13/04/2006, 00.00
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Papa: il sacerdote sia uomo di preghiera per portare Dio nel mondo

Nella messa crismale Benedetto XVI ricorda don Andrea Santoro: "Sono qui per abitare in mezzo a questa gente e permettere a Gesù di farlo prestandogli la mia carne".

Città del Vaticano (AsiaNews) - Il sacerdote deve essere anzitutto "uomo di preghiera", perché da questa nasce quella "amicizia" con Cristo che permette ad un uomo di agire in nome di Dio e "porta frutti" all'agire sacerdotale, "prestandogli la mia carne", come disse don Andrea Santoro. E' stata dedicata al sacerdozio la prima omelia di Benedetto XVI per il Triduo pasquale, nella Messa del crisma, tradizionale occasione nella quale si rinnovano le promesse sacerdotali e che il Papa ogni anno concelebra con tutti i cardinali, i vescovi ed i sacerdoti presenti nella basilica di San Pietro.

Benedetto XVI ha posto al centro della sua riflessione il concetto che "essere sacerdote significa diventare amico di Gesù Cristo, e questo sempre di più con tutta la nostra esistenza". Perché "il mondo ha bisogno di Dio – non di un qualsiasi dio, ma del Dio di Gesù Cristo, del Dio che si è fatto carne e sangue, che ci ha amati fino a morire per noi, che è risorto e ha creato in se stesso uno spazio per l'uomo. Questo Dio deve vivere in noi e noi in Lui. È questa la nostra chiamata sacerdotale: solo così il nostro agire da sacerdoti può portare frutti".

La messa del crisma prende nome dagli oli sacri per i catecumeni, i malati e per il battesimo, la cresima e l'ordinazione sacerdotale –  che si chiama crisma e dà nome al rito. Gli olii, raccolti in grandi vasi d'argento, sono portati al Papa, che li benedice. A portarli, oggi, in una basilica piena di fedeli e di un migliaio di sacerdoti, i catecumeni di alcune parrocchie romane, quattro candidati al sacerdozio e quattro alla cresima e sei malati.

Benedetto XVI ha evidenziato che "il mistero del sacerdozio della Chiesa sta nel fatto che noi, miseri esseri umani, in virtù del Sacramento possiamo parlare con il suo Io: in persona Christi. Egli vuole esercitare il suo sacerdozio per nostro tramite". E "perché il quotidiano non sciupi ciò che è grande e misterioso, abbiamo bisogno di un simile ricordo specifico, abbiamo bisogno del ritorno a quell'ora in cui Egli ha posto le sue mani su di noi e ci ha fatti partecipi di questo mistero". Proprio "il gesto antichissimo dell'imposizione delle mani, col quale Egli ha preso possesso di me dicendomi: 'Tu mi appartieni'" è stato sottolineato dal Papa, che ne ha messo in evidenza anche il fatto che "con ciò ha anche detto: 'Tu stai sotto la protezione delle mie mani. Tu stai sotto la protezione del mio cuore. Tu sei custodito nel cavo delle mie mani e proprio così ti trovi nella vastità del mio amore. Rimani nello spazio delle mie mani e dammi le tue'".

Le mani del sacerdote, ha ricordato Benedetto XVI, al momento dell'ordinazione, vengono unte con il crisma. "Se le mani dell'uomo rappresentano simbolicamente le sue facoltà e, generalmente, la tecnica come potere di disporre del mondo, allora le mani unte devono essere un segno della sua capacità di donare, della creatività nel plasmare il mondo con l'amore – e per questo, senz'altro, abbiamo bisogno dello Spirito Santo".

Ma il gesto di Gesù di porre le mani sui Dodici ha un ulteriore significato, che il Vangelo ci ricorda nelle parole: "Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il padrone; ma vi ho

chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi (Gv 15, 15). Non vi chiamo più servi, ma amici: in queste parole – ha sottolineato il Papa - si potrebbe addirittura vedere l'istituzione del sacerdozio. Il Signore ci rende suoi amici: ci affida tutto; ci affida se stesso, così che possiamo parlare con il suo Io – in persona Christi capitis. Che fiducia! Egli si è davvero consegnato nelle nostre mani". E' proprio l'amicizia con Gesù, nelle parole del Papa, che comporta la necessità della preghiera. "Solo così possiamo svolgere il nostro servizio sacerdotale, solo così possiamo portare Cristo e il suo Vangelo agli uomini. Il semplice attivismo può essere persino eroico. Ma l'agire esterno, in fin dei conti, resta senza frutto e perde efficacia, se non nasce dalla profonda intima comunione con Cristo. Il tempo che impegniamo per questo è davvero tempo di attività pastorale, di un'attività autenticamente pastorale. Il sacerdote deve essere soprattutto un uomo di preghiera. Il mondo nel suo attivismo frenetico perde spesso l'orientamento. Il suo agire e le sue capacità diventano distruttive, se vengono meno le forze della preghiera, dalle quali scaturiscono le acque della vita capaci di fecondare la terra arida". Da questa considerazione è venuta la citazione di don Santoro: "Sono qui per abitare in mezzo a questa gente e permettere a Gesù di farlo prestandogli la mia carne… Si diventa capaci di salvezza solo offrendo la propria carne. Il male del mondo va portato e il dolore va condiviso, assorbendolo nella propria carne fino in fondo come ha fatto Gesù". (FP)

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