29/11/2005, 00.00
VATICANO
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Non ci possono essere sacerdoti cattolici omosessuali

Pubblicata oggi l'Istruzione sui criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali. Si distingue tra tendenze omosessuali "profondamente radicate" e "transitorie".

Città del Vaticano (AsiaNews) - Non possono divenire sacerdoti "coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay". Con queste parole, scritte nella "Istruzione" del dicastero vaticano per l'educazione cattolica intitolata "circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri" è stato oggi confermato solennemente che nella Chiesa cattolica non ci debbono essere sacerdoti omosessuali, né sostenitori della cultura gay. E ciò impedisce anche la frequenza del seminario a coloro che si trovano nella situazione indicata.

L'Istruzione, che si occupa specificamente dei candidati al sacerdozio, si pone in una serie di documenti vaticani dedicati al problema dell'omosessualità. E' della Congregazione per la dottrina della fede il documento del 1975 "Persona humana su alcune questioni di etica sessuale". Poi c'é stato la Lettera Homosexualitatis problema, documento del 1986, che trattava della pastorale verso le persone omosessuali ed un altro sulle risposte alle proposte di legge sulla discriminazione delle persone omosessuali, nel 1992. Nel 2003, infine, la Congregazione ha motivato la sua opposizione a progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali.Tanti documenti, ha sostenuto il prefetto della Congregazione per l'educazione cattolica, il cardinale Zenon Grocholewski, presentando il l'Istruzione, sono motivati dal fatto che "in questo settore, nel mondo di oggi c'è un certo disorientamento. Molti difendono la posizione secondo cui la condizione omosessuale sarebbe una condizione normale della persona umana, come quasi un terzo genere; invece, questo contraddice assolutamente l'antropologia umana; contraddice, secondo il pensiero della Chiesa, la legge naturale, e ciò che Dio stesso ha impresso nella natura umana: la bisessualità ".

Il documento odierno, specificamente approvato da Benedetto XVI, motiva l'esclusione delle persone omosessuali dal seminario con la necessità che il futuro sacerdote sia "capace di porsi in una corretta relazione con uomini e donne", il che richiede quella "maturità affettiva" che gli consenta "un vero senso della paternità spirituale nei confronti della comunità ecclesiale che gli sarà affidata". Le persone "con tendenze omosessuali profondamente radicate", invece, "si trovano in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne". Se invece ci si trova di fronte a tendenze che sono "espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un'adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiramente superate almeno tre anni prima dell'ordinazione diaconale".

In materia di omosessualità, ricorda l'Istruzione, il Catechismo della Chiesa cattolica distingue tra "atti" e "tendenze" omosessuali. I primi sono considerati nella Sacra Scrittura "peccati gravi". Anche le "tendenze omosessuali profondamente radicate" sono "oggettivamente disordinate" e "sovente costituiscono una prova" per le persone che le hanno. Nei loro confronti il documento odierno, come già peraltro i numerosi che già in passato si sono occupati del problema, chiede "rispetto e delicatezza" ed esclude ogni discriminazione. "Esse - aggiunge - sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare".

D'altro canto, se da un lato "non esiste un diritto a ricevere la sacra ordinazione", dall'altro "la formazione del futuro sacerdote deve articolare, in una complementarietà essenziale, le quattro dimensioni della formazione: umana, spirituale, intellettuale e pastorale". In questo contesto, "per ammettere un candidato all'ordinazione diaconale, la Chiesa deve verificare, tra l'altro, che sia stata raggiunta la maturità affettiva del candidato al sacerdozio". E' lui, alla fine, "il primo responsabile della propria formazione", pur esistendo responsabilità sia dei rettori di seminario che dei direttori spirituali. Ma "sarebbe gravemente disonesto che un candidato occultasse la propria omoessualità per accedere, nonostante tutto, al'ordinazione. Un atteggiamento così inautentico non corrisponde allo spirito di verità, di lealtà e di disponibilità che deve caratterizzare la personalità di coluiche ritiene di essere chiamato a servire Cristo e la sua Chiesa nel ministero sacerdotale". (FP)

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