15/12/2014, 00.00
PALESTINA-ISRAELE
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Palestinesi all'Onu per la fine dell'occupazione israeliana entro il 2016

di Joshua Lapide
Pronta una bozza da presentare il 17 dicembre al Consiglio di sicurezza. Molti Paesi europei favorevoli al riconoscimento di uno Stato palestinese. I dialoghi fra Kerry, Lavrov e i ministri degli esteri europei per una soluzione condivisa. L'ira di Netanyahu.

Gerusalemme (AsiaNews) - L'Autorità Palestinese ha deciso di presentare al Consiglio di sicurezza dell'ONU una bozza di risoluzione con cui si chiede la fine dell'occupazione israeliana nella West Bank.

Secondo tale bozza, che verrebbe presentata il 17 dicembre, Israele dovrebbe lasciare i Territori occupati entro il novembre 2016.

Già da alcuni anni la Palestina ha lanciato una "guerra diplomatica" cercando di farsi riconoscere come Stato- membro all'Onu e negli organismi internazionali. La bozza sulla fine dell'occupazione rientra in questa strategia, mentre da più parti, in Europa e nel mondo, i parlamenti varano mozioni a favore di un riconoscimento dello Stato di Palestina.

In Europa, Francia, Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Svezia e tutti i Paesi dell'est sostengono tale riconoscimento. L'italiana Federica Mogherini, responsabile della politica estera Ue, preferisce una soluzione più dilatata nel tempo e intanto spinge a una ripresa dei negoziati israelo-palestinesi.

Tali negoziati sono fermi da almeno due anni perché Israele continua a incrementare le colonie illegali nei Territori e a Gerusalemme est rendendo sempre più difficile lo stabilirsi di uno Stato con una continuità territoriale.

A rendere ancora più difficile la ripresa dei negoziati vi è stata la guerra di Gaza la scorsa estate e la serie di attentati da parte di cosiddetti "lupi solitari" contro persone indifese, soldati e una sinagoga a Gerusalemme e Tel Aviv.

Ieri è giunto a Roma il segretario di Stato Usa John Kerry per un dialogo con il suo omologo russo Serghei Lavrov. Kerry ha in programma di incontrare a Parigi anche i ministri degli esteri di Francia, Gran Bretagna e Germania, oltre che con Federica Mogherini.

Non si sa se la visita di Kerry spingerà al riconoscimento della Palestina o se - più probabile - cercherà di frenare la risoluzione. Gli Stati Uniti si sono sempre opposti a passi "unilaterali" da parte dei palestinesi che minerebbero possibili futuri dialoghi fra Israele e Palestina. Gli Stati Uniti sono rimasti sempre impotenti di fronte alla crescita delle colonie illegali.

Secondo il Dipartimento di Stato Usa, Kerry tenterà di trovare una via comune diplomatica che riduca "la violenza sul terreno" e tenga aperta "la speranza della soluzione per i due Stati".

Il premier Benjamin Netanyahu ha criticato "l'assalto diplomatico" dei palestinesi e il voler costringere Israele ai confini del 1967. Un ritiro, egli ha detto, porterebbe "gli estremisti islamici fino alle periferie di Tel Aviv e nel cuore di Gerusalemme".

Ma attivisti palestinesi fanno notare che le violenze a Tel Aviv e a Gerusalemme delle scorse settimane avvengono proprio a causa della frustrazione e della mancanza di prospettive su uno Stato palestinese libero dall'occupazione.

 

 

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