Papa: Concistoro 'conversazione per la missione della Chiesa intera'
I 170 cardinali riuniti hanno indicato sinodalità ed evangelizzazione come temi principali. Nessun documento scritto al termine; "prefigurazione" del cammino futuro, basato su ascolto e condivisione. Leone XIV: "Offrire un modello di collegialità". Rilievo alle relazioni dalle Chiese locali, più difficili da consultare. "Non team di esperti, ma comunità di fede".
Città del Vaticano (AsiaNews) - “Sento la necessità di contare su di voi”. L’8 maggio 2025 i cardinali, nel segreto della Cappella Sistina, indicavano il card. Robert Francis Prevost 267esimo pontefice. “Lavorare insieme al servizio della Chiesa”, ha detto loro Leone XIV. E ancora: “Sono qui per ascoltare”. È lo spirito che accompagna il primo Concistoro straordinario convocato dal Vescovo di Roma, tenutosi in Vaticano nella giornata di ieri, 7, e oggi, 8 gennaio 2026. Sinodo, responsabilità condivisa e ascolto accompagnano l’incontro col papa di 170 porporati da tutto il mondo - maggioranza del totale, radunata a Roma dopo l’Epifania.
Un lavoro che non mira alla formulazione di “un testo”, al termine di un così breve tempo. Ma che è “prefigurazione” di un cammino futuro. Più simile a una “conversazione che mi aiuti nel mio servizio per la missione della Chiesa tutta”, ha detto ieri il papa. “Ascoltare la mente, il cuore e lo spirito di ciascuno; ascoltarsi l’un l’altro; esprimere solo il punto principale e in modo molto breve, così che tutti possano parlare”: sono queste le indicazioni iniziali.
Ieri pomeriggio i cardinali hanno votato "Sinodo e sinodalità” e “Evangelizzazione e missionarietà nella Chiesa nella lettura di Evangelii gaudium” come temi centrali della riunione. Esclusi i temi della liturgia e della riforma della Curia romana. Ma uno “non esclude un altro”, ha detto la Sala Stampa vaticana. Il papa ha dato il benvenuto al gruppo leggendo il primo paragrafo della costituzione Lumen Gentium, commentando: “Lo Spirito Santo, a distanza di secoli, ha ispirato la medesima visione nel profeta (Isaia, ndr) e nei Padri conciliari: la visione della luce del Signore che […] permette a tutti i popoli di camminare in mezzo alle tenebre del mondo”.
E, dopo aver sottolineato la “prospettiva conciliare” presente nei pontificati di Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, ha aggiunto: “L’unità attrae, la divisione disperde. Mi pare che lo riscontri anche la fisica, sia nel micro che nel macrocosmo”. “Dunque, per essere Chiesa veramente missionaria, cioè capace di testimoniare la forza attrattiva della carità di Cristo, dobbiamo anzitutto mettere in pratica il suo comandamento, l’unico che Egli ci ha dato, dopo aver lavato i piedi dei discepoli: ‘Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri’”.
Il papa insieme al Collegio Cardinalizio è chiamato a un “cammino collegiale”, ha evidenziato Prevost. “Siamo un gruppo molto variegato, arricchito da molteplici provenienze, culture, tradizioni ecclesiali e sociali, percorsi formativi e accademici, esperienze pastorali e, naturalmente, caratteri e tratti personali”, ha detto. “Siamo chiamati prima di tutto a conoscerci e a dialogare per poter lavorare insieme al servizio della Chiesa. Spero che potremo crescere nella comunione per offrire un modello di collegialità”.
I lavori di ieri pomeriggio hanno seguito il metodo sinodale. I porporati si sono divisi in 20 gruppi in base alla lingua, con interventi di 3 minuti ciascuno. Ai cardinali è stata chiesta riservatezza sulle discussioni interne. La prima giornata di Concistoro è iniziata nell’Aula del Sinodo, con l’introduzione, per poi proseguire in Aula Paolo VI coi lavori divisi in gruppi. Leone XIV ha presenziato per ascoltare le relazioni finali, dando particolare rilievo ai nove gruppi comprendenti i cardinali delle Chiese locali, “poiché per me è più facile chiedere consiglio a coloro che lavorano nella Curia e vivono a Roma”, ha spiegato.
Stamane la discussione è proseguita, preceduta dalla Messa all’Altare della Cattedra di San Pietro. Nell’omelia Prevost ha definito l’assemblea “momento di grazia in cui si esprime il nostro essere uniti al servizio della Chiesa”. Ricordando il legame tra la parola Concistoro e il verbo “consistere”, ovvero “fermarsi”. “Tutti noi ci siamo ‘fermati’ per essere qui: abbiamo sospeso per un certo tempo le nostre attività e rinunciato a impegni anche importanti, per ritrovarci insieme a discernere ciò che il Signore ci chiede per il bene del suo Popolo”, ha detto. Un gesto “significativo” nella “società frenetica” in cui viviamo. “Non siamo infatti qui a promuovere ‘agende’ - personali o di gruppo -, ma ad affidare i nostri progetti e le nostre ispirazioni al vaglio di un discernimento".
Leone XIV ha continuato: “Il nostro Collegio, pur ricco di tante competenze e doti notevoli, non è infatti chiamato ad essere, in primo luogo, un team di esperti, ma una comunità di fede, in cui i doni che ciascuno porta, offerti al Signore e da Lui restituiti, producano, secondo la sua Provvidenza, il massimo frutto”. L’essersi fermati è un “atto d’amore”. Da vivere "nella consapevolezza che è per grazia che siamo qui, e che non c’è nulla, di ciò che portiamo, che non abbiamo ricevuto”, ha aggiunto. “Non sempre, infatti, riusciremo a trovare soluzioni immediate ai problemi che dobbiamo affrontare. Sempre, però, in ogni luogo e circostanza, potremo aiutarci reciprocamente”.
10/05/2025 08:44





