Papa: 'Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza'
Leone XIV all'Angelus sulla Giornata Mondiale del Rifugiato: "Accogliere coloro che sono vittime di persecuzione". Il commento al Vangelo del giorno: "Rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza". Ieri la visita a Pavia e la venerazione delle reliquie di Sant'Agostino: "Ragione non si chiude in logiche di profitto e dominio".
Città del Vaticano (AsiaNews) - Papa Leone XIV, dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano, ha affermato: “Nessuno può voltarsi dall’altra parte di fronte a chi cerca protezione e sicurezza”. L’ha fatto stamane, dopo la recita dell’Angelus, ricordando la Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dall’Onu, celebrata ieri, 20 giugno 2026 - nel 75esimo anniversario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati. Un documento nato “per proteggere quanti sono perseguitati e costretti a lasciare la propria terra, la casa e la famiglia”, ha detto.
“Auspico che lo spirito che animò l’elaborazione di questo importante strumento internazionale continui ancora oggi a illuminare le coscienze dei responsabili delle nazioni”, ha aggiunto. Invitando “ad accogliere coloro che sono vittime di persecuzione, perché possano vivere in pace, con dignità, e guardare al futuro con speranza”. Piazza San Pietro, che ospita migliaia di fedeli giunti per ascoltare Prevost e salutarlo da vicino, è invasa dalla luce incontenibile di un sole estivo.
Prima dell’Angelus, Leone XIV ha commentato il Vangelo del giorno (Mt 10, 26-33). Nel brano Gesù invia i discepoli in missione e dice loro: “Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo alla luce”. Il papa ha quindi parlato della “forza dell’apostolato” che si fonda non solo su “tecniche e strumenti”, ma anche “sull’opera dello Spirito Santo in noi”, e sulla risposta autentica che gli diamo. Ricordando che San Tommaso spiega la predicazione come “trasmettere agli altri ciò che abbiamo contemplato”. Contemplare non è “un’esperienza esclusiva, riservata ad alcuni santi o ai monaci e agli eremiti”, ha continuato.
“Tutti possiamo farlo, sforzandoci di custodire, tra gli impegni delle nostre giornate, momenti di quiete in cui metterci in silenzio davanti a Dio, per ascoltare la sua voce, affidargli le nostre gioie e le nostre preoccupazioni, rivedere con Lui la nostra vita. Questo ci rende sempre più persone dalla fede solida e consapevole, e di conseguenza apostoli credibili e liberi, uomini e donne capaci di riflettere la luce del Vangelo in ogni ambiente e in ogni situazione della vita, e di testimoniarlo anche là dove il suo valore non è compreso o accettato”.
Allora, il papa ha contestualizzato le parole dell’evangelista Matteo, scritte per comunità che “non avevano vita facile”, affrontando “ostilità e persecuzioni”. “Adesso come allora, è impegnativo rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e annunciare la sua Parola: rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza”, ha affermato. Ricordando che è quanto mai necessario diffondere anche oggi il suo “messaggio di speranza, d’amore e di pace. Il mondo ne ha tanto bisogno!”, ha detto.
Ieri, Leone XIV si è recato in visita a Pavia, la città lombarda nella cui Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro sono ospitate le reliquie di Sant’Agostino, che il pontefice ha venerato. Prevost è stato accolto calorosamente da migliaia di persone. A salutarlo, in Piazza Duomo, anche una rappresentanza della comunità peruviana, cui è legato per gli anni trascorsi a Chiclayo da missionario. E migliaia di persone si sono riversate per salutarlo e ascoltarlo anche in Piazza Della Vittoria.
Per il papa è stata occasione per condividere dei forti appelli. Basta con parole di odio, basta con gli insulti, con il bullying, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi”, ha affermato davanti alla cattedrale di Santo Stefano e Santa Maria Assunta. “Dobbiamo imparare tutti ad essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione”. Ad animatori e bambini parrocchiali del Grest ha detto: “Perseverate, partecipare, cercate di costruire autentica amicizia, non amicizia solo con lo schermo, con il telefonino. Autentica amicizia in persona! Presenti! Tutti presenti!”.
Poi, in Piazza della Vittoria, di fronte a circa 3500 persone, ha denunciato “forme di degrado e di analfabetismo civico”. Promuovendo una “buona cittadinanza”, ha aggiunto: “Siamo chiamati a condividere linguaggi di dedizione e di servizio, che custodiscono piazze, parchi, strade come luoghi di incontro per eccellenza”. Per “coltivare la concordia attraverso il dialogo e l’incontro costruttivo tra le persone e le culture che animano Pavia”.
Poi, ricordando Sant’Agostino, ha affermato che il vescovo di Ippona “mentre incarna il dialogo arduo e costante tra fede e ragione, testimonia la loro reciproca appartenenza”. “Non si può infatti credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede. Con questa fiduciosa apertura, infatti, la ragione umana domanda e progetta: non si chiude in logiche di profitto o di dominio, ma scopre nuovi modi per prendersi cura di sé e del mondo”, ha detto.





