27/04/2026, 16.22
VATICANO
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Papa incontra primate anglicana Sarah Mullally: unità e sfide globali

Il papa e l'arcivescova di Canterbury rilanciano il cammino ecumenico, nel solco avviato nel 1966 da Paolo VI e Michael Ramsey. Prevost: "Scandalo non lavorare per superare le differenze". L’impegno comune per pace, dialogo e testimonianza cristiana in un mondo segnato da divisioni e violenze. 

Città del Vaticano (AsiaNews) - “Cara sorella”. Leone XIV si era rivolto così a Sarah Mullally, arcivescova di Canterbury, in occasione del suo insediamento, il 25 marzo 2026. “Caro fratello in Cristo”, gli ha fatto eco stamane Mullally, nel suo discorso rivolto al papa, durante l’udienza in Vaticano sulle orme del cammino condiviso da Chiesa Cattolica e Anglicana inaugurato da Paolo VI e l’arcivescovo Michael Ramsey nel 1966. Una tradizione che continua oggi - Prevost si è detto “lieto” - con il pontefice di Roma che incontra la prima donna Primate della Chiesa anglicana.

Proprio l’ordinazione femminile resta una delle questioni più delicate nel dialogo tra cattolici e anglicani, ma nelle parole di Prevost e Mullally lette all’incontro di oggi emerge la volontà di guardare oltre le differenze. A partire dalle grandi sfide del nostro tempo. Le “divisioni” tra comunità cristiane “indeboliscono” la capacità di portare “pace”, ha detto Leone XIV. “Non dobbiamo permettere che queste continue sfide ci impediscano di cogliere ogni possibile opportunità per proclamare insieme Cristo al mondo”. “Dobbiamo […] lavorare insieme per il bene comune - costruendo sempre ponti, mai muri”, ha affermato Sarah Mullally.

L’arcivescova ha detto di essere una “pellegrina” che continua il suo “viaggio” da Canterbury a Roma. Sarah Mullally, 63 anni, ha vissuto l’importante incontro con Leone XIV nella prima visita all’estero dall'insediamento. Nata nel 1962 a Woking, ha lavorato per oltre trent’anni come infermiera oncologica, arrivando a essere Chief Nursing Officer for England a 37 anni. Ordinata nel 2001, divenne vescova nel 2015; la nomina ad arcivescova venne confermata a gennaio 2026. Il predecessore Justin Welby, 70 anni, si dimise nel novembre 2024, dopo un rapporto sui gravi fallimenti nella gestione di abusi sessuali all’interno della Chiesa d’Inghilterra. 

Ha affiancato Mullally all’udienza anche mons. Richard Moth, arcivescovo cattolico romano di Westminster. La sua presenza - ha detto la Primate anglicana - ricorda che “il pellegrinaggio ecumenico è sempre un cammino che intraprendiamo insieme - come comunità di cristiani alla ricerca dell’unità per la quale Cristo ha pregato”. L’arcivescova ha invitato a “fissare lo sguardo”, insieme, alla “visione di Gesù Cristo”, per cui “i più poveri tra noi sono i più vicini al cuore di Dio”. Infatti, “le forze della morte sono vinte dalla vita risorta di Cristo”. La Primate anglicana ha evidenziato la “speranza” spesso richiamata da papa Leone XIV, in particolare durante il viaggio apostolico in Africa.

“Di fronte alla violenza disumana, alle profonde divisioni e ai rapidi cambiamenti sociali, dobbiamo continuare a raccontare una storia più piena di speranza: che ogni vita umana ha un valore infinito perché siamo figli preziosi di Dio; che la famiglia umana è chiamata a vivere come sorelle e fratelli”, ha affermato. Anche Prevost, nel suo discorso, ha parlato di “mondo sofferente” che ha un “grande bisogno della pace di Cristo”. Perciò è importante “rimuovere ogni ostacolo che impedisca l’annuncio del Vangelo”. Il papa ha ricordato il senso del suo motto papale, In Illo uno unum: c'è “necessità dell’unità per una evangelizzazione più feconda”. 

Leone XIV ha sottoscritto le parole di papa Francesco, pronunciate nel Discorso ai Primati della Comunione anglicana del 2 maggio 2024: “Sarebbe uno scandalo se, a causa delle nostre divisioni, non adempissimo alla nostra comune vocazione di far conoscere Cristo”. “Da parte mia, aggiungo che sarebbe uno scandalo anche se non continuassimo a lavorare per superare le nostre differenze, per quanto irrisolvibili possano sembrare”, ha affermato Prevost.

Infine, Sarah Mullally ha suggerito di adottare, nel cammino ecumenico, la pratica dell’“ospitalità”, non intesa solo come “accoglienza”, ma come “forma di ministero”. “La disponibilità a fare spazio gli uni agli altri in quanto creature create a immagine di Dio e chiamate a crescere sempre più a sua somiglianza - ha aggiunto -. Già ora riceviamo gli uni dagli altri doni che non potremmo generare da soli: profondità nella preghiera, coraggio nella testimonianza, perseveranza nella sofferenza e fedeltà nel servizio. In questo modo, la nostra testimonianza comune si rafforza”. 

Come detto, l’incontro odierno si inserisce nel solco da Paolo VI e Michael Ramsey 60 anni fa. Papa Leone XIV l’ha ricordato come un “memorabile incontro”. “Da allora, gli arcivescovi di Canterbury e i vescovi di Roma hanno continuato a incontrarsi e a pregare”, ha detto. Anche Mullally e Prevost hanno vissuto un momento di preghiera condivisa all’interno della cappella di Urbano VIII, nel Palazzo Apostolico Vaticano. L’arcivescova è a Roma per una visita di quattro giorni, che comprende la preghiera alle tombe di San Pietro e San Paolo, nelle rispettive basiliche pontificie. Proprio nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura si firmò nel 1966 la Dichiarazione Congiunta tra cattolici e anglicani. Intesa da cui si istituì l’importante Centro anglicano di Roma. 

Ieri Mullally ha presieduto la celebrazione presso la chiesa anglicana di Ognissanti; sono seguite le visite a San Giovanni in Laterano e a Santa Maria Maggiore. Stasera Mullally presiederà la funzione serale presso la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, durante la quale insedierà il vescovo Anthony Ball, direttore del Centro anglicano di Roma, come rappresentante di Canterbury presso la Santa Sede. L’omelia sarà tenuta dal card. Luis Antonio Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione. Il pellegrinaggio si conclude domani con le visite al Centro per rifugiati Joel Nafuma e ai progetti della Comunità di Sant’Egidio.

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