30/06/2022, 13.08
VATICANO
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Papa agli ortodossi: conquiste armate incompatibili con il Vangelo

Incontrando in Vaticano una delegazione del patriarcato di Costantinopoli ha invitato tutti a "pregare, soccorrere e convertirsi" in questo tempo "sconvolto da un'aggressione bellica crudele e insensata". L'unità tra i cristiani "condizione imprescindibile" per la pace.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Le conquiste armate e i nazionalismi “non hanno nulla a che vedere con il Regno che Gesù ha annunciato”. E l’unità tra i cristiani è “condizione imprescindibile per un’autentica fraternità universale”, Lo ha detto oggi papa Francesco ricevendo in udienza in Vaticano la delegazione ortodossa del patriarcato ecumenico di Costantinopoli giunta a Roma come ormai tradizione in occasione della solennità dei santi Pietro e Paolo. Parole in cui non è difficile scorgere un monito rispetto alle posizioni assunte dalla Chiesa ortodossa russa sulla guerra in Ucraina

Francesco ha citato il patriarca ecumenico Athenagoras, pioniere insieme a Paolo VI del cammino ecumenico, che amava dire: “Chiese sorelle, popoli fratelli”. “La riconciliazione tra cristiani separati quale contributo alla pacificazione dei popoli in conflitto - ha commentato - risulta oggi quanto mai attuale, mentre il mondo è sconvolto da un’aggressione bellica crudele e insensata, nella quale tanti cristiani combattono tra di loro”.

Il pontefice ha invitato tutti a “piangere, soccorrere e convertirsi. Piangere “le vittime e il troppo sangue sparso, la morte di tanti innocenti, i traumi di famiglie, città, di un intero popolo”. Soccorrere chi è stato costretto ad abbondonare la propria casa e la propria patria come “Gesù migrante, povero e ferito”. Ma occorre anche convertirsi – ha ammonito il pontefice – “per capire che conquiste armate, espansioni e imperialismi non hanno nulla a che vedere con il Regno che Gesù ha annunciato, con il Signore della Pasqua che nel Getsemani chiese ai discepoli di rinunciare alla violenza, di rimettere la spada al suo posto ‘perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno’ (Mt 26,52); e troncando ogni obiezione disse: ‘Basta!’ (Lc 22,51)”.

In questo senso “la ricerca dell’unità dei cristiani non è solo una questione interna alle Chiese” ma anche via alla pace. Francesco ha invitato a chiedersi: “Quale mondo vorremmo che emerga dopo questa terribile vicenda di scontri e contrapposizioni? E quale apporto siamo pronti a offrire ora per una umanità più fraterna? Come credenti – ha risposto - non possiamo che attingere le risposte nel Vangelo. Aiutiamoci a non cedere alla tentazione di imbavagliare la sua novità dirompente con le seduzioni del mondo e di trasformare il Padre di tutti nel dio delle proprie ragioni e delle proprie nazioni. Cristo è la nostra pace – ha concluso il papa -. Da Lui ripartiamo, per comprendere che non è più il tempo di regolare le agende ecclesiali secondo le logiche di potere e convenienza del mondo, ma secondo l’audace profezia di pace del Vangelo. Con umiltà e tanta preghiera, ma anche con coraggio e parresia”.

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