23/06/2021, 14.35
MYANMAR-RUSSIA
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Mosca: rafforzeremo cooperazione militare con Naypyidaw

Il ministro della Difesa Shoigu ha ricevuto in visita il generale Min Aung Hlaing, capo della giunta militare. La Russia insieme alla Cina sono i maggiori fornitori di armi. Intanto non si ferma la repressione: un uomo di 30 anni arrestato dai militari è stato torturato a morte in un villaggio che sostiene la Lega nazionale per la democrazia.

Mosca (AsiaNews/Agenzie) – La Russia andrà avanti a rafforzare la cooperazione militare con il Myanmar, nonostante il colpo di Stato del 1 febbraio scorso. A dichiararlo è stato il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, ricevendo in visita a Mosca il generale Min Aung Hlaing, capo della giunta militare al governo a Naypyidaw dopo l'annullamento delle elezioni vinte dalla Lega nazionale per la democrazia (Lnd) di Aung San Suu Kyi. Mosca è già oggi uno dei maggiori fornitori di armi dell'esercito birmano.

La presa di posizione pubblica del governo russo giunge a pochi giorni dalla risoluzione votata dall'Assemblea generale dell'Onu, che chiede ai Paesi membri di adoperarsi per fermare i rifornimenti bellici al Myanmar. Sul testo - il primo pronunciamento ufficiale delle Nazioni Unite contro il golpe dei generali in Myanmar - la Russia si era astenuta insieme alla Cina. “Siamo determinati a proseguire i nostri sforzi per rafforzare i legami bilaterali fondati sulla comprensione reciproca, il rispetto e la fiducia tra i nostri due Paesi”, ha detto Shoigu in una dichiarazione rilanciata dall'agenzia russa Ria Novosti in occasione della visita del generale Hlaing.

Tutto questo mentre dal Myanmar continuano ad arrivare notizie sulla repressione messa in atto dai militari. Un 30enne che il 21 giugno era stato arrestato nel villaggio di Len Zin, nel distretto di Monywa, è stato torturato fino alla morte dai militari. I soldati erano arrivati nel villaggio dopo un incendio a una scuola e avevano portato via tre delle persone che lo stavano spegnendo; la mattina dopo il cadavere dell'uomo è stato riconsegnato alla famiglia con evidenti segni delle violenze subite. “Len Zin - ha raccontato uno degli abitanti - è un villaggio noto per il sostegno alla Lega nazionale per la democrazia. Durante la campagna elettorale, all'ingresso avevano innalzato uno striscione in cui era scritto che tutti avremmo votato per la Lnd. Forse i militari sono arrabbiati per questo”.

Ieri anche nella vicina Mandalay - la seconda città del Myanmar - tre persone sono rimaste uccise in scontri tra l'esercito e le milizie del People’s Defense Force. Si è trattato del primo scontro armato all'interno della città dal golpe di febbraio. Testimoni locali riferiscono che l'esercito ha rafforzato i controlli in diverse parti della città e ieri sera molte attività commerciali sono rimaste chiuse per paura di nuove violenze.

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