01/09/2023, 12.55
MONGOLIA-VATICANO
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Papa arrivato a Ulan Bator. Viaggio vietato ai vescovi cinesi

L'accoglienza all'areoporto Gengis Khan, domani l'inizio degli incontri ufficiali. Sull'aereo ai giornalisti: "Ci farà bene il silenzio di questo grande Paese". Durante il volo il telegramma a Xi Jinping: "Assicuro le mie preghiere per il benessere della Cina e invoco unità e pace". Ma nonostante l'Accordo con la Santa Sede i vescovi della Mongolia Interna e della altre province della Cina continentale non potranno essere presenti allo storico evento di questi giorni.

Ulan Bator (AsiaNews) – Papa Francesco è arrivato questa mattina alle 10 (quando in Italia erano ancora le 4) all’aeroporto Gengis Khan di Ulan Bator per il suo viaggio apostolico che lo terrà nel Paese delle steppe fino a lunedì 4. Ad accoglierlo – insieme al picchetto d’onore - erano presenti il ministro degli Esteri della Mongolia, la signora Batmunkh Battsetseg, insieme al prefetto apostolico - il card. Giorgio Marengo – e il vescovo di Almaty, mons. José Luis Mumbiela Sierra, presidente della Conferenza episcopale dell’Asia Centrale.

Si è trattato, come previsto, di una cerimonia semplice, senza discorsi ufficiali ma con un gesto significativo per la cultura locale: una donna vestita con il deel, l’abito tradizionale mongolo, ha offerto al pontefice una coppa con yogurt secco di yak, un alimento della tradizione locale. Papa Francesco si è poi trasferito nella sede della prefettura apostolica dove riposerà per tutta la giornata dopo il lungo viaggio: la cerimonia ufficiale di benvenuto è prevista per domani mattina presso la centrale piazza Sükhbaatar, dove campeggia il grande monumento a Gengis Khan. Seguiranno l’incontro con le autorità e il corpo diplomatico e – più tardi – quello con la Chiesa locale nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo.

Sul senso di questa visita papa Francesco si era soffermato salutando brevemente i giornalisti durante il volo partito da Roma nel tardo pomeriggio di ieri. “Andare in Mongolia - aveva osservato - è andare presso un popolo piccolo in una terra grande. La Mongolia sembra non finire e gli abitanti sono pochi, un popolo piccolo di grande cultura. Credo che ci farà bene – ha aggiunto - capire questo silenzio, così lungo, così grande. Ci aiuterà capire cosa significa, ma non intellettualmente: capirlo con i sensi. La Mongolia si capisce con i sensi. Mi permetto di dire che farà bene forse ascoltare un po’ la musica di Borodin (un compositore russo dell’Ottocento, di origini georgiane ndr), che è stata capace di esprimere cosa significa questa lunghezza e grandezza della Mongolia”.

Come consuetudine durante il volo la Santa Sede ha inviato dei telegrammi augurali ai capi di Stato dei Paesi sorvolati (in questo caso ben dieci). Tra questi anche la Repubblica popolare cinese, dove l’aereo ha attraversato la tormentata provincia dello Xinjang subito prima di arrivare nello spazio aereo della Mongolia. “Invio un saluto di buon augurio a sua eccellenza e al popolo cinese mentre attraverso lo spazio aereo del vostro Paese in rotta verso la Mongolia – ha scritto Francesco in un testo pressoché identico a quello di tutti gli altri Paesi -. Assicurandovi le mie preghiere per il benessere della nazione, invoco su tutti voi le benedizioni divine di unità e pace”. A questo messaggio il portavoce del ministero degli Esteri Wang Wenbin, parlando nel briefing quotidiano, ha risposto che "la Cina è pronta a continuare a lavorare con il Vaticano per impegnarsi in un dialogo costruttivo, migliorare la comprensione, rafforzare la fiducia reciproca".

Intanto in queste ore la rivista dei gesuiti statunitensi America, citando fonti vaticane, ha raccontato che - nonostante l’invito loro rivolto dal card. Marengo, come a tutte le Conferenze episcopali dell’Asia – nessun vescovo della Cina continentale ha ricevuto dalle autorità di Pechino il permesso di recarsi a Ulan Bator per questo storico evento. Vale la pena di ricordare che nella vicina regione autonoma cinese della Mongolia Interna risiede una vivace comunità cattolica e che proprio uno dei suoi vescovi - mons. Antonio Yo Shun, vescovo di Jining – nel 2019 fu indicato come il primo dei sei frutto dell’Accordo provvisorio tra Roma e Pechino  sulla nomina dei vescovi (anche se in realtà era già stato approvato dalla Santa Sede nel 2010). A Ulan Bator saranno invece presenti il prossimo cardinale Stephen Chow con una delegazione di 30 cattolici di Hong Kong e il vescovo di Macao mons. Stephen Lee Bun-sang.

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