Mentre si invoca la tregua olimpica, ai mondiali di cricket il Pakistan boicotta l’India
Islamabad ha autorizzato la partecipazione alla Coppa del mondo maschile T20, ma alla squadra non è permesso di disputare la partita con l'India prevista il 15 febbraio. L’International Cricket Council ha criticato la “partecipazione selettiva”, mentre Islamabad accusa l'ente di favorire Delhi. Anche la finale rischia di essere spostata in campo neutrale.
New Delhi (AsiaNews) - Mentre le Nazioni unite hanno richiamato al rispetto della tregua olimpica, chiedendo di sospendere tutti i conflitti in corso in occasione dei Giochi di Milano e Cortina, in Asia meridionale la Coppa del mondo di cricket T20 maschile si sta giocando in un clima di grandi tensioni tra India e Pakistan.
Islamabad ha annunciato che non invierà la propria squadra in India, per cui tutte le partite saranno disputate in Sri Lanka, che co-organizza il torneo insieme all’India, in programma dal 7 febbraio all’8 marzo. Secondo una comunicazione del governo, però, la squadra pakistana non prenderà parte al match con l’India: “Il governo della Repubblica islamica del Pakistan concede l’approvazione alla squadra di cricket pakistana per partecipare all’ICC World Cup T20 2026”, ha scritto domenica il governo sul proprio account ufficiale su X. “Tuttavia, la squadra di cricket pakistana non scenderà in campo nella partita in programma il 15 febbraio 2026 contro l’India”.
Molti osservatori restano scettici, perché le sfide tra India e Pakistan, proprio a causa delle crescenti tensioni politiche, generano sempre record di ascolti, e soprattutto introiti pubblicitari, in entrambi i Paesi. India e Pakistan non disputano serie bilaterali dal 2012-2013, ma continuano ad affrontarsi nei tornei internazionali dell’International Cricket Council (ICC), che, dal canto suo, ha fatto sapere di essere in attesa di una comunicazione ufficiale da parte del Pakistan Cricket Board, sottolineando che in questo modo si rischia di danneggiare lo spirito del torneo. “Questa posizione di partecipazione selettiva è difficile da conciliare con la premessa fondamentale di un evento sportivo globale in cui tutte le squadre qualificate dovrebbero competere a parità di condizioni secondo il calendario dell'evento”, ha affermato l’ente regolatore. “Sebbene l'ICC rispetti il ruolo dei governi in materia di politica nazionale, questa decisione non è nell'interesse del gioco globale né del benessere dei tifosi di tutto il mondo, compresi i milioni di pakistani”.
Resta inoltre un nodo importante: il Pakistan (che nei giorni scorsi, come di routine, ha incolpato l’India di essere dietro agli attentati compiuti in Belucistan), sarebbe pronto a boicottare anche la finale, qualora dovesse passare tutti i turni? È infatti previsto che il match venga disputato al Narendra Modi Stadium di Ahmedabad, in India. Allo stesso tempo, però, il calendario ICC prevede una clausola di contingenza in base alla quale la sede della finale possa essere spostata a Colombo, in Sri Lanka, come campo neutrale.
I boicottaggi di questo mondiale erano iniziati quando il Board of Control for Cricket di Delhi aveva chiesto ai Kolkata Knight Riders di sospendere il giocatore bengalese e musulmano Mustafizur Rahman all’inizio di gennaio. Il Bangladesh aveva allora espresso preoccupazioni per la sicurezza dei propri giocatori chiedendo di poter disputare le partite in Sri Lanka. Tuttavia l’ICC ha confermato che, secondo le proprie valutazioni, non esistono rischi tali da giustificare uno spostamento del calendario. Il Bangladesh si è ritirato dalla Coppa del mondo e il suo posto nel girone è stato assegnato alla Scozia.
Secondo Mohsin Naqvi, presidente del Pakistan Cricket Board, la rimozione del Bangladesh è stata un’“ingiustizia”, che svela “i due pesi e le due misure” dell’ICC a favore dell’India, che l’anno scorso, per esempio, non è volata in Pakistan per il Champions Trophy. Secondo alcune fonti governative citate dal quotidiano pakistano Dawn, il boicottaggio contro l’India segue la “decisione di parte” dell’ICC di escludere il Bangladesh dal torneo.
Nonostante gli appelli a tenere separata la politica dallo sport, la politica resta profondamente intrecciata al cricket nel subcontinente. Mohsin Naqvi è ministro dell’Interno in Pakistan, mentre a capo dell’ICC c’è Jay Shah, già segretario del Board of Control for Cricket dell’India, ma soprattutto figlio del ministro dell’Interno indiano, Amit Shah, noto per essere vicino al primo ministro Narendra Modi. Secondo alcuni commentatori, l’arrivo di Jay Shah alla guida dell’organo di controllo del cricket indiano nel 2023 ha trasformato lo sport in una piattaforma per la diffusione dell’ideologia ultranazionalista indù del Bharatiya Janata Party (BJP) al governo.
Diversi giocatori hanno commentato la vicenda sui social. L’ex giocatore pakistano Shahid Afridi, in un post su X, ha definito la vicenda “deplorevole”, ma ha comunque espresso il proprio sostegno alla decisione del governo. “Ho sempre creduto che il cricket potesse aprire delle porte quando la politica le chiude. È deplorevole che il Pakistan non giocherà contro l’India alla Coppa del mondo T20, ma sostengo la decisione del mio governo. Questo è il momento in cui l’ICC deve assumere un ruolo guida e dimostrare, attraverso le decisioni e non le dichiarazioni, di essere imparziale, indipendente ed equo nei confronti di tutti i membri”, ha aggiunto. Per l’ex battitore pakistano Muhammad Yousuf il governo ha preso “posizione dura ma necessaria” per “proteggere l’integrità dello sport”. I giocatori indiani hanno perlopiù criticato la decisione, definendola, come nel caso dell’ex giocatore Harbhajan Singh, un “drammatizzazione inutile per depistare le persone” e danneggiare soprattutto coloro che anche all’interno del Pakistan vogliono seguire la partita con la squadra indiana.
04/03/2017 09:13
07/03/2022 10:18




