24/07/2014, 00.00
FILIPPINE
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Mindanao, l'unica città cristiana non vuole entrare nella regione islamica

Gli accordi di pace fra il governo di Manila e i guerriglieri musulmani dell'arcipelago prevedono la creazione di una zona autonoma, governata da leggi ispirate dall'islam. Wao, unica municipalità a stragrande maggioranza cristiana, chiede l'esenzione: "Viviamo in pace e rispettiamo il loro desiderio di libertà, ma non vogliamo farne parte. Il governo ci ascolti".

Manila (AsiaNews/Cbcp) - L'unica città cristiana della provincia a maggioranza islamica di Mindanao "vorrebbe un governo locale sotto il controllo diretto dell'esecutivo nazionale. Preferiamo rimanere fuori dal Bangsamoro, anche se sosteniamo il diritto all'auto-determinazione dei musulmani del luogo. Spero che Manila ci ascolti prima che ci siano problemi". È l'opinione di Elvino Balicao jr, sindaco di Wao - municipalità con circa 50mila abitanti nella zona di Lanao del Sur - e lui stesso cristiano. L'area in cui vive è composta dalle province islamiche che - dopo i recenti accordi di pace - hanno lanciato un governo locale ispirato ai principi musulmani.

Il Bangsamoro è una regione storica delle Filippine composta da una popolazione prevalentemente musulmana, sconquassata da decenni di guerra civile fra il governo centrale e i guerriglieri del Moro (gruppo etnico di fede islamica e primo ispiratore della guerriglia per l'indipendenza) e del Milf (Moro Islamic Liberation Front): questi hanno chiesto nel tempo prima l'indipendenza e poi una sostanziale autonomia dall'esecutivo centrale. L'accordo di pace del 2012 ha previsto la costituzione della regione come regione autonoma delle Filippine.

Wao è l'unica città a maggioranza cristiana: qui i musulmani sono soltanto il 17% della popolazione. Secondo il sindaco Balicao "rispettiamo la loro cultura e abbiamo vissuto in pace, fianco a fianco, da tempo immemorabile. Ma il mio popolo preferisce vivere e praticare la propria fede, portando avanti la propria cultura, all'esterno di un governo islamico autonomo". Il riferimento è alle restrizioni che la religione islamica impone ai suoi fedeli, e che "troppo spesso" questi estendono anche ai non musulmani.

"Voglio essere chiaro - aggiunge il politico - e dire che noi non ci opponiamo alla loro volontà. Ma come il 27 marzo 2014 [data della firma dell'accordo che ha sancito la creazione del Bangsamoro nda] abbiamo manifestato in maniera pacifica, allo stesso modo vogliamo chiedere a Manila di ascoltare la nostra voce".

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