Papa a Madrid: 'Oltre le notti di oggi, l'Europa indichi la luce dell'unità'
Dalla capitale dove ha cominicato il suo lungo viaggio apostolico in Spagna Leone XIV ha invitato “ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti" per apprezzare la complessità contro "gli approcci identitari che popolano il mondo di fantasmi". Cita gli esempi di san Giovanni della Croce e Teresa d'Avila, ma anche il dialogo fecondo degli anni della presenza islamica in Andalusia. "Libertà religiosa essenziale per l'incontro con l'altro".
Madrid (AsiaNews) - “Apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici”. È il compito che papa Leone XIV affida alla Spagna e all’Europa nel suo insieme, nella “notte oscura” che il mondo di oggi con le sue crisi si trova ad attraversare.
Sono parole chiare quelle che Prevost ha voluto mettere al centro del primo discorso del suo lungo viaggio apostolico in Spagna, iniziato oggi da Madrid. Sette giorni densi di impegni tra loro anche molto diversi, che lo porteranno nei prossimi giorni anche a Barcellona - per benedire la croce sulla guglia più alta della Sagrada Famiglia, la chiesa capolavoro progettata da Gaudì - e alle Canarie, crocevia delle rotte dei migranti nel Mediterraneo a due passi dalle spiagge dei turisti.
Partito presto in aereo da Roma, papa Leone durante il volo ha salutato i giornalisti che gli hanno rivolto le consuete domande sui conflitti aperti nel mondo, ricevendo come risposta il messaggio di sempre: l’auspicio di un dialogo in Ucraina, la vicinanza al Libano, le attese per questo viaggio, soprattutto quella per l’incontro con i giovani. Atterrato all’aeroporto di Madrid è stato poi accolto dalla famiglia reale e dal premier Pedro Sanchez. Da qui si è poi recato al Palazzo Reale dove, accompagnato dal re Felipe, nel Salone delle Colonne ha rivolto il suo discorso alle autorità, ai rappresentanti della società civile e al corpo diplomatico.
Il papa ha subito ricordato quanto la fede cristiana abbia plasmato la cultura di questo Paese e rappresenti tuttora una riserva di speranza e di orientamento per le sfide di oggi: “Penso alle espressioni di fede popolare che, in ogni città e villaggio, rappresentano una vera e propria drammaturgia della salvezza al ritmo dell’anno e nei contesti di vita”. Definisce gli spagnoli “un popolo pieno di passione, che ama la vita e lo manifesta”. “Vengo tra voi a confermare, incoraggiare, ispirare – ha spiegato - una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa nazione. Proprio la sua storia, infatti, suggerisce che non la cultura dello scontro, ma quella dell’incontro genera stabilità e prosperità”.
Per declinare questo compito Leone XIV ricorda la tensione feconda tra idee e realtà, proposta da papa Francesco nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Ma riprende anche la “mistica dagli occhi aperti” di due grandi santi della Spagna, Giovanni della Croce e Teresa d’Avila. “In particolare – spiega - nell’interpretare le trasformazioni e nel reggere le tensioni che rendono così buia la nostra epoca, ci è di aiuto il tema della notte, tanto caro a san Giovanni della Croce. Nella sua sete di luce, paradossalmente egli imparò ad apprezzare l’oscurità - ‘felice notte’ - come il tempo in cui l’anima è liberata da ciò che presumeva di conoscere e di possedere”. Anche oggi – osserva il papa - “servono, anche nella vita pubblica, uomini e donne che intuiscano nel buio la luce, nella fine un possibile inizio, quasi l’irrompere di una verità come luce che ancora acceca, ma che – se ci fidiamo e troviamo pace – delicatamente ci porterà verso di sé”.
L’altra immagine che affida alla Spagna è quella del “castello interiore” di cui parla santa Teresa d’Avila. “Avanzando di stanza in stanza verso il luogo più interno - cioè ciascuno verso il proprio cuore, santuario della verità – lo spazio si allarga, la mente si apre, le contraddizioni si compongono, le tensioni si sciolgono, gli altri trovano posto, l’universo diventa casa”. Quello che addita è un percorso interiore non intimistico, che aprendosi a Dio che è totalmente Altro e sempre Nuovo, ci apre anche all’incontro tra noi. È questa – annota il papa – “la ragione per cui la libertà religiosa e di coscienza va tutelata”.
Spiega che la Chiesa non vuole imporsi ma è al servizio della sete “di cultura, di interiorità, di educazione libera e di qualità, di trascendenza” che attraversa il cuore umano. Invita tutti “ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della sua storia, per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità. Vedo qui una specifica vocazione dell’Europa – aggiunge - di cui la Spagna è protagonista originale e fondamentale. È il dono che il Vecchio Continente può fare al mondo se vuole rimanere giovane”.
A chi ha responsabilità economiche, politiche e istituzionali, chiede “un salto di qualità negli investimenti su scuola, università e ricerca, sulle comunità locali e sulla società civile come vivaio di partecipazione e di mediazione culturale”. Parla anche della sicurezza “che troppo spesso ci illudiamo venga dalle armi e dai muri”, e invece come la storia stessa della Spagna testimonia “matura nell’imparare a fare strada con l’altro, a crescere insieme, fianco a fianco”. Ricorda la presenza dell’islam nella Penisola iberica, in un periodo in cui “non vi fu soltanto confronto, si cercò di creare uno spazio di contatto, conversazione e dialogo sul senso della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei”. Cita il pensiero dell’islamico Averroè (1126-1198) e dell’ebreo Maimonide (1138-1204) che l’Occidente scoprì grazie a quest’incontro. “Città come Cordoba e Toledo divennero luoghi di mediazione tra lingue, religioni e saperi - commenta -. Ma questa è la verità che raccontano le città europee, la loro stratificazione storica, il tessuto di solidarietà che nei secoli ha composto le loro differenze, trasformando gli inevitabili conflitti in punti di ripartenza”.
Indica l’esempio di un altro grande santo spagnolo, Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti, che con il metodo del discernimento mostrò come “nelle prove e negli insuccessi è possibile ripensare tutto. “Lo stesso – commenta citando la sua enciclica Magnifica Humanitas - può avvenire riguardo alle ‘cose nuove’ che oggi ci turbano e su cui le nostre sensibilità al momento si dividono”.
Esprimendo infine apprezzamento per la fedeltà della Spagna “al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace e la solidarietà fra i popoli”, Leone ha incoraggiato di nuovo i suoi governanti a “coltivare il dialogo e l’amicizia sociale, a tenere conto del punto di vista dei poveri e dei giovani nell’immaginare il futuro, a volgere in positiva armonia le istanze di autonomia e quelle di unità, a favorire il processo di Unione europea, non in contrapposizione ad altre potenze, ma come dono per l’intera famiglia umana”.
10/05/2025 08:44





