30/07/2022, 12.34
VATICANO-CANADA
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Papa: il colonialismo esiste ancora, i Rohingya senza cittadinanza ne sono un esempio

Nella conferenza stampa sul volo di ritorno dal Canada Francesco ha invitato a guardare alle situazioni in cui ancora oggi le culture di alcuni popoli vengono considerate inferiori. Confermata l'intenzione di recarsi in Kazakistan a settembre. Nell'ultima tappa - ad appena 300 chilometri dal Circolo polare artico - i consigli ai giovani Inuit: "Camminate verso l'alto, venite alla luce distinguendo ciò che è vero da ciò che è falso e fate squadra". 

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Il colonialismo esiste ancora oggi. Forse nell’inconscio ancora c’è qualcosa… Sempre abbiamo come un atteggiamento colonialista di ridurre la cultura dei popoli indigeni alla nostra”. Lo ha detto papa Francesco oggi - durante il viaggio di ritorno che lo ha riportato a Roma dal suo viaggio apostolico in Canada - rispondendo a una domanda di un giornalista canadese di origini indigene sulla “Dottrina della scoperta”, che con uno striscione innalzato durante una celebrazione a Quebec City alcuni rappresentanti dei nativi gli avevano chiesto espressamente di condannare. Dobbiamo “andare indietro e sanare quello che è stato fatto male - ha aggiunto il pontefice tornando sulla richiesta di perdono per l’assimilazione forzata che ha scandito tutto il suo viaggio in Canada -. Ma nella consapevolezza che oggi esiste lo stesso colonialismo. Pensa per esempio al caso dei Rohingya in Myanmar, sono considerati di un livello inferiore, non hanno diritto di cittadinanza. Anche oggi”. E poi "alcuni vescovi mi hanno detto: il nostro Paese quando chiede un credito a qualche organizzazione internazionale gli mettono delle condizioni anche legislative colonialiste, che gli fanno cambiare un po’ il modo di vivere". 

Nella stessa conferenza stampa, interpellato più volte dai giornalisti sull’ipotesi di dimissioni, Francesco ha risposto che “la porta è aperta, è una opzione normale, ma fino ad oggi non ho bussato a questa porta, non ho sentito di pensare a questa possibilità. Ma questo non vuol dire che dopodomani non cominci a pensare, no? Ma in questo momento sinceramente no. Sarà il Signore a dirlo”.

Quanto alla sua salute il papa ha nuovamente escluso l’ipotesi di un intervento chirurgico. “I tecnici dicono di sì - ha commentato - ma c'è tutto il problema dell'anestesia, io ho subito dieci mesi fa più di sei ore di anestesia e ancora ci sono le tracce”. Sull’ipotesi di nuovi viaggi ha aggiunto che “in Kazakistan (a settembre ndr) per il momento mi piacerebbe andare, è un viaggio tranquillo, senza tanto movimento, è un congresso di religioni. Per il momento tutto rimane. Devo anche andare in Sud Sudan prima che in Congo, perché è un viaggio con l'arcivescovo di Canterbury e con il vescovo della Chiesa di Scozia … E poi il Congo, ma sarà l'anno prossimo, perché c'è la stagione delle piogge, vediamo... Io ho tutta la buona volontà, ma vediamo la gamba cosa dice”.  

Poche ore prima l’incontro con i giovani delle tribù Inuit a Iqaluit, ad appena 300 chilometri dal Circolo polare artico, aveva dominato l’ultima giornata di Francesco in Canada. Dopo aver incontrato in forma privata presso la scuola elementare alcuni ex alunni delle scuole residenziali e rinnovato la richiesta di perdono per le violenze subite, il pontefice nel suo ultimo discorso aveva dialogato con i giovani Inuit.

“Vorrei rivolgermi a te, futuro di questa terra e presente della sua storia – ha detto -. Come un fratello anziano vorrei dirti che non basta vivere di rendita, occorre riconquistare quanto si è ricevuto in dono”. Il papa ha rivolto loro in particolare tre consigli. “Il primo - ha elencato - cammina verso l’alto. Amico, non sei fatto per vivacchiare, per passare le giornate bilanciando doveri e piaceri, sei fatto per librarti verso l’alto, verso i desideri più veri e belli che porti nel cuore, verso Dio da amare e il prossimo da servire. Non pensare che i grandi sogni della vita siano cieli irraggiungibili”. Certo, nella vita si incontra sempre chi prova ad azzerare i sogni: “come posso decollare all’interno di un mondo che sembra scendere sempre più in basso tra scandali, guerre, imbrogli, mancanza di giustizia, distruzione dell’ambiente, indifferenza nei riguardi dei più deboli, delusioni da parte di chi dovrebbe dare l’esempio? Vorrei dire a te, giovane, a te, fratello, sorella giovane: tu sei la risposta. Perché il futuro è nelle tue mani. Sono nelle tue mani la comunità che ti ha generato, l’ambiente in cui vivi, la speranza dei tuoi coetanei, di chi, anche senza chiedertelo, attende da te il bene originale e irripetibile che puoi immettere nella storia”.

E poi il secondo consiglio: “vieni alla luce. C’è uno scontro quotidiano tra luce e tenebre, che non avviene là fuori da qualche parte, ma dentro ciascuno di noi. La via della luce domanda scelte di cuore coraggiose contro il buio delle falsità”. Ma da dove si comincia a distinguerle? ”Puoi iniziare chiedendoti: che cosa mi appare luccicante e seducente, ma poi mi lascia dentro un grande vuoto? Questo è tenebra! Che cosa, invece, mi fa bene e mi lascia pace nel cuore, anche se prima mi chiede di uscire da certe comodità e dominare certi istinti? Questo è luce”. Distinguere dentro di noi la luce dalle tenebre è il volto autentico della libertà “il dono più grande che il Padre nostro ci ha dato insieme alla vita”. Libertà “che non è fare tutto quello che mi pare e mi piace; non è quello che posso fare nonostante gli altri, ma per gli altri; non è totale arbitrio, ma responsabilità”.

Infine l’ultimo consiglio: fai squadra. “I giovani - ha commentato Francesco - fanno grandi cose insieme, non da soli”. E citando i grandi campioni locali dell’hockey su ghiaccio ha osservato che anche in questa disciplina “a fare la differenza è sempre lo spirito di squadra”: “muoversi insieme, avere la pazienza di intessere fitte reti di passaggi”, ma anche “lasciare spazio agli altri, uscire velocemente quand’è il proprio turno e fare il tifo per i compagni”. “Ascoltando gli anziani e attingendo alla ricchezza delle vostre tradizioni e della vostra libertà – ha concluso Francesco – vi auguro di abbracciare il Vangelo custodito e tramandato dai vostri antenati e di incontrare il volto Inuk di Gesù Cristo”.

 

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