03/05/2023, 12.54
VATICANO
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Papa: il consumismo è la persecuzione di oggi

All'udienza generale Francesco ha ripercorso il suo viaggio in Ungheria. Nel mese di maggio l'invito a fare proprio l'invito rivolto dalla Madonna ai pastorelli di Fatima a pregare il rosario ogni giorno per la fine della guerra. In piazza San Pietro anche i partecipanti al primo incontro tra cristiani e indù che vivono in Europa promosso dal dicastero per il Dialogo interreligioso. 

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il consumismo è la persecuzione più pericolosa per i cristiani nel tempo di oggi. Lo ha detto oggi papa Francesco ripercorrendo come di consueto il viaggio apostolico appena compiuto in Ungheria con i pellegrini presenti in piazza San Pietro per l’udienza generale del mercoledì.

“Ho visto tanta gente semplice e laboriosa custodire con fierezza il legame con le proprie radici – ha detto Francesco -. E tra queste radici ci sono anzitutto i santi, che oggi esortano a superare il rischio del disfattismo e la paura del domani, ricordando che Cristo è il nostro futuro. Il papa ha ricordato come queste radici siano state messe alla prova durante la persecuzione comunista “con vescovi, preti, religiosi e laici uccisi o privati della libertà. E mentre si tentava di tagliare l’albero della fede, le radici sono rimaste intatte: è restata una Chiesa nascosta, ma viva, forte, con la forza del Vangelo”. Prima ancora c’era stata quella nazista, con “la tragica deportazione di tanta popolazione ebraica”. E a questo proposito Francesco ha ricordato la testimonianza della poetessa ungherese Edith Bruck, che vive a Roma e proprio oggi compie 92 anni.

“Come emerso negli incontri con i giovani e con il mondo della cultura, anche oggi la libertà è minacciata – ha aggiunto il pontefice -. Come? Soprattutto con i guanti bianchi, da un consumismo che anestetizza, per cui ci si accontenta di un po’ di benessere materiale e, dimentichi del passato, si ‘galleggia’ in un presente fatto a misura d’individuo. Questa è la persecuzione pericolosa della mondanità, portata avanti dal consumismo”. “Quando l’unica cosa che conta è pensare a sé e fare quel che pare e piace, le radici soffocano – ha detto ancora il papa -. È un problema che riguarda l’Europa intera, dove il dedicarsi agli altri, il sentirsi comunità, sentire la bellezza di sognare insieme e di creare famiglie numerose sono in crisi”.

Accanto all’impegno a custodire le radici il viaggio in Ungheria ha mostrato poi l’importanza di costruire ponti tra popoli diversi. ”L’Europa, quale 'pontiere di pace', è chiamata a includere le differenze - ha detto Francesco - e ad accogliere chi bussa alle sue porte. Bello, in questo senso, il ponte umanitario creato per tanti rifugiati dalla vicina Ucraina, che ho potuto incontrare, ammirando anche la grande rete di carità della Chiesa ungherese”. Il papa ha citato poi i ponti che la Chiesa “è chiamata a tendere verso l’uomo d’oggi, perché l’annuncio di Cristo non può consistere solo nella ripetizione del passato, ma ha sempre bisogno di essere aggiornato, così da aiutare le donne e gli uomini del nostro tempo a riscoprire Gesù”. Come pure i ponti tra credenti di riti e confessioni diverse “che in Ungheria lavorano bene insieme”.

Nei saluti ai pellegrini Francesco ha quindi ricordato l’inizio del mese di maggio, dedicato dalla tradizione della Chiesa alla devozione mariana: “Ricordo la richiesta della Madonna di Fatima ai tre pastorelli: ‘Pregate il rosario ogni giorno per la pace nel mondo e la fine della guerra’. Anch’io ve lo chiedo: pregate il rosario per la pace”. “Vi invito a conoscere più profondamente Maria – ha aggiunto ancora - a entrare in intimità con lei per accoglierla come madre spirituale e modello di fedeltà a Cristo. A lei madre di consolazione e regina della pace affido la martoriata popolazione ucraina”.

Da segnalare infine due presenze significative all’udienza di oggi: innanzi tutto quella del metropolita Antonio di Volokolamsk, “ministro degli Esteri” del patriarca di Mosca Kirill, che ieri in Vaticano ha incontrato il prefetto del dicastero per le Chiese orientali, l'arcivescovo Claudio Gugerotti. E poi i 55 partecipanti al primo incontro sul tema "Induisti e cristiani in Europa: costruire insieme un nuovo umanesimo basato sulla fraternità", organizzato a Roma dal dicastero per il Dialogo interreligioso in collaborazione con il Forum induista d'Europa, l'Unione induista italiana e il Consiglio mondiale delle Chiese. I partecipanti hanno riflettuto su come rafforzare la cooperazione tra cristiani e indù in Europa su questioni che possono favorire la prosperità umana attraverso il dialogo interreligioso, la solidarietà e l'ospitalità.

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