26/11/2021, 08.54
RUSSIA
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P. Georgij Edelštein: alla Chiesa russa serve coraggio

di Vladimir Rozanskij

Per il patriarca del dissenso anti-sovietico, la Chiesa ortodossa è costruita su principi bolscevichi. Sotto Kirill vi è un’armata di sacerdoti senza voce. L’ortodossia usata per motivi politici. Serve invece la “sobornost”, la comunione reale dell’uomo con Dio.

Mosca (AsiaNews) – Alla Chiesa russa serve coraggio. Sono le parole rilasciate alla Novaja Gazeta da padre Georgij Edelštein, il membro più anziano del “Gruppo Helsinki”, che radunava i dissidenti anti-sovietici degli anni ’70. Da esso è nata l’associazione “Memorial”, oggi a rischio chiusura per iniziativa della Procura generale di Mosca.

Il patriarca del dissenso ha quasi 90 anni: nato a Kiev nel 1932 da una famiglia di ebrei polacchi, è riuscito a farsi ordinare sacerdote nel 1979 dopo una lunga attesa. In seguito si è unito ad altri sacerdoti ortodossi (Gleb Jakunin, Nikolaj Ešliman, Aleksandr Men i più noti) nelle critiche al regime e negli appelli alla gerarchia ecclesiastica perché si affrancasse dalla sottomissione al governo sovietico ateista.

P. Edelštein ha sempre servito la Chiesa in villaggi sperduti. È autore di libri diffusi in epoca sovietica nel circuito clandestino, e poi negli anni ’90, come i “Diari di un prete di campagna” e “Il diritto alla verità”. Egli ha concesso una lunga intervista alla rivista tanto invisa al regime putiniano e diretta dal premio Nobel per la pace Dmitrij Muratov.

Per raccontare la sua vocazione, P. Edelštein osserva che “certamente c’era uno spirito di ribellione alla persecuzione religiosa, ma io penso che sia Dio a scegliere le persone per la sua Chiesa; le mie motivazioni sono secondarie in questo campo. La fede mi è stata trasmessa da mia madre, e molto ha influito la grande letteratura russa, perfino la pittura, dalle icone ai quadri del XIX secolo”.

Nell’intervista p. Georgij ripercorre i periodi dell’oppressione sovietica sulla Chiesa, da Stalin a Khruščev (“io non ho mai creduto nel ‘disgelo’, c’era sempre una dura persecuzione”) fino ai nostri giorni, quando rimangono tracce profonde del sistema sovietico. “Come ricordava un nostro storico, p. Georgij Mitrofanov, negli anni ’90 nella Chiesa si era accumulata l’immondizia, e presto sarebbe stata spazzata via”, spiega Edelštein. A lui sembra però che “sia ancora tutta lì, il patriarcato di Mosca è l’ultimo residuato della stagnazione brezneviana”.

Il problema della Chiesa russa, secondo padre Georgij, è “l’assenza di ‘sobornost’, di comunione reale. La nostra Chiesa è costruita secondo i principi bolscevichi, che allora si richiamavano al centralismo democratico”. Egli fa notare che c’era il segretario del Partito, e attorno a lui il Politburo: “Oggi abbiamo il patriarca con il ‘Metropolitburo’, e sotto un’armata di sacerdoti senza voce; chi cerca di aprire la bocca viene licenziato, o addirittura ridotto allo stato laicale”.

Il servilismo patriarcale al potere sovietico era chiamato “sergianstvo”, dal “patriarca di Stalin” Sergij (Stragorodskij) che nel 1927 aveva sottoscritto una dichiarazione di “lealtà al popolo e al governo sovietico”. Secondo p. Edelštein “il patriarca Kirill oggi ribadisce la stessa posizione di Sergij, ma la Chiesa non dipende né dal popolo, né dallo stato, la sobornost è la comunione dell’uomo con Dio… la Chiesa patriarcale è ancora oggi una istituzione creata da Iosif Vissarionovič [Stalin]”.

Alla domanda sul perché non abbia mai abbandonato una Chiesa che critica in modo così radicale, come avevano fatto altri preti dissidenti, padre Georgij risponde “non saprei dove altro andare: il mio modello è il metropolita Kirill (Smirnov) di Kazan, fucilato nel 1937 per aver rifiutato di firmare la dichiarazione di Sergij. La Chiesa è una, e il Signore ci ha promesso che le porte dell’Ade non l’avrebbero mai distrutta”.

P. Edelštein conclude ribadendo che “la Chiesa è sempre libera, sono gli uomini a non essere liberi, soprattutto i preti… anche oggi siamo i lacchè del nuovo regime, chi più chi meno. Perfino lo scisma con Bartolomeo di Costantinopoli è stato un ordine dall’alto, come ai tempi di Stalin, quando si usava la Chiesa per gli scopi della politica estera sovietica”.

Alla domanda conclusiva se si può chiedere ai potenti di pentirsi, il grande dissidente osserva: “Non mi pare che nostro Signore abbia chiesto a Erode di pentirsi, questa è una cosa che riguarda solo i cristiani. Il compito della Chiesa non è tanto di costruire il regno di Dio sulla terra, a questo ci pensa Gesù, noi dobbiamo almeno evitare la porte dell’Ade, dai tempi di Erode fino a quelli di Putin: ci serve il coraggio della fede”.

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