28/11/2021, 13.08
VATICANO
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Papa: accorato appello per quanti continuano a morire, nella Manica come in Bielorussia e in Africa

“La comprensione e il dialogo prevalgano finalmente su ogni tipo di strumentalizzazione e orientino le volontà e gli sforzi verso soluzioni che rispettino l’umanità di queste persone”. “Non essere “cristiani addormentati”, a “non permettere che il cuore si impigrisca e che la vita spirituale si ammorbidisca nella mediocrità”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Appello accorato” di papa Francesco per “soluzioni che rispettino l’umanità” dei migranti. “Rinnovo - ha detto dopo l’Angelus di oggi - l’appello accorato a coloro che possono contribuire alla risoluzione di questi problemi, in particolare alle Autorità civili e militari, affinché la comprensione e il dialogo prevalgano finalmente su ogni tipo di strumentalizzazione e orientino le volontà e gli sforzi verso soluzioni che rispettino l’umanità di queste persone”.

Quanti migranti, “sono esposti, anche in questi giorni, a pericoli gravissimi, e quanti perdono la vita alle nostre frontiere! Sento dolore per le notizie sulla situazione in cui si trovano tanti di loro: di quelli che sono morti nel Canale della Manica; di quelli ai confini della Bielorussia, molti dei quali sono bambini; di quelli che annegano nel Mediterraneo. Tanto dolore pensando a loro. Di quelli che sono rimpatriati, a Nord dell’Africa, sono catturati dai trafficanti, che li trasformano in schiavi: vendono le donne, torturano gli uomini… Di quelli che, anche in questa settimana, hanno tentato di attraversare il Mediterraneo cercando una terra di benessere e trovandovi, invece, una tomba; e tanti altri”.

In precedenza, prima della recita della preghiera mariana, il Papa aveva ammonito a non essere “cristiani addormentati”, a “non permettere che il cuore si impigrisca e che la vita spirituale si ammorbidisca nella mediocrità”. Francesco ha preso spunto dal Vangelo di oggi, nel quale Gesù avverte a farsi trovare pronti al suo ritorno. Alle quasi 20mila persone presenti in piazza san Pietro per la recita della preghiera mariana, Francesco ha detto che “Gesù annuncia eventi desolanti e tribolazioni, ma proprio a questo punto ci invita a non avere paura. Perché? Perché andrà tutto bene? No, ma perché Egli verrà. Lo ha promesso. Dice così: «Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina» (Lc 21,28)”.

Gesù, ha detto ancora, invita a vegliare e pregare. “Dalle parole di Cristo vediamo che la vigilanza è legata all’attenzione: state attenti, non distraetevi, cioè restate svegli! Vigilare significa questo: non permettere che il cuore si impigrisca e che la vita spirituale si ammorbidisca nella mediocrità. Fare attenzione perché si può essere ‘cristiani addormentati’, senza slancio spirituale, senza ardore nel pregare, pregano come pappagalli, senza entusiasmo per la missione, senza passione per il Vangelo, incapaci di guardare all’orizzonte. E questo porta a ‘sonnecchiare’: a tirare avanti le cose per inerzia, a cadere nell’apatia, indifferenti a tutto tranne che a quello che ci fa comodo”. Ma questa “è una vita triste”. “Abbiamo bisogno di vigilare per non trascinare le giornate nell’abitudine, per non farci appesantire – dice Gesù – dagli affanni della vita (cfr v. 34). Oggi, dunque, è una buona occasione per chiederci: che cosa appesantisce il mio spirito? Che cosa mi fa accomodare sulla poltrona della pigrizia? E’ triste vedere cristiani in poltrona”.

Di qui l’invito a chiedersi “quali sono le mediocrità che mi paralizzano, i vizi che mi schiacciano a terra e mi impediscono di alzare il capo? E riguardo ai pesi che gravano sulle spalle dei fratelli, sono attento o indifferente?”. Domande che fanno bene, “perché aiutano a custodire il cuore dall’accidia, che è un grande nemico della vita spirituale. L’accidia è quella pigrizia che fa precipitare nella tristezza, che toglie il gusto di vivere e la voglia di fare. È uno spirito cattivo che inchioda l’anima nel torpore, rubandole la gioia”.

Il rimedio contro questo “scivolare” verso la tristezza è la preghiera. “È la preghiera che tiene accesa la lampada del cuore. Specialmente quando sentiamo che l’entusiasmo si raffredda, la preghiera lo riaccende, perché ci riporta a Dio, al centro delle cose. Risveglia l’anima dal sonno e la focalizza su quello che conta, sul fine dell’esistenza. Anche nelle giornate più piene, non tralasciamo la preghiera. Può esserci di aiuto la preghiera del cuore, ripetere spesso brevi invocazioni. In Avvento, abituarci a dire, ad esempio: ‘Vieni, Signore Gesù’. Soltanto quello. Ripetiamo questa preghiera lungo tutta la giornata: l’animo resterà vigile!”,

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