27/03/2016, 10.08
VATICANO
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Papa: la speranza “illumini” i nostri problemi e vinca “oscurità e paure”

Durante la veglia pasquale Francesco dice che “, i cristiani sono chiamati a “suscitare la speranza nei cuori appesantiti dalla tristezza, in chi fatica a trovare la luce della vita”. Tra i 12 battezzati l’ambasciatore della Corea del Sud in Italia, Yong-Joon Lee, con la consorte, Hee Kim. A fare da padrini, i rispettivi omologhi presso la Santa Sede.

 

Città del Vaticano (AsiaNews) – La speranza “dono di Dio che non delude” e la certezza della Risurrezione debbono “illuminare” i problemi che “vediamo e vedremo continuamente” vicino a noi e dentro di noi. “Le oscurità e le paure non devono attirare lo sguardo dell’anima e prendere possesso del cuore, ma ascoltiamo la parola dell’Angelo: il Signore «non è qui, è risorto!»”. La speranza è stata al centro delle parole del Papa nella veglia pasquale nel corso della quale Francesco ha battezzato 8 donne e 4 uomini, provenienti da Italia, Albania, Camerun, Corea, India e Cina. Tra loro, l’ambasciatore della Corea del Sud in Italia, Yong-Joon Lee, con la consorte, Hee Kim. A fare da padrini, i rispettivi omologhi presso la Santa Sede.

La speranza, ha detto, è quella che spinse Pietro, dopo il racconto delle donne, ad andare alla tomba di Gesù. “Non rimase seduto a pensare, non restò chiuso in casa come gli altri. Non si lasciò intrappolare dall’atmosfera cupa di quei giorni, né travolgere dai suoi dubbi; non si fece assorbire dai rimorsi, dalla paura e dalle chiacchiere continue che non portano a nulla. Cercò Gesù, non se stesso. Preferì la via dell’incontro e della fiducia”.

“Anche le donne, che erano uscite al mattino presto per compiere un’opera di misericordia, per portare gli aromi alla tomba, avevano vissuto la stessa esperienza. Erano «impaurite e con il volto chinato a terra», ma furono scosse all’udire le parole degli angeli: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo?» . Anche noi, come Pietro e le donne, non possiamo trovare la vita restando tristi e senza speranza e rimanendo imprigionati in noi stessi. Ma apriamo al Signore i nostri sepolcri sigillati, perché Gesù entri e dia vita; portiamo a Lui le pietre dei rancori e i macigni del passato, i pesanti massi delle debolezze e delle cadute. Egli desidera venire e prenderci per mano, per trarci fuori dall’angoscia. Ma questa è la prima pietra da far rotolare via questa notte: la mancanza di speranza che ci chiude in noi stessi. Che il Signore ci liberi da questa terribile trappola, dall’essere cristiani senza speranza, che vivono come se il Signore non fosse risorto e il centro della vita fossero i nostri problemi”.

Le parole dell’angelo che annuncia la Risurrezione  sono” il fondamento della speranza, che non è semplice ottimismo, e nemmeno un atteggiamento psicologico o un buon invito a farsi coraggio. La speranza cristiana è un dono che Dio ci fa, se usciamo da noi stessi e ci apriamo a Lui”.

“Il Consolatore non fa apparire tutto bello, non elimina il male con la bacchetta magica, ma infonde la vera forza della vita, che non è l’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati e perdonati sempre da Cristo, che per noi ha vinto il peccato, la morte e la paura. Oggi è la festa della nostra speranza, la celebrazione di questa certezza: niente e nessuno potranno mai separarci dal suo amore (cfr Rm 8,39)”.

Forti di questa certezza, i cristiani sono chiamati a “suscitare la speranza nei cuori appesantiti dalla tristezza, in chi fatica a trovare la luce della vita”, “dimentichi di se stessi” ed annunciando il Risorto “con la vita e mediante l’amore”, “altrimenti saremmo una struttura internazionale con un grande numero di adepti e delle buone regole, ma incapace di donare la speranza di cui il mondo è assetato”.

Ma tale speranza va anche nutrita facendo memoria delle opere di Dio, della sua “storia di amore” e di fedeltà verso l’umanità. “Facciamo memoria del Signore, della sua bontà e delle sue parole di vita che ci hanno toccato; ricordiamole e facciamole nostre, per essere sentinelle del mattino che sanno scorgere i segni del Risorto”. “Cristo è risorto! Apriamoci alla speranza e mettiamoci in cammino – ha concluso il Papa – verso la Pasqua che non avrà fine”.

 

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