21/02/2012, 00.00
FILIPPINE
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Mindanao: l'esercito arresta presunto leader di Abu Sayyaf

Abdullah Patah Ismael, noto come Patah Hamiakm è accusato di aver decapitato decine di soldati. Fonti di AsiaNews criticano l'azione sbrigativa dell'esercito. Per gli abitanti l'uomo catturato dai militari sarebbe solo un criminale comune.

Zamboanga (AsiaNews) - Dubbi e riserve sull'identità di Abdullah Patah Ismael, presunto leader di Abu Sayyaf, catturato questa mattina a Santa Isabela (Basilan, Mindanao) dalle forze speciali dell'esercito filippino. Per l'esercito egli avrebbe decapitato decine di persone; secondo fonti di AsiaNews  egli è solo un criminale comune e i militari hanno dato la notizia senza verificare la sua vera identità.

Noto all'Interpool con il nome di battaglia di Patah Hamiakm, l'uomo è accusato di crimini atroci. Nel 2007 avrebbe ordinato la decapitazione di 10 soldati durante gli scontri di Al-Barka (Basilan).  Nel 2010 sarebbe fra gli organizzatori degli attentati di Santa Isabela costati la vita a 15 persone.

Tuttavia secondo le fonti, il Patah arrestato dall'esercito è solo un piccolo trafficante e non il  membro di spicco di Abu Sayyaf descritto sui giornali. A tut'oggi solo le agenzie internazionali hanno riportato la versione dei responsabili dell'esercito. "I quotidiani locali vogliono attendere prima di scrivere la versione definitiva - spiegano le fonti - tutti conoscono lo stile dei militari. Per mantenere alto il loro prestigio, essi arrestano spesso criminali o anche persone innocenti, spacciandoli per importanti leader terroristi". 

Secondo le fonti l'esercito teme un drastico taglio dei fondi dopo gli sviluppi degli accordi fra governo e ribelli del Moro Islamic Liberation Front. Per questa ragione nelle ultime settimane hanno dato molto risalto alle operazioni contro i terroristi. Lo scorso 2 febbraio i militari hanno annunciato l'uccisione di Zulfifli bin Hir, capo della Jemaah Islamiah, Gumbahali Jumdail, leader di Abu Sayyaf e Mumanda Ali, fra gli autori della strage di Bali.  Essi sono morti nella jungla di Jolo insieme ad altri 13 miliziani durante un raid aereo, ma a tutt'oggi si attende la prova del Dna per la conferma definitiva.    

La regione di Mindanao a maggioranza musulmana è da oltre 40 anni teatro di un conflitto tra esercito filippino e gruppi estremisti islamici che lottano per ottenere l'indipendenza dell'isola e creare uno Stato islamico governato dalla sharia. Nonostante i negoziati con il Moro Islamic Liberation Front (Milf), storico movimento separista islamico - Abu Sayyaf e Jemaah Islamiyah hanno continuato a compiere rapimenti e attentati contro edifici cristiani e governativi. In questi anni le comunità cattoliche di Jolo e Basilan sono state spesso bersaglio di attacchi. Il più grave è avvenuto il 7 luglio 2009, quando una bomba esplosa dentro la cattedrale di Jolo, provocando sei morti e 40 feriti. (S.C.)

 

  

 

 

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