09/01/2023, 13.04
VATICANO
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Papa agli ambasciatori: preoccupa l’affievolirsi di democrazia e libertà

Nell’incontro con il corpo diplomatico Francesco condanna le esecuzioni in Iran e chiede il rispetto della dignità delle donne. Appello alla pace anche per Myanmar, Gerusalemme e il Caucaso Meridionale e perché non venga meno l’impegno per la concordia nella penisola coreana. “L’Accordo provvisorio con Pechino possa svilupparsi a favore della vita della Chiesa in Cina”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Desta preoccupazione l’affievolirsi, in molte parti del mondo, della democrazia e della possibilità di libertà che essa consente, pur con tutti i limiti di un sistema umano”. Lo ha detto questa mattina papa Francesco ricevendo in udienza nella Sala delle benedizioni in Vaticano per il tradizionale incontro di inizio anno il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Parole accompagnate da un ampio giro di orizzonti sulle ferite del mondo di oggi, nel quale – tra gli esempi di mancato rispetto per la vita – ha citato la pratica della pena di morte “come sta accadendo in questi giorni in Iran, in seguito alle recenti manifestazioni, che chiedono maggiore rispetto per la dignità delle donne”. Sabato 7 gennaio Teheran ha compiuto le due esecuzioni capitali di Mohammad Mahdi Karami e Seyyed Mohammad Hosseini, portando così a quattro il numero dei giovani messi a morte per vicende legate all’ondata di proteste in corso.  

Filo conduttore del discorso di papa Francesco è stato il richiamo alla ricorrenza dei 60 anni della Pacem in Terris, l’enciclica in cui Giovanni XXIII indicava verità, giustizia, solidarietà e libertà come i quattro pilastri indispensabili per costruire davvero la pace. Ricordando la crisi sui missili a Cuba di quegli anni il pontefice è tornato a parlare del conflitto in Ucraina come della “terza guerra mondiale di un mondo globalizzato”, i cui effetti “interessano intere regioni, anche fuori dall’Europa a causa delle ripercussioni che esso ha in campo energetico e nell’ambito della produzione alimentare”.

Ha evidenziato come ancora oggi la minaccia nucleare “venga evocata, gettando il mondo nella paura e nell’angoscia. Non posso che ribadire in questa sede che il possesso di armi atomiche è immorale poiché sotto la minaccia di armi nucleari siamo tutti sempre perdenti”. In questo senso ha espresso preoccupazione per lo stallo dei negoziati per l’Accordo sul nucleare iraniano, auspicandone la ripresa.

Per il papa “l’attuale conflitto in Ucraina ha reso più evidente la crisi che da tempo interessa il sistema multilaterale”. Oggi – ha aggiunto - “non si tratta di costruire blocchi di alleanze, ma di creare opportunità perché tutti possano dialogare”. Ma a rendere tutto questo difficile sono anche “i tentativi di imporre un pensiero unico, che impedisce il dialogo e marginalizza coloro che la pensano diversamente. C’è il rischio di una deriva, che assume sempre più il volto di un totalitarismo ideologico, che promuove l’intolleranza nei confronti di chi non aderisce a pretese posizioni di ‘progresso’, le quali in realtà sembrano portare piuttosto a un generale regresso dell’umanità, con violazione della libertà di pensiero e di coscienza”.
In questo senso Francesco ha ricordato che “la pace esige anzitutto che si difenda la vita, un bene che oggi è messo a repentaglio non solo da conflitti, fame e malattie, ma fin troppo spesso addirittura dal grembo materno, affermando un presunto ‘diritto all’aborto’. Nessuno può vantare diritti sulla vita di un altro essere umano, specialmente se è inerme e dunque privo di ogni possibilità di difesa”.

Passando in rassegna le tante ferite aperte del mondo di oggi nel suo lungo discorso papa Francesco ne ha sottolineato diverse che toccano il Medio Oriente e l’Asia. Sulla Siria ha detto che “la rinascita del Paese deve passare attraverso le necessarie riforme, anche costituzionali, evitando che le sanzioni internazionali imposte abbiano riflessi sulla vita quotidiana di una popolazione che ha già sofferto tanto”. Stigmatizzando l’aumento della violenza tra palestinesi e israeliani, il pontefice ha auspicato che Gerusalemme “possa ritrovare la vocazione ad essere luogo e simbolo di incontro e di coesistenza pacifica” e che “le autorità dello Stato d’Israele e dello Stato di Palestina possano ritrovare il coraggio e la determinazione nel dialogare direttamente”.

Nel Caucaso Meridionale – dove con il blocco del corridoio di Lachin si è riacceso lo scontro tra l’Azerbaigian e l’Armenia – il papa invita le parti “a rispettare il cessate il fuoco” auspicando la liberazione dei prigionieri militari e civili come “un passo importante verso un desiderato accordo di pace”. Nello Yemen, invece, regge la tregua dell’ottobre scorso “ma tanti civili continuano a morire a causa delle mine”.

Il papa è poi tornato a esprimere la sua preoccupazione per il conflitto in Myanmar, che dura ormai da due anni. “Invito la Comunità internazionale – ha detto - ad adoperarsi per concretizzare i processi di riconciliazione ed esorto tutte le parti coinvolte a riprendere il cammino del dialogo per ridonare speranza alla popolazione di quell’amata terra”. E anche di fronte alle rinnovate tensioni tra le due Coree ha auspicato che “non vengano meno la buona volontà e l’impegno per la concordia, al fine di costruire la tanto desiderata pace e la prosperità per l’intero popolo coreano”.

Tra le iniziative diplomatiche della Santa Sede nell’anno appena trascorso il pontefice ha citato il rinnovo dell’Accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, stipulato con la Repubblica popolare cinese a Pechino nel 2018. “Auspico che tale rapporto collaborativo - ha commentato - possa svilupparsi a favore della vita della Chiesa cattolica e del bene del popolo cinese”. Nel discorso ha comunque ricordato che “la pace esige anche che sia riconosciuta universalmente la libertà religiosa. È preoccupante che ci siano persone che vengono perseguitate solo perché professano pubblicamente la loro fede e sono molti i Paesi in cui la libertà religiosa è limitata. Circa un terzo della popolazione mondiale vive in questa condizione”.

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