04/09/2021, 12.36
VATICANO
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Papa: gli accordi multilaterali tornino a difendere i deboli

Ricevendo in udienza la Fondation Leaders pour la Paix Francesco ha osservato che spesso è "dal basso" che provengono sollecitazioni e proposte per affrontare davvero la grave crisi che stiamo vivendo. L'invito ai politici: "Non fermatevi alle discussioni teoriche, toccate la carne di chi subisce i danni".

Città del Vaticano (AsiaNews) - In questo momento storico "particolarmente critico" è quanto mai urgente "favorire il dialogo e la collaborazione multilaterale" che meglio garantisce "la cura di un bene comune realmente universale e la tutela degli Stati più deboli". Lo ha detto questa mattina papa Francesco ricevendo in udienza in Vaticano i membri della Fondation Leaders pour la Paix, creata dall'ex primo ministro francese Jean-Pierre Raffarin e che riunisce uomini che hanno ricoperto in passato incarichi di governo in tutto il mondo con l'obiettivo di adoperarsi per l'educazione alla pace. 

Riprendendo con loro alcuni contenuti della sua enciclica Fratelli tutti, il pontefice ha invitato a guardare alla grave situazione che il mondo intero sta vivendo: “La pandemia, purtroppo, non è stata ancora superata e le sue conseguenze economiche e sociali, specialmente per la vita dei più poveri, sono pesanti. Essa non solo ha impoverito la famiglia umana di tante vite, ognuna preziosa e irripetibile; ha anche seminato molta desolazione e aumentato le tensioni”.

Proprio la concomitanza di tante "crisi convergenti, politiche e ambientali - fame, clima, armamento nucleare, per citarne alcune”, rende l'impegno per la pace ancora più urgente. Gravi fenomeni come la crisi ambientale richiederebbero "una più decisa assunzione di responsabilità, prima di tutto da parte dei dirigenti più alti".

Invece - ha osservato il papa - “non di rado è 'dal basso' che provengono sollecitazioni e proposte. Questo è molto buono - ha aggiunto -, benché a volte tali iniziative vengano strumentalizzate per altri interessi da gruppi ideologizzati. Anche in questa dinamica socio-politica voi potete giocare un ruolo costruttivo, favorendo una buona conoscenza dei problemi e delle loro cause profonde. Ciò fa parte di quella educazione alla pace che giustamente vi sta molto a cuore”.

Francesco ha ricordato ancora come la pandemia abbia “messo in crisi anche l’agire politico”, ma “può diventare un’opportunità, per promuovere una 'migliore politica', senza la quale non è possibile lo sviluppo di una comunità mondiale, capace di realizzare la fraternità”.

La politica - ha aggiunto ancora il pontefice - deve essere “architettura e artigianato della pace”. Si tratta di “lavorare contemporaneamente a due livelli: culturale e istituzionale. Al primo livello è importante promuovere una cultura dei volti, che ponga al centro la dignità della persona, il rispetto per la sua storia, specialmente se ferita ed emarginata. E anche una cultura dell’incontro, in cui ascoltiamo e accogliamo i nostri fratelli e sorelle, con fiducia nelle riserve di bene che ci sono nel cuore della gente”. Ma c'è anche il livello più proprio delle istituzioni: “è urgente favorire il dialogo e la collaborazione multilaterale, perché gli accordi multilaterali garantiscono meglio di quelli bilaterali la cura di un bene comune realmente universale e la tutela degli Stati più deboli”.

In ogni caso – ha concluso il papa rivolgendosi ai politici - “non fermiamoci su discussioni teoriche: prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni”.

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