05/07/2021, 10.33
PALESTINA-ARGENTINA
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P. Romanelli, sotto le bombe e vicino ai malati di Gaza

di Silvina Premat

Malato di tumore, il sacerdote argentino della congregazione del Verbo Incarnato ha deciso di restare nella Striscia per dare sostegno ai pochi cristiani rimasti. Racconta le difficoltà di ottenere le cure mediche, le ingiustizie a cui devono sottostare gli abitanti di Gaza, le attività della sua parrocchia.

Buenos Aires (AsiaNews) - Non si era ancora ripreso dall'ultima seduta di chemioterapia quando, qualche settimana fa due giorni prima della tregua concordata tra Israele e Hamas, ha saputo che un edificio a quaranta metri dalla sua chiesa, l'unica parrocchia cattolica della Striscia di Gaza, sarebbe stato bombardato. Con una forza che lui stesso attribuisce solo alla grazia di Dio, p. Gabriel Romanelli ha riunito i bambini che si erano rifugiati lì e ha proposto loro di iniziare a disegnare. Così, stando vicino ai più piccoli, ha superato il bombardamento più ravvicinato che gli sia toccato vivere nei 25 anni trascorsi in Medio Oriente.

Missionario dell'Istituto del Verbo Incarnato, una congregazione nata come lui in Argentina, Romanelli è l'unico argentino nella Striscia. Fin dalla sua adolescenza a Buenos Aires sapeva di voler consacrare la sua vita a Dio e annunciare la Buona Novella in luoghi dove “c'erano persone che soffrivano per la fede”. Questo è quello che fa dal 1995: prima in Egitto, poi in Giordania, Israele, Palestina e, da due anni, a Gaza.

Lo scorso settembre gli è stato diagnosticato un tumore maligno al colon. I medici gliel’hanno rimosso rimosso e gli hanno prescritto sei mesi di chemioterapia. “Il sistema sanitario nella Striscia è molto scadente e deficitario. In piena guerra gli abitanti hanno potuto contare, grazie a Dio, sull'aiuto dell'Egitto per i feriti più gravi, ma per le cure contro il cancro ci sono cose che si possono fare e altre no”, ha detto p. Romanelli ad AsiaNews. Fortunatamente il farmaco di cui il sacerdote aveva bisogno era disponibile: egli ha potuto ricevere i trattamenti senza interrompere l'attività in parrocchia.

Secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, ci sono però molti pazienti oncologici a Gaza che non possono ricevere cure mediche nelle strutture del luogo e devono andare in Israele o in altre zone della Palestina. Il probelma è che non possono sempre farlo perché non è permesso loro attraversare i confini. “Ora sembra che alcune restrizioni siano state allentate, ma ci sono ancora persone che hanno bisogno di essere curate. Per esempio, una signora della nostra parrocchia ha il cancro e per molto tempo non le hanno permesso di andare in Israele o in Giordania o anche solo a Gerusalemme, dove hanno strutture migliori”, ha detto il religioso. “Il sistema sanitario [a Gaza] è molto fragile ed è stato indebolito in modo ulteriore dalla pandemia e dal recente conflitto. Sebbene ci siano segni di miglioramento, la situazione continua a essere critica”, ha aggiunto p. Romanelli.

I problemi a Gaza, da 12 anni sotto embargo economico israeliano, si riflettono anche in un calo del numero di cristiani. Secondo dati forniti da p. Romanelli, i cattolici sono 133, di cui 13 religiosi, e insieme ai greco-ortodossi, con i quali collaborano, ci sono un totale di 1.077 cristiani su un totale di due milioni di abitanti. Circa 15 anni fa nella Striscia vivevano 3.500 cristiani e 206 cattolici. “Molti se ne sono andati. Per questo ci impegnamo nel lavoro e chiediamo a Dio che la fede non si perda” ha commentato il sacerdote. 

I cristiani di Gaza, ha continuato, "sono discendenti dei primi discepoli di Cristo. Natale per loro significa Betlemme, dove hanno dei parenti, e Pasqua significa Gerusalemme. Potrebbero visitare questi luoghi sacri almeno una o due volte all'anno, ma quelli tra i 16 e i 35 anni non possono perchè non gli è permesso uscire, i giovani sono privati di questo diritto”. 

Della sua congregazione, p. Romanelli apprezza il fatto di presentarsi come cattolici “senza forzature o ambiguità, con carità, prudenza e pazienza, ma senza nascondere l’identità cattolica. In Palestina non c'è persecuzione, ma essendo una minoranza è difficile testimoniare Cristo”. In tempi di pace la sua parrocchia è però sempre piena di gente. Ha due scuole i cui studenti sono in maggioranza musulmani, e molte attività di formazione dottrinale e di preghiera per adulti e giovani, un oratorio per bambini e numerose opere di carità. Attraverso queste ultime, ha detto il sacerdote, “mostriamo colui che amiamo e nel quale crediamo: Gesù Cristo”.

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