Unifil via dal Libano a fine 2026: nuove incertezze tra le tensioni sul disarmo di Hezbollah
Il Consiglio di sicurezza Onu ha prolungato per un “ultimo” anno il mandato fino al 31 dicembre 2026, con Washington ostile ad ulteriori estensioni. Presenti dal 1978 nel Paese dei cedri, i Caschi Blu Onu sono oggi una forza composta da 10.800 peacekeeper. Il ringraziamento del presidente Jospeh Aoun e le pressioni di Israele.
Beirut (AsiaNews) - Testimone dal 1978 delle contrapposizioni con Israele, la forza internazionale di pace nel Libano meridionale (Unifil), diventata in quasi 50 anni un’istituzione nazionale, ha visto ieri il suo 48° mandato prorogato per un anno - e per l’ultima volta - fino al 31 dicembre 2026 dal Consiglio di sicurezza Onu. Di fronte al rischio di un veto statunitense, ostile a qualsiasi estensione, la risoluzione specifica che questo prolungamento di un anno, strappato da Parigi da Washington, sarà “l’ultimo”. Unifil dovrà iniziare il suo ritiro graduale e in sicurezza a partire dall’ultimo giorno del 2026, e potrà beneficiare di un anno di tempo per portarlo a termine.
Concepito nel 1978 per creare una zona tampone tra le forze palestinesi in Libano e Israele (“Operazione Litani”, 14-21 marzo 1978), l’Unifil comprende 10.800 peacekeeper, meglio noti come “Caschi blu” Onu. Il suo centro operativo si trova a sud del fiume Litani e offre all’esercito libanese un servizio di sorveglianza e sostegno.
Il grazie di Aoun
Il presidente Joseph Aoun ha espresso i propri ringraziamenti al Consiglio di sicurezza per questo voto unanime. Egli ha rivolto un pensiero particolare alla Francia, portavoce della risoluzione 2790 che ha prolungato ancora di un anno il mandato, per “gli sforzi compiuti”, così come gli Stati Uniti per “la loro comprensione delle condizioni del Libano”.
Beirut, come alcune capitali europee, temeva che una partenza affrettata avrebbe creato un vuoto di sicurezza e incoraggiato le violazioni dell’accordo di cessate il fuoco concluso il 27 novembre 2023 tra Israele e Libano, a beneficio di Hezbollah. Il movimento sciita filo-iraniano era entrato in guerra contro lo Stato ebraico a sostegno dell’operazione “Tempesta di al-Aqsa” lanciata da Gaza oltre-confine il 7 ottobre 2023.
L’accordo si riferisce esplicitamente alla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite, che prevede in particolare lo “smantellamento di tutte le milizie” in Libano, compreso Hezbollah. Un processo delicato la cui applicazione si prolunga, come è ovvio, nel tempo e che il presidente Aoun sta guidando usando estrema cautela.
Israele critica l’Unifil per non aver documentato adeguatamente i reati e le violazioni di Hezbollah. In queste accuse vi è una parte di verità, ma va sottolineata anche la natura passiva che caratterizzava il suo mandato. In particolare le regole di ingaggio, che prevedevano esclusivamente una posizione di autodifesa.
Il Libano vede in queste critiche un tentativo da parte di Israele stessa di deviare l’attenzione dai reati di cui è responsabile: 250 elementi di Hezbollah sono stati uccisi in attacchi mirati di droni dal novembre 2023, mentre lo Stato ebraico continua ad occupare cinque punti di osservazione all’interno del territorio libanese. A questo si aggiunge il divieto di ricostruire una collana di 28 villaggi frontalieri rasi al suolo, per una stima complessiva di 124mila abitanti, per non parlare della violazione quasi quotidiana dello spazio aereo libanese.
Del resto la risoluzione 2790 invita Israele a “ritirare le proprie forze dal nord della Linea Blu”, una linea di divisione stabilita dall’Onu tra Libano e Israele, tra cui “le cinque posizioni sul territorio libanese”. Washington, da parte sua, ritiene che questa forza sia inefficiente e che costi troppo per il servizio che rende. Il bilancio annuale dei Caschi Blu nel Paese dei cedri è di 538 milioni di dollari, di cui il 25% è coperto dagli Stati Uniti.
Quadro regionale teso
Il prolungamento del mandato Unifil cade in un momento di tensione, con il Libano che è chiamato a far rispettare la risoluzione 1701 delle Nazioni Unite e a smantellare la struttura militare di Hezbollah. Il Consiglio dei ministri libanese si è impegnato (il 5 e 7 luglio scorsi) a farlo entro la fine dell’anno. Il disarmo sarà effettuato in conformità con un piano affidato all’esercito libanese, le cui linee guida devono essere sottoposte a un Consiglio dei ministri in programma il 2 settembre.
Tuttavia, questo piano è categoricamente respinto da Hezbollah, che rifiuta di consegnare le sue armi allo Stato libanese senza garanzie di reciprocità israeliane, che Beirut ha cercato peraltro di ottenere invano attraverso la missione Tom Barrack. Il suo segretario generale, lo sceicco Naim Qassem, ha minacciato di una vera e propria “insurrezione civile” nel Paese dei cedri, in caso di uso della forza. E sotto forma di concessione, il movimento sciita ha dichiarato di aderire al principio di concentrazione e del controllo delle forze armate nelle mani dello Stato, pur rifiutando che a questo passo sia associato un calendario-programma con tempistiche da rispettare.
Il ritiro Unifil metterà il Libano in contatto diretto con una commissione militare guidata da un ufficiale statunitense al CENTCOM. Israele aveva occasionalmente espresso l’auspicio che la Commissione si sarebbe evoluta in un comitato militare-diplomatico, che avrebbe messo a confronto il fronte libanese con la controparte israeliana. Tuttavia il Libano ha osteggiato la proposta temendo di venir attirata verso un piano indiretto di “normalizzazione” separato con lo Stato ebraico; al tempo stesso, conferma l’adesione a un progetto già redatto al vertice arabo di Beirut del 2002, che prevede al tempo stesso il riconoscimento di uno Stato palestinese.
Unifil verrà rimpianta
A prescindere dalle considerazioni di natura politica, il mandato Unifil sarà senza dubbio rimpianto per tutta una serie di motivazioni economiche e sociali. La sua presenza consente l’iniezione annuale di circa 80 milioni di dollari nell’economia nazionale, secondo studi. Parte della prosperità commerciale di città come Nabatiyeh e Tiro dipende dalla presenza dei Caschi Blu. Infine, Unifil fornisce inoltre importanti servizi sanitari alla popolazione attraverso la sua rete di cliniche e competenze tecniche e non al mondo rurale (finanziamento di progetti per le comunità locali, scuole, cliniche, servizi veterinari). Esso comprende anche un corpo specializzato nello sminamento e conta diverse centinaia di dipendenti libanesi.
24/02/2005