Maharashtra adotta legge anti-conversioni. Vescovi: ingerenza sul battesimo degli adulti
Presa di posizione di tutti i presuli dello Stato in cui si trova la metropoli di Mumbai, divenuto il tredicesimo ad adottare le norme volute dai nazionalisti indù contro "le conversioni forzate". La denuncia: "Interferenza diretta e ingiustificata nelle legittime pratiche religiose della Chiesa cattolica, in particolare nel suo programma del Rito di iniziazione cristiana degli adulti".
Mumbai (AsiaNews) – Nella serata del 16 marzo l’Assemblea legislativa del Maharashtra ha approvato, con voto per acclamazione, il contestato Freedom of Religion Bill 2026, la cosiddetta “legge anti-conversioni”, divenendo portando così a 13 (su 28) gli Stati indiani in cui è in vigore questo provvedimento voluto dai nazionalisti indù che mira a contrastare le conversioni religiose effettuate tramite coercizione, frode, induzione o matrimonio.
Secondo le disposizioni approvate nello Stato che comprende la metropoli di Mumbai, le persone ritenute coinvolte in conversioni illegali con il pretesto del matrimonio saranno soggette a una pena detentiva di sette anni, oltre a una multa di 100mila rupie (che salgono a 500mila nel caso sia coinvolto un minore, una persona incapace di intendere e di volere, una donna o una persona appartenente alle “caste o tribù classificate”). Particolarmente duri ed esposti ad arbitrio sono gli articoli che impongono a chi vuole convertirsi una notifica alle autorità con un preavviso di almeno 60 ed estendono a qualsiasi familiare la possibilità di presentare una denuncia. Contro questi aspetti sono intervenuti in queste ore i vescovi cattolici del Maharashtra con una dichiarazione congiunta in cui chiedono il ritiro del provvedimento, spiegando che è destinato a interferire pesantemente con la libertà religiosa. Pubblichiamo qui sotto il testo integrale di questo intervento.
Noi, i vescovi dello Stato del Maharashtra, esprimiamo la nostra profonda delusione e una forte protesta contro il cosiddetto Maharashtra Freedom of Religion Act 2026, recentemente approvato dall’Assemblea legislativa del Maharashtra. Lungi dal salvaguardare la libertà religiosa, questa legge, nella sua forma attuale, finisce per compromettere proprio il diritto che pretende di proteggere, ossia la libertà di scegliere e professare la propria religione, come garantito dagli articoli 19, 21 e 25 della Costituzione dell’India.
Le disposizioni della legge costituiscono un’interferenza diretta e ingiustificata nelle legittime pratiche religiose della Chiesa cattolica, in particolare nel suo programma del Rito di iniziazione cristiana degli adulti.
Ringraziamo tutti coloro che si sono opposti a questo disegno di legge. Tuttavia, è altrettanto scoraggiante che il partito di governo, insieme ad alcuni altri, abbia sostenuto questo provvedimento senza un’adeguata consultazione con le comunità maggiormente colpite. I governi precedenti, incluso quello del signor Atal Bihari Vajpayee, hanno sostenuto la tradizione democratica del dialogo con le parti interessate prima di emanare leggi che incidono sulle comunità religiose. Un simile approccio consultivo in questo caso è stato vistosamente assente.
Il Capitolo III, Sezione 6 della legge impone che qualsiasi individuo che intenda convertirsi debba presentare un preavviso di sessanta giorni all’autorità competente. Conferisce inoltre alle autorità il potere di avviare un’indagine di polizia sull’“intenzione, scopo o causa” della conversione proposta, qualora vengano sollevate obiezioni o anche d’ufficio. Questa disposizione invade profondamente la sfera personale della coscienza e del credo, aprendo la porta a controlli, sospetti e molestie. Questa sezione, come la maggior parte delle disposizioni del disegno di legge, è manifestamente arbitraria ed è in violazione del diritto alla privacy dell’individuo tutelato dall’articolo 21, come riconosciuto dalla Corte Suprema nella sentenza del caso del giudice (a riposo) K.S. Puttaswamy contro l’Unione indiana.
La Chiesa cattolica si è sempre opposta alle conversioni forzate. Il suo stesso diritto canonico (Canone 865 §1) richiede esplicitamente che un adulto che desideri ricevere il battesimo lo faccia liberamente e dopo un’adeguata istruzione. Il cammino dell’iniziazione cristiana degli adulti, che di norma dura diversi mesi, è progettato proprio per garantire che gli individui prendano una decisione consapevole e volontaria riguardo alla propria fede.
Secondo la legge attuale, tuttavia, anche una conversione così attentamente ponderata e liberamente scelta potrebbe essere facilmente contestata. Se i familiari, che possono naturalmente opporsi a tale decisione, sollevano obiezioni, il clero e gli altri coinvolti nel processo rischiano di essere accusati di coercizione o di “lavaggio del cervello”, come menzionato nel comma 2(p) del disegno di legge. In tali circostanze, si trovano ad affrontare la minaccia di pene severe e sproporzionate, tra cui fino a sette anni di reclusione e pesanti sanzioni pecuniarie, nonostante l’assenza di qualsiasi illecito. Ciò finisce per criminalizzare attività religiose legittime e impone un onere irragionevole sia all’individuo sia all’istituzione religiosa. Lo spostamento dell’onere della prova sull’imputato, la mancanza di sanzioni deterrenti contro le accuse false e il linguaggio generico e ambiguo della legge sollevano serie preoccupazioni circa l’arbitrarietà e il possibile abuso, come già avvenuto in altri Stati. Ciò viola sia l’articolo 25 sia l’articolo 21 della Costituzione dell’India.
Una lettura attenta della legge suggerisce una preoccupante mancanza di neutralità. Piuttosto che promuovere l’armonia, essa rischia di alimentare sospetti, divisioni e ingiustizie. La legge sembra colpire in modo sproporzionato le comunità minoritarie, sollevando serie preoccupazioni circa la sua intenzione e applicazione.
La Chiesa cattolica ha sempre sostenuto il progresso, l’unità e l’integrità della nazione. Ha collaborato con i governi nella costruzione di una società giusta e inclusiva. Tuttavia, quando la legislazione si allontana dai principi costituzionali e assume un carattere partigiano o coercitivo, diventa necessario far sentire una voce di dissenso fondata sui principi.
Pertanto, ci opponiamo fermamente a questa legge nella sua forma attuale e ne chiediamo il ritiro immediato o una revisione sostanziale. La libertà religiosa non è una concessione dello Stato; è un diritto fondamentale che lo Stato è tenuto a rispettare, proteggere e garantire.
Nell’interesse della giustizia, dell’integrità costituzionale e della tutela dei diritti fondamentali.
mons. Elias Gonsalves
arcivescovo di Nagpur
presidente del Consiglio dei vescovi della Regione Occidentale (WRBC)
mons. John Rodrigues
arcivescovo di Mumbai
mons. Sebastian
arcieparca di Kalyan
mons. Thomas D’sousa
vescovo di Vasai
segretario del Consiglio dei vescovi della Regione Occidentale (WRBC)
mons. Lancy Pinto
vescovo di Aurangabad
mons. Simon Almeida
vescovo di Poona
mons. Ephrem Nariculam
eparca di Chanda
mons. Malcom Sequeira
vescovo di Amravati
mons. Matthews Mar Pochomio
eparca di Khadki
mons. Agnelo Pinheiro
diocesi di Sindhudurg
mons. Savio Fernandes
mons. Stevan Fernandes
mons. Alwyn D’silwa
vescovi ausiliari dell’arcidiocesi di Mumbai
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