18/10/2022, 12.15
CINA
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Manca consenso per l’ingresso di Pechino nel blocco commerciale Cptpp (voluto da Obama)

Lo rivela il premier di Singapore. Il grande accordo di libero scambio, boicottato da Trump, era pensato in chiave anti-cinese. In corso i negoziati con la Gran Bretagna. L’adesione della Cina escluderebbe quella di Usa e Taiwan.

Pechino (AsiaNews) – Tra i Paesi membri della Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (Cptpp) non c’è consenso per l’ingresso della Cina. Lo ha dichiarato oggi il premier di Singapore Lee Hsien Loong, in visita in Australia. L’accordo di libero scambio è l’erede della Trans-Pacific Partnership (Tpp) voluta dall’ex presidente Usa Barack Obama per contrastare l’ascesa geopolitica di Pechino.

Secondo Lee, la Cina ha però le carte in regola per soddisfare le condizioni del blocco commerciale. Dopo il ritiro degli Stati Uniti nel 2017, voluto da Trump, fanno parte della Cptpp Giappone, Australia, Brunei, Canada, Cile, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

Per essere accolto nella Cptpp, uno Stato richiedente deve ottenere l’approvazione di tutti i suoi membri. L’intesa ha rimosso il 95% delle barriere tariffarie tra i partecipanti. Il Giappone, che con l’uscita degli Usa è il socio di maggioranza del patto commerciale, e l’Australia hanno espresso forti dubbi che la Cina possa rispettare le richieste sul libero commercio: la natura opaca e dirigista del sistema economico cinese non è certo in linea con le norme e gli elevati standard della Cptpp.

Canberra mette come precondizione la cancellazione da parte cinese di una serie di sanzioni commerciali contro l’export australiano, una posizione che Lee ha dichiarato di comprendere. Il Giappone teme anche che l’adesione della Cina impedisca un possibile futuro ripensamento di Washington sulla stipula del patto.

La discussione è delicata. Pechino sostiene di avere il sostegno di Malaysia e Vietnam, oltre che di Singapore. Non sarebbero contrari nemmeno Brunei e Nuova Zelanda. Le nazioni Cptpp prendono tempo, usando i negoziati in corso con la Gran Bretagna come scusante.

Per non indispettire i cinesi, il blocco commerciale tiene in sospeso la candidatura di Taiwan, caldeggiata soprattutto da Tokyo. Taipei ha presentato la sua richiesta a settembre 2021, sei giorni dopo la Cina: date le tensioni attuali, il via libera a una escluderebbe l’altra. Pechino considera Taiwan una provincia “ribelle”; il 16 ottobre, nel suo rapporto al 20° Congresso del Partito comunista cinese, Xi Jinping ha ribadito che il suo Paese è pronto a riconquistare l’isola con la forza se necessario.

Diverse nazioni Cptpp fanno parte anche della Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep), il più grande accordo di libero scambio al mondo, dominato dalla Cina. Firmata nel novembre 2020 dai 10 Paesi Asean (Associazione dei Paesi del sud-est asiatico), più Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda, l’intesa copre circa il 30% del Pil e della popolazione globale. In termini di apertura dei mercati, la Rcep è però ben al di sotto dei livelli stabiliti nella Cptpp o negli accordi di libero scambio siglati dall’Unione europea con Giappone, Vietnam e Singapore.

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