16/10/2021, 10.50
FILIPPINE
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Mindanao, a 10 anni dall'uccisione i manobo ricordano p. Tentorio

di Giorgio Bernardelli

Missionario del Pime colpito a morte il 17 ottobre 2011 dopo una vita spesa a difendere i diritti delle popolazioni tribali locali le cui terre continuano a essere minacciate. Le testimonianze dei ragazzi che grazie a lui sono andati a scuola. P. Geremia che ne ha raccolto l'eredità: "Il nostro grido per la giustizia ne sta mantenendo viva la memoria e alimenta la speranza". 

Milano (AsiaNews) – Nelle Filippine ricorrono in queste ore i 10 anni dall'uccisione di p. Fausto Tentorio, freddato da un killer la mattina del 17 ottobre 2011 nell'Arakan Valley la regione dell'isola di Mindanao dove per oltre 30 anni questo missionario italiano del Pime si era dedicato alla difesa dei diritti dei tribali. Una dedizione che i manobo e le altre popolazioni che p. Tentorio ha servito non hanno dimenticato. Per questo - in occasione di questo anniversario - lo stanno ricordando anche on line con una serie di testimonianze, poesie, canzoni scritte principalmente dai ragazzi che hanno frequentato le scuole aperte da questo missionario nelle aree della foresta dell'Arakan.

Un modo per ricordare che la sfida a cui p. Fausto ha dedicato la vita resta quanto mai attuale: nelle foreste di Mindanao la corsa ad accaparrarsi il legname e le risorse del sottosuolo strappando le terre ai tribali non si è mai fermata ed è stata nuovamente incoraggiata dalla recente fine della moratoria sull'apertura di nuove miniere deciso da Duterte. Chi - come p. Tentorio - prova a opporsi continua a essere ucciso. E su queste morti continua a non esserci giustizia: lo stesso processo agli indagati per la morte del missionario italiano resta ingabbiato nella paralisi della giustizia filippina.

Scrive in occasione di questo decimo anniversario p. Peter Geremia, amico e confratello di p. Tentorio che ne sta continuando l'opera nell'Arakan Valley: “Ero il collaboratore più stretto di Fausto credo che sia stato ucciso per fermare il nostro servizio ai tribali e alle loro organizzazioni che reclamano le proprie terre e i propri diritti come figli di Dio. Ed è il motivo per cui io e i suoi amici stiamo tuttora portando avanti i programmi che abbiamo iniziato con lui e continuiamo a lottare anche per ottenere giustizia in tribunale. Facciamo i conti con molti ostacoli e anche minacce. Siamo tentati di fermarci, ma credo che i nostri sforzi e le nostre preghiere, le nostre canzoni e le nostre testimonianze, il nostro grido per la giustizia stiano ancora mantenendo viva le memoria di p. Fausto”.

“Lui - conclude p. Geremia - è diventato un segno di speranza, un segno di liberazione dall'oppressione e dalla disperazione, il segno che noi possiamo trasformare l'uccisione di un servo dei poveri in una sfida a seguire il suo esempio. Come lui, missionario, ha seguito l'esempio di Cristo che continua a essere con noi mentre portiamo avanti la Sua missione”.

Un impegno fatto proprio anche dalla famiglia di p. Tentorio, che dopo aver visto ai funerali a Mindanao l'amore della gente per questo missionario ha dato vita all'associazione Non dimentichiamo p. Fausto che tiene vivo un ponte di solidarietà tra l'Italia e le Filippine: “Sosteniamo 400 ragazzi nelle scuole dei manobo nelle Filippine create da mio zio – spiega il nipote Andrea Tentorio -. Ma è altrettanto importante che il messaggio di p. Fausto non venga dimenticato anche in Italia. Perché la sua vita donata ha ancora molto da dire anche a tutti noi”.

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