14/06/2010, 00.00
CAMBOGIA
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Oltre 4mila famiglie cacciate da Phnom Penh, per un progetto immobiliare

Un progetto di riempire il lago della capitale provoca l’allontanamento forzato di chi ci abita da decenni. I residenti scoprono di non avere titolo di proprietà da opporre al governo. Ong rilanciano la richiesta ai donatori internazionali di premere sul governo perché rispetti i diritti.

Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) – Decine di migliaia di persone saranno cacciate dalle loro case per realizzare grandiosi progetti immobiliari, senza alcuna effettiva tutela legale. Gruppi di avvocati e di attivisti chiedono ai donatori internazionali di subordine le elargizioni al rispetto dei diritti umani da parte del governo.

Il progetto di riempimento del lago Boeung Kak, nei sobborghi di Phnom Penh, è il maggior progetto immobiliare del Paese, riguarda un’area di 133 ettari e prevede lo sgombero di oltre 4mila famiglie che abitano nella zona, molte in case su palafitte. Il lavoro è affidato alla Shukaku, ditta che alcune fonti indicano come legata al senatore Lao Meng Khin del Partito popolare cambogiano, al potere.

I residenti non sanno come opporsi, in quanto sono privi di documenti comprovanti la loro proprietà, come lo è la maggioranza della popolazione cambogiana. Loro spiegano che durante il sanguinoso regime degli Khmer Rouge, gran parte della popolazione ha lasciato Phnom Penh. Dopo la caduta del regime nel 1979, molti sono tornati alla città, hanno occupato palazzi disabitati e terreni vuoti e da allora vi abitano. Fino ad oggi nessuno ha contestato il loro diritto. Anzi nel 2002 il governo iniziò l’ambizioso Land Management and Administration Project (Lmap), per regolarizzare la situazione di fatto. Furono assegnati circa un milione di titoli di proprietà immobiliari.

Ma quando i residenti di Boeung Kak hanno chiesto il titolo di proprietà, le autorità hanno respinto la domanda e proclamato che vivevano in modo illegale su proprietà pubbliche. Nel settembre 2009 il Lmap è stato cancellato.

Fatti simili accadono in altre parti del Paese e i residenti non hanno titolo legale per opporsi agli espropri forzati.

Per questo gruppi per la tutela dei diritti invocano una decisa presa di posizione dei donatori internazionali, che quest’anno hanno erogato al governo fondi per aiuti per 1,1 miliardi di dollari, essenziali per l’economia del Paese. Essi insistono che i donatori devono pretendere dal governo trasparenza e rispetto dei diritti delle persone. Il gruppo Global Witness, osservatore internazionale contro la corruzione, la scorsa settimana ha protestato che i donatori internazionali continuano a erogare grandi aiuti “nonostante la prova evidente di diffusa corruzione e distrazione di denaro pubblico”.

Il governo rigetta queste richieste, che definisce “offensive” sia per il governo che per i donatori.

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