09/06/2022, 11.37
MYANMAR
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Nella discarica di Yangon nasce l'asilo nido Alveare d'oro

di Alessandra De Poli

È l'ultimo progetto dell'organizzazione New Humanity International. Una struttura che accoglie 60 bambini in età prescolare mentre i genitori lavorano alla giornata. Obiettivo è registrare i piccoli all'anagrafe e fare in modo che abbiano accesso alle cure mediche e all'istruzione superiore.

Yangon (AsiaNews) - Nonostante le difficoltà che il Myanmar sta vivendo da un anno e mezzo non mancano le iniziative di solidarietà: il nuovo progetto dell’organizzazione New Humanity International si chiama Alveare d’oro ed è un asilo nido per i bambini di 4 anni che provengono dalla discarica di Insein, ai margini di Yangon, la vecchia capitale del Paese. 

“L’alveare più di altre immagini richiama l’idea della cura: le api appena nate devono aspettare almeno 21 giorni prima di lasciare la loro cella mentre le api più grandi le accudiscono e le nutrono con la pappa reale” spiega ad AsiaNews p. José Magro, missionario del Pime originario del Brasile che lavora con New Humanity International. “L’oro invece l’abbiamo scelto perché è il colore del Myanmar, terra dorata del buddhismo”. 

L’idea di una scuola per bambini in età prescolare è nata dall’incontro con la comunità locale. “Vicino a casa c’è un grande mercato dove vado a fare la spesa. La gente qui vive alla giornata, vendono quello che raccolgono nella discarica o andando in fabbrica, ma senza certezze riguardo al domani. Un giorno guadagnano qualcosa, il giorno dopo non si sa”. 

Nella discarica di Insein vivono circa 350 famiglie, perlopiù trasferitesi qui dopo l’uragano Nargis del 2008 in cui persero la vita oltre 138mila persone. 

Le chiacchierate al mercato di p. José si sono trasformate in inviti a casa: davanti a un tè o a una ciotola di riso è nata l’idea di una scuola per i più piccoli, che passerebbero la maggior parte della giornata da soli nella discarica mentre i genitori lavorano. Da poco più di un mese l’Alveare d’oro accoglie 60 bambini, metà al mattino dalle 8 alle 12 e metà al pomeriggio dalle 12 alle 16. Sei maestre gestiscono le lezioni e i giochi, mentre altre due riportano i piccoli a casa e parlano con i genitori per capire se ci possono essere situazioni di difficoltà. 

All’inizio le famiglie di Insein - quartiere noto anche per la presenza di una grande prigione governativa - erano diffidenti: “Di solito se gli insegnanti vanno a trovare i genitori è per comunicare che i figli si sono comportati male”, spiega p. José. “Ma piano piano si stanno aprendo e così possiamo capire se ci sono situazioni di difficoltà e se possiamo fare qualcosa per prenderci cura anche dei genitori”. Pochi giorni fa un padre di 27 anni ha lasciato una moglie di 24 anni e un bambino di 4, racconta ancora il sacerdote originario del Brasile. “Stiamo facendo il possibile per aiutare la mamma e il bambino. Purtroppo l’alcolismo è un fenomeno diffuso, una fiaschetta costa meno di una bottiglia di latte”.

Interagendo con i genitori le maestre hanno poi scoperto che le famiglie riescono ad assicurare ai figli solo un pasto al giorno: all’asilo nido di New Humanity International ai bambini viene sempre offerto anche il pranzo, spesso a base di carne o uova, alimenti che le famiglie non possono permettersi. 

Ma l’obiettivo ultimo della scuola è quello di garantire l’iscrizione all’anagrafe dei bambini. Chi vive nella discarica, infatti, non ha i documenti e quindi non esiste per lo Stato: “Alcuni vivono qui da quasi vent’anni e non conoscono la loro data di nascita”. Ma non avere i documenti significa soprattutto non avere accesso alle cure sanitarie o all’istruzione. Un medico volontario e un’infermiera hanno appena finito una valutazione di tutti i piccoli pazienti dell’Alveare d’oro: “Il dottore ha deciso di farsi carico di una mamma che ha un grosso problema alla tiroide e ha bisogno di essere operata. Ma ci sarebbe da lavorare per mesi, ci ha detto, perché qui nessuno si può permettere una clinica, nessuno ha mai visto un dentista”. 

È la solidarietà quindi a tenere insieme i pezzi del Myanmar, un Paese devastato da 16 mesi di conflitto civile: “A Yangon ci sono parecchie istituzioni governative, non c’è una situazione di scontro aperto come nello Shan o nel Kachin o nelle aree rurali del Paese. Ogni tanto si sente un’esplosione, ci arriva la notizia dell’uccisione di qualche capo quartiere o capo comunità che collabora con la giunta golpista, ma poi la vita continua come sempre”.

Il primo febbraio 2021 il Tatmadaw (l’esercito birmano) ha estromesso il precedente governo civile guidato da Aung San Suu Kyi. Dopo un iniziale periodo di proteste pacifiche è scoppiato lo scontro armato tra le truppe dell'esercito e le Forze di difesa del popolo - braccio armato del Governo di unità nazionale in esilio - sostenute dalle milizie etniche.

“Nonostante tutto noi incoraggiamo le famiglie a mandare i bambini a scuola”, spiega p. José. “Almeno così possono continuare a studiare, nella discarica non avrebbero altre possibilità”

Proprio come un vero nido per le api, l’Alveare d’oro sta diventando un rifugio per ripararsi dalle atrocità del conflitto attraverso la vita comunitaria: “Ci stiamo organizzando per ampliare le attività del centro, facendo dei corsi il sabato e la domenica per i ragazzi più grandi. Le famiglie non sanno che siamo preti, non glielo diciamo nemmeno, non capirebbero. Noi ci accontentiamo di vivere attraverso la sola testimonianza”.

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