02/09/2012, 00.00
VATICANO
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Papa: Anche i cristiani rischiano di ridurre la religione a "pratiche di usanze secondarie"

Benedetto XVI mette in guardia dalla "falsa religiosità": porre la propria gioia e sicurezza "nei beni, nel potere, in altre 'divinità'". In tal modo la religione "smarrisce il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per fare la sua volontà" e le pratiche esteriori "soddisfano piuttosto il bisogno umano di sentirsi a posto con Dio". Il saluto ai libanesi "nella gioia di visitare presto il loro bel Paese".

Castel Gandolfo (AsiaNews) - Il rischio di ridurre la religione a "pratiche di usanze secondarie" è di ogni religione, anche della cristianità: è l'avvertimento che Benedetto XVI ha lanciato oggi prima della preghiera dell'Angelus con i pellegrini radunati nel cortile del palazzo apostolico di Castel Gandolfo. Dopo la preghiera mariana, fra i saluti, egli ha citato i libanesi presenti, confermando la sua visita nel Paese dei Cedri, fissata per il 14-16 settembre.

Prendendo spunto dal vangelo di oggi (XXII domenica per anno, B, Marco 7, 1-8.14-15.21-23), in cui Gesù critica scrivi e farisei per il loro formalismo nel seguire la Legge, il papa ha spiegato: "Le parole di Gesù nel Vangelo di oggi contro gli scribi e i farisei devono far pensare anche noi. Gesù fa proprie le parole del profeta Isaia: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini» (Mc 7,6-7; cfr Is 29,13). E poi conclude: «Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini» (Mc 7,8). Anche l'apostolo Giacomo, nella sua Lettera, mette in guardia dal pericolo di una falsa religiosità. Egli scrive ai cristiani: «Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi» (Gc 1,22)".

Il pontefice ha precisato che la "Legge di Dio", il "comandamento", sono "un elemento essenziale della religione ebraica e anche di quella cristiana, dove trova il suo pieno compimento nell'amore (cfr Rm 13,10)".

La Legge di Dio è dunque una cosa positiva perché "è la sua Parola che guida l'uomo nel cammino della vita, lo fa uscire dalla schiavitù dell'egoismo e lo introduce nella «terra» della vera libertà e della vita. Per questo nella Bibbia la Legge non è vista come un peso, una limitazione opprimente, ma come il dono più prezioso del Signore, la testimonianza del suo amore paterno, della sua volontà di stare vicino al suo popolo, di essere il suo Alleato e scrivere con esso una storia d'amore. Così prega il pio israelita: «Nei tuoi decreti è la mia delizia, / non dimenticherò la tua parola. (...) Guidami sul sentiero dei tuoi comandi, / perché in essi è la mia felicità» (Sal 119,16.35). Nell'Antico Testamento, colui che a nome di Dio trasmette la Legge al popolo è Mosè. Egli, dopo il lungo cammino nel deserto, sulla soglia della terra promessa, così proclama: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi» (Dt 4,1)".

"Ed ecco - ha continuato -  il problema: quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre 'divinità' che in realtà sono vane, sono idoli. Certo, la Legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola di vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura, mentre la vita segue altre strade, altre regole, interessi spesso egoistici individuali e di gruppo. E così la religione smarrisce il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per fare la sua volontà, e si riduce a pratica di usanze secondarie, che soddisfano piuttosto il bisogno umano di sentirsi a posto con Dio. È questo un grave rischio di ogni religione, che Gesù ha riscontrato nel suo tempo, ma che si può verificare, purtroppo, anche nella cristianità".

"La Vergine Maria - ha concluso il papa -  alla quale ora ci rivolgiamo in preghiera, ci aiuti ad ascoltare con cuore aperto e sincero la Parola di Dio, perché orienti i nostri pensieri, le nostre scelte e le nostre azioni, ogni giorno".

Dopo la preghiera dell'Angelus, salutando i pellegrini di lingua francese, egli ha salutato in particolare "i libanesi presenti questa mattina; li assicuro della mia preghiera e dico loro la mia gioia di visitare presto il loro bel Paese. Vi benedico di cuore". In tal modo egli conferma questa visita che diversi analisti hanno definito "difficile" e "improbabile", date le tensioni presenti in Medio oriente. Invece, la Chiesa libanese ha sempre confermato il viaggio del pontefice in cui Benedetto XVI dovrebbe consegnare l'Esortazione apostolica seguente al Sinodo delle Chiese del Medio oriente, celebrato nell'ottobre 2010 (v.: 16/04/2012
Il papa in Libano per la missione dei cristiani e la Primavera araba).

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