07/04/2026, 11.10
MYANMAR
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Loikaw riapre la cattedrale per una Pasqua oltre le macerie della guerra

Le luci della Veglia pasquale hanno illuminato una comunità segnata dalla sofferenza: dopo tre anni alcuni fedeli sono tornati alla chiesa di Cristo Re, che era stata occupata dall'esercito birmano costringendo la popolazione locale alla fuga. Il vescovo Celso Ba Shwe è rimasto con gli sfollati nella foresta: "Chiediamo a Dio un tempo di pace e riconciliazione".

Loikaw (AsiaNews/Agenzie) - Dopo anni di silenzio, paura e dispersione, la comunità cattolica della diocesi di Loikaw è tornata a riunirsi nella cattedrale di Cristo Re per celebrare la Veglia pasquale. Come riportato da Vatican News, si tratta della prima celebrazione pasquale dal 2023, un evento di consolazione e speranza per la popolazione cattolica, segnata dalla guerra civile che continua a lacerare il Myanmar.

Nel novembre 2023 il complesso della cattedrale era stato occupato dall’esercito birmano, che aveva trasformato l’area in una base militare per colpire i gruppi armati che compongono la resistenza. All’interno della chiesa avevano trovato rifugio circa 80 civili, sacerdoti e religiosi insieme al vescovo Celso Ba Shwe. Costretti a fuggire a causa dei bombardamenti, che hanno provocato lo sfollamento dell’intera città di Loikaw, i fedeli si sono dispersi nella foresta. Nonostante l’estrema precarietà, il vescovo è rimasto vicino agli sfollati, con cui ha dato vita a una Chiesa itinerante tra le tende di coloro che vivevano a Loikaw e ora hanno perso tutto. La maggior parte delle abitazioni sono state bruciate e i campi coltivati restano circondati da mine antiuomo. 

Solo di recente il ritiro dei militari ha permesso a due sacerdoti di rientrare e riprendere possesso della cattedrale di Cristo Re e del complesso pastorale. Così, per la prima volta dopo tre anni alcuni religiosi e fedeli hanno potuto ritrovarsi per celebrare insieme la Pasqua.

“Oggi la situazione rimane estremamente critica, caratterizzata da un conflitto armato persistente e una grave emergenza umanitaria”, ha raccontato a Vatican News p. Paul Tinreh. Eppure, proprio in questo contesto, la riapertura della cattedrale è stata accolta come un segno di speranza. “Il popolo di Dio può invocare pace, salvezza e liberazione come il popolo di Israele”, ha aggiunto il sacerdote, spiegando che “la nostra speranza per la Pasqua è la vittoria sulla morte, sull’oscurità e sulla disperazione, per tutto il nostro popolo, nella comunione col Cristo risorto”.

Il vescovo Celso Ba Shwe, intanto, continua a vivere lontano da Loikaw, nel villaggio di Soudu, accanto agli sfollati. La sua presenza resta un punto di riferimento per le numerose famiglie cattoliche “in foresta”. “Sono al loro fianco e, con altri preti e religiosi, facciamo sentire a questi fedeli la nostra vicinanza. Sosteniamo la fede del popolo e viviamo, insieme con la gente, la Pasqua, il passaggio dal buio alla luce. Chiediamo a Dio un tempo di pace e riconciliazione”, ha affermato.

Lo Stato Kayah continua a essere tra le aree più colpite dal conflitto, insieme ad altre aree a abitate perlopiù dalle minoranze etniche del Paese, dove si prevede che il numero di sfollati interni raggiunga quota 4 milioni entro la fine dell’anno, mentre le città principali restano sotto il controllo del governo che tra dicembre e gennaio ha indetto delle elezioni farsa per rafforzare il proprio controllo. Tuttavia, anche in città come Yangon, le chiese sono tornate a riempirsi durante le celebrazioni pasquali. Joseph Kung, educatore cattolico, ha sottolineato che “la gente affolla le chiese, i fedeli non hanno paura di recarsi in chiesa per le celebrazioni pasquali”. Si tratta, ha aggiunto, di “un segno di grande fede e resilienza”, perché “ci si fa forza a vicenda, si va a pregare e a ricevere i sacramenti perché sappiamo che il male non ha l’ultima parola e Cristo ha vinto la morte”.

L’appello alla pace è giunto anche dal cardinale Charles Maung Bo durante la messa del Giovedì santo. Invitando il Paese a vivere una Pasqua di riconciliazione, ha ricordato che “se si cammina da soli, se si pensa egoisticamente solo a se stessi, non si costruisce la pace”. La pace, ha sottolineato, “nasce dall’incontro e dall’accoglienza dell’altro come fratello e come dono di Dio”. Per questo, ha concluso, “se si aspira alla pace bisogna connettersi gli uni gli altri, bisogna venirsi incontro e stringersi la mano, bisogna coinvolgersi con chi è nel bisogno e nell’afflizione”, perché “Pasqua è un’opportunità per fare pace”.

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