge - che questa cessazione delle ostilità vada avanti, noi speriamo che questa situazione tenga. I bombardamenti sono diminuiti, di molto… a noi non resta che sperare”. 

Per il vicario apostolico il problema principale resta quello “dell’elettricità e dell’acqua, soprattutto se l’assedio durerà a lungo” e finiranno “le scorte dei pozzi e le riserve di gasolio. La prospettiva è di restare al buio totale e senza acqua. Per il mangiare ci si arrangia, un po’ di cibo si trova sempre, ma l’emergenza resta l’acqua”. “Speriamo che i vari fronti - conclude il prelato - spingano per la pace, che il piano proposto dalla Russia (e Stati Uniti) prosegua, che le parti si mettano d’accordo. I siriani, il popolo, vogliono la pace”. 

Intanto a Damasco una fonte diplomatica di AsiaNews, dietro anonimato, invita alla prudenza e invita ad aspettare “i prossimi giorni, se non settimane, per capire la tenuta della tregua”. Negli ultimi due giorni, spiega la fonte, “non abbiamo sentito i cacciabombardieri passare sulle nostre teste, questo è un buon segno”. La mattina del 27 sono “caduti colpi di mortaio. Questa è una tregua a macchia di leopardo, con scambi di accuse su violazioni, sulla presenza di combattenti di al Nusra e dello Stato islamico fra gli obiettivi dei bombardamenti”, anche se in molti punti opposizione e islamisti “sono mescolati”. “L’importante - conclude la fonte - è la distribuzione degli aiuti, raggiungere le zone più martoriate e far continuare le trattative di pace”. 

La cessazione delle ostilità è iniziata il 27 febbraio scorso e per la prima volta interessa una parte consistente del Paese. Sono escluse le aree occupate dallo Stato islamico e dal fronte di al Nusra, emanazione di al Qaeda in Siria, che occupano più della metà del territorio, nel centro e nel sud-est del Paese. La tregua riguarda in particolare Damasco, Aleppo, Deera (al sud) e Homs, al centro. 

Il conflitto siriano, divampato nel marzo 2011 come moto di protesa popolare (all’inizio) contro il presidente Bashar al Assad, ha causato sinora oltre 270mila morti e 11 milioni di profughi, più della metà della popolazione. Oggi sul terreno si affrontano l’esercito siriano - sostenuto dai raid aerei di Mosca - e il fronte dei ribelli, cui si sommano gruppi islamisti da 80 nazioni, con l’implicazione diretta o indiretta di potenze internazionali quali l’Arabia saudita, l’Iran, gli Stati Uniti e la Russia. 

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