10/04/2026, 12.08
MALAYSIA - INDONESIA - LIBANO
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Malaysia e Indonesia: sicurezza per i caschi blu Unifil in Libano

di Joseph Masilamany

Kuala Lumpur chiede all'Onu di riesaminare la missione di pace. Preccupazione per 500 malesi del battaglione Malbatt: sospesi i pattugliamenti. Giacarta sollecita indagine "approfondita" sulla morte di tre militari a marzo: presentata al Consiglio di Sicurezza dichiarazione congiunta con 73 Paesi firmatari.

Kuala Lumpur (AsiaNews) - Il ministro degli esteri malese Mohamad Hasan ha affermato che il deterioramento della situazione in Libano non è più compatibile con le operazioni di mantenimento della pace di Unifil. Sollevando preoccupazioni per la sicurezza degli oltre 500 membri del personale malese di stanza nel Paese: contribuisce alle missioni di pace delle Nazioni Unite nel Libano meridionale anche il Battaglione malese Malbatt 850-13. 

“Il Malbatt è una forza di pace, ma ora è in corso una guerra”, ha dichiarato. “Vogliamo chiedere all’Onu di rivedere i termini o la durata della missione, poiché non vogliamo che il nostro personale di mantenimento della pace sia esposto al pericolo o subisca lesioni”. Hasan, anche membro del Parlamento per Rembau, ha osservato che l’attuale missione dovrebbe concludersi alla fine dell’anno. Tuttavia, la Malaysia non può ritirare unilateralmente le proprie truppe poiché il dispiegamento rientra in un mandato Onu.

La Malaysia ha incaricato il proprio rappresentante permanente presso le Nazioni Unite di rivolgersi al Segretario Generale António Guterres e di coordinarsi con gli altri Paesi - oltre agli europei Italia, Francia e Spagna, anche gli asiatici Indonesia, India e Nepal - che contribuiscono con truppe per redigere un memorandum in cui si sollecita una rivalutazione della missione.

Come misura precauzionale, il Consiglio dei Ministri malese ha inoltre ordinato al Ministero della Difesa di sospendere le operazioni di pattugliamento da parte del personale del Malbatt, ordinando loro di rimanere alla base per garantire la sicurezza. Contestualmente, Hasan ha affermato che la Malaysia sta monitorando da vicino i movimenti di sei petroliere malesi bloccate nello Stretto di Hormuz a causa delle tensioni regionali.

Le preoccupazioni della Malaysia riguardo alla sicurezza delle proprie truppe si inseriscono nel contesto di una storia eminente nel campo del mantenimento della pace internazionale. Il coinvolgimento del Paese è iniziato nel 1960 con l’Operazione delle Nazioni Unite in Congo (Onuc), che ha segnato il suo primo contributo alla pace mondiale sotto la bandiera celeste dell’Onu.

La presenza della Malaysia in Libano risale al 2007, quando si è unita all’Unifil a seguito del conflitto del 2006 tra Israele ed Hezbollah. I caschi blu malesi hanno fornito assistenza umanitaria, ricostruendo le infrastrutture e promuovendo una pacifica convivenza. La richiesta di Kuala Lumpur di una revisione del mandato dell’Unifil sottolinea il delicato equilibrio tra l’adempimento degli obblighi internazionali e la garanzia della sicurezza delle proprie truppe. In attesa della decisione dell’Onu, il Paese rimane saldo nell’mpegno per la pace, temperato dalla prudenza e dal dovere di proteggere coloro che prestano servizio.

Intanto, l’Indonesia chiede oggi un’indagine “approfondita” sulla morte di tre caschi blu in Libano, caduti in due diverse esplosioni avvenute nel sud del Libano alla fine di marzo. Giacarta ha presentato alle Nazioni Unite una dichiarazione congiunta sulla sicurezza delle forze di pace, firmata da decine di Paesi alleati.

Nella dichiarazione congiunta, i Paesi esortano il Consiglio di Sicurezza dell’Onu a condurre un’indagine approfondita sugli incidenti avvenuti nel Libano meridionale, che hanno causato anche il ferimento di caschi blu di Francia, Ghana, Nepal e Polonia. Il Ministero degli Esteri di Giacarta ha dichiarato che 73 paesi e nazioni con status di osservatori presso l’Onu hanno appoggiato la dichiarazione, letta a New York dal rappresentante permanente dell’Indonesia presso le Nazioni Unite, Umar Hadi.

“I paesi che contribuiscono con truppe chiedono inoltre la fine delle violenze in Libano, l’allentamento delle tensioni e incoraggiano tutte le parti a tornare al tavolo dei negoziati per raggiungere una soluzione pacifica”, ha dichiarato. Mentre il presidente Prabowo ha condannato “fermamente ogni atto efferato che mina la pace e causa la morte dei soldati della nostra nazione”. 

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