06/01/2005, 00.00
SRI LANKA
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Mullaithivu, lo tsunami e la guerriglia

di Danielle Vella

Il vescovo locale ha avviato una campagna di aiuti in un'area segnata da 20 anni di guerre civili e prostrata dal maremoto. Molti disperati tentano il suicidio.

Colombo (AsiaNews) – "Dobbiamo dare una nuova speranza di vita a quanti sono scampati al maremoto". Lo afferma mons. Joseph Rayappu, vescovo della diocesi di Mannar, nello Sri Lanka del nord, una delle zone più colpite dalla tragedia e non nuovo alle sofferenze. In 20 anni di guerre civili tra i ribelli Tamir e il governo locale per il controllo della zona settentrionale del paese, la popolazione civile ha subito il fuoco incrociato dei due schieramenti, il sequestro delle abitazioni e vive in uno stato di estrema povertà.

Nell'area costiera di Mullaithivu, la parte più colpita dallo tsunami, il numero delle vittime ha raggiunto quota 7 mila e la cifra sembra destinata a crescere; mons. Joseph Rayappu afferma che negli ultimi tempi "sono stati ritrovati i corpi di 3 bambini", ma "ogni giorno dai terreni bonificati emergono nuovi cadaveri".

Lo sforzo della chiesa locale è immenso in una situazione di estrema crisi: a Mullaithivu lo tsunami ha spazzato via 25 villaggi e il 98% delle case è andato distrutto. Circa 30 mila famiglie sono senza casa.

La popolazione di Mullaithivu ha "perso ogni speranza" e i più disperati tentano di suicidarsi perché hanno "perso tutto ciò che possedevano": ogni famiglia "ha una storia da raccontare" e ogni casa "piange uno o due morti". Per questo la chiesa locale si muove in due direzioni: essa distribuisce scorte di cibo, medicinali e vestiti per far fronte ai bisogni materiali e invia membri delle congregazioni religiose fra i sopravvissuti per confortarli.

"Abbiamo inviato camion carichi di aiuti – sottolinea mons. Joseph – e ai preti e alle suore chiediamo di parlare con la gente, di infondere coraggio e di dare una speranza per il futuro". L'opera di assistenza e di aiuto della chiesa cattolica locale è controllata in prima persona dal vescovo che, fin dall'inizio, ha voluto coordinare in prima persona le operazioni.

Nella zona manca tutto, dai medicinali per prevenire lo scoppio di gravi epidemie non curabili con i normali trattamenti agli alloggi temporanei. La gente ha trovato rifugio nelle scuole costruite all'esterno dei villaggi, ma il 10 gennaio ricominceranno le lezioni e sarà necessario costruire alloggi di emergenza. Il vescovo sottolinea che "la gente ha bisogno di aiuto per ricominciare a vivere e la casa è un'esigenza fondamentale da soddisfare, unita alla necessità di un lavoro che è legato in gran parte alla pesca. Le barche e le reti sono state spazzate via dal maremoto e al momento non hanno alcuna possibilità di riprendere l'attività".

Un'attenzione particolare è dedicata ai bambini: mons. Joseph ha chiesto ad ogni parrocchia di ospitarne almeno 20 e ha avviato la costruzione di una casa che ne possa accogliere altri.

La situazione è aggravata dal comportamento dei politici: Mullaithivu è considerata zona franca ed è sotto il controllo delle forze ribelli Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE); gli aiuti governativi non sono ancora arrivati e l'attuale situazione potrebbe compromettere il futuro e la vita della popolazione.

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